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About Burri: il Grande Nero Cretto – the Mag 15

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Alla metà degli anni ’70 Alberto Burri realizza due monumentali opere, chiamate “Grande Nero Cretto”: una sarà donata nel 1977 al Franklin Murphy Sculpture Garden dell’Università della California a Los Angeles, il secondo “Grande Cretto” è quello che nel 1978 va al Museo di Capodimonte (Napoli).

Entrambe le opere vengono progettate e realizzate, ancora una volta, a Città di Castello. È qui, nella sua terra natia, che Alberto Burri decide di farle plasmare, rivolgendosi alle Ceramiche Baldelli dov’è certo di trovare manodopera esperta e macchinari per lavorare il materiale. Proprio dentro i laboratori dell’azienda il maestro incontra Corrado Ponti, uno degli operai ‘storici’ e di maggiore esperienza.

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L’allora titolare dell’impresa, Massimo Baldelli, decide infatti di affidare proprio a Corrado Ponti i bozzetti che Burri ha portato lì per la realizzazione del “Grande Cretto”. A ricordare quegli anni, quel rapporto tra il suo babbo (che non c’è più) e l’artista, è oggi la figlia di Corrado, Nadia Ponti: «Mio padre mi raccontava che il maestro aveva lasciato in azienda un bozzetto con oltre 500 parti da realizzare in creta che dovevano essere plasmate, cotte una prima volta ed ancora in un secondo momento per fissarne il colore. E non finiva lì. Tutti i pezzi – prosegue ancora Nadia – sono stati poi montati su di uno ‘scheletro in ferro’ dove ogni parte dell’opera è stata assemblata in base al bozzetto del maestro e con la sua diretta supervisione per una prova generale prima dell’allestimento finale e della partenza, alla volta delle relative destinazioni».

Addirittura il maestro Burri ha voluto che, sia il titolare dell’azienda Massimo Baldelli che il ceramista Corrado Ponti fossero con lui nell’allestimento delle due opere «ma mio padre – aggiunge Nadia – andò solo a Capodimonte perché non se la sentì di prendere l’aereo per raggiungere Los Angeles».

Non solo. Alberto Burri volle anche che le loro firme venissero apposte dietro alle due opere. Così andò: «Tant’è vero che l’ultima volta che sono andata al Museo di Capodimonte – conclude Nadia – per vedere il “Grande Cretto Nero”, l’ho ammirato davanti, poi ho guardato dietro e ho rivisto la firma di mio padre».

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