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About a boy: Glen Matlock

Glen Matlock
1 Min. - tempo di lettura

La storia del rock è costellata di personaggi che si sono trovati al posto giusto nel momento giusto e di grandi esclusi, scesi dal treno proprio un attimo prima di arrivare alla stazione della fama e del successo.

di Michele Corgnoli

È storia nota quella di Pete Best, buttato fuori dai Beatles poco prima della loro affermazione planetaria a favore di Ringo Starr; meno famosa quella di Ian Stewart, che fu tra i fondatori dei Rolling Stones ma fu allontanato dal manager Andrew Loog Oldham che lo trovava inadeguato all’immagine della band, ossia troppo brutto. Di certo nell’immaginario collettivo di teen ed ex-teen ormai attempati, l’icona dei Sex Pistols è il bello e maledetto Sid Vicious; le sue foto campeggiano tuttora su poster e magliette, tante sono le leggende sviluppate attorno alla sua figura e alla morte.

Non c’è dubbio però che se Vicious ha un posto nella storia del costume e dei gadgets, è Glen Matlock che deve passare di buon diritto alla storia della musica come bassista dei Sex Pistols e non solo. Matlock ha incontrato una bella folla il 20 settembre scorso a palazzo delle Laudi a Sansepolcro, in occasione della prima puntata di ‘Terzo Tempo’, un ciclo di incontri con personaggi e storie da raccontare che è partito proprio dal bassista inglese. Lo storico bassista ha raccontato della sua uscita dal gruppo proprio nel momento in cui stava per raggiungere il culmine della notorietà in termini mediatici, a causa della scarsa empatia con Jonny Rotten esacerbata dalle scelte dell’eminenza grigia Malcom Mc Laren.

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Da un punto di vista strettamente musicale, rimase tuttavia l’elemento indispensabile al successo della formazione: come ha raccontato al pubblico di Terzo Tempo e come conferma la vasta letteratura di biografie e storiografie musicali, dalla sua penna sono scaturite le musiche di buona parte del repertorio dei Pistols, compresi gli ormai classici “Anarchy in The UK”, “God Save The Queen” e “Pretty Vacant”.

Glen Matlock è un rocker che sfugge alle facili catalogazioni: lasciò i Sex Pistols prima che il punk diventasse uno stereotipo e in nessun altro cliché si è mai voluto riconoscere. Con i Rich Kids, insieme a Midge Ure, ha strizzato l’occhio alla new wave. Poi ha collaborato con Iggy Pop, Johnny Thunders e tanti altri, tra i quali proprio il suo sostituto Sid Vicious di cui racconta: «La gente credeva fossimo acerrimi nemici, mentre non era affatto così. Pensammo allora di organizzare un concerto insieme per dimostrare che eravamo in buoni rapporti».

Per quanto riguarda il legame con Johnny Rotten, forse più di mille parole vale la faccia di Glen quando dopo il concerto uno dei tanti fan che vanno a farsi firmare i vinili, forse per disattenzione, gli pone davanti un disco dei P.i.l (la formazione di Rotten) e lui risponde con un ‘sorrisino’ degno della Gioconda e un diniego molto british.

Punk will never die.

 

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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