Abbiamo bisogno di visionari

“Il seme sopravvive, non il fiore.”

di Andrea Luccioli
Andrea Luccioli

Con queste parole si chiude una bellissima poesia di Anne Stevenson, poetessa morta nel settembre dello scorso anno e che è ancora poco conosciuta (e poco tradotta) in Italia. Il titolo della poesia da cui ho preso in prestito questa frase è meraviglioso: “L’opinione di una vecchia poetessa dal binario di partenza (Nel mio ottantesimo compleanno)”.

Credo che queste parole dicano molto di chi era Stevenson – e magari vi incuriosiscano a scoprire qualcosa di più su di lei – e ci aiutino a capire chi veramente è un visionario. Chi, cioè, è in grado di guardare oltre e di dare un’immagine di futuro perché il futuro riesce a vederlo. O immaginarlo. Questo numero di The Mag è pieno di visionari. Alcuni sono molto giovani e incontrarli in queste settimane è stato davvero sorprendente, entusiasmante. Vi lascio la curiosità di scoprirli all’interno delle pagine che seguono e mi concentro sul perché abbiamo deciso di scommettere su chi guarda avanti.

Il motivo è semplice. Non è solo perché siamo a fine anno ed è tempo di bilanci e prospettive per il prossimo – ah, per quello c’è un Oroscopo Letterario bellissimo corredato da fuochi d’artificio giapponesi di inizio secolo scorso – ma perché in questi tempi pandemici e confusi, c’è un gran bisogno di qualcuno che scelga di vedere un futuro e di investirci la propria vita. E per investimento non parlo solo di soldi, ma del tempo e del cuore. Perché una visione può essere un posto bellissimo dove fermarsi a indugiare e fantasticare, ma tale può rimanere se non ci prendiamo la responsabilità di farne materia, carne.

C’è un gran bisogno di visionari, di gente, giovane e meno giovane, che decida di investire su un’idea di futuro, perché questo è l’unico antidoto contro il “languishing”, termine che in italiano suona come “languire” e che è l’altro male invisibile generato dalla pandemia. Non si tratta di burnout, nemmeno di depressione. Il languishing è l’assenza di gioia e di uno scopo. Il New York Times, mesi fa, disse che sarebbe stata questa la “non emozione” che ci avrebbe accompagnato per tutto il 2021. E così è stato. Una profezia infausta che puntualmente si è avverata. Il rischio maggiore, ora e nell’anno che viene, è quello di restare incagliati in questo languore.

Bene, è giunto il tempo di scrollarsi di dosso questa polvere, questa assenza, questo languire privo di visioni, di sogni e progetti. Si può fare. Ce lo dice Stevenson: facendoci seme.

la firma autografa di Andrea Luccioli

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Andrea Luccioli

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