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ALBERTO VARZI, QUI ULM IO E LA GERMANIA, QUESTIONE DI CHIMICA

2 min.

Alberto Varzi è nato a Città di Castello nel maggio del 1984 e cresciuto felicemente a Lama. Dopo la maturità scientifica al Liceo di Sansepolcro studia a Perugia e poi a Bologna. «Sono partito nel marzo del 2009, ma l’idea di trasferirmi all’estero maturava da tempo, sentivo l’esigenza di un’esperienza nuova.

Per questo ho deciso di cercare una borsa di dottorato fuori dall’Italia. L’intenzione era di migliorare l’inglese e ampliare gli orizzonti. Come molti, la meta preferita sarebbe stato un paese anglofono. Inghilterra o Irlanda. Poi sono finito in Germania e ci sono rimasto», spiega questo ragazzo laureato in Chimica e Chimica dei Materiali con una tesi specialistica che gli è valsa un premio dalla società chimica italiana (SCI). Un ragazzo ormai diventato uomo, da otto anni in Germania dove ha messo radici: si è sposato con Sabina e da gennaio 2016 è padre di un bellissimo bambino di nome Enea. «Inizialmente ho ottenuto un dottorato in Elettrochimica al centro per l’energia solare e ricerca sull’idrogeno dell’Università di Ulm. Poi mi sono trasferito più a nord con una borsa di post-dottorato all’istituto di ricerca Münster Electrochemical Energy Technology dell’Universitá di Münster. Infine – racconta ancora Alberto – dal 2014 sono tornato a Ulm».

In pratica la tua seconda casa.
«Ormai sì. È una piccola città, poco più grande di Perugia per intenderci, bagnata dal Danubio e situata nel sud della Germania a metà strada tra Monaco e Stoccarda. Non proprio una metropoli, però si sta bene. Il pregio maggiore è sicuramente la qualità della vita, inclusi i servizi e la facilitá di collegamento con il resto del mondo. Ulm è praticamente in mezzo all’Europa. In 4 ore di TGV sei a Parigi, 2 ore di treno all’aeroporto di Francoforte e con un ora di macchina si possono raggiungere le Alpi. Certo, imparare il tedesco non è stato facile e il dialetto svevo parlato in questa zona non aiuta affatto nell’integrazione».

Nonostante la lingua ti sei ambientato alla perfezione, vero?
«Alla grande. Qui sono ricercatore a tempo indeterminato al Karlsruhe Institute of Technology con sede all’ Helmholtz Institute di Ulm, appunto».

Aspetta. Ricercatore a tempo indeterminato? Sembra un’utopia per l’Italia.
«Ma è così. Nel nostro istituto ci occupiamo di sviluppare nuovi materiali per i sistemi elettrochimici di accumulo dell’energia di nuova generazione. In particolare io sono responsabile della linea di ricerca su batterie litio-zolfo. Guarda, pensando all’Italia, quando sono fuori mi mancano tante cose. Sinceramente però tutte abbastanza superflue: gli aperitivi all’aperto d’estate, la porchetta, le colazioni al bar, i profumi del mercato. Si lo ammetto, sono una buona forchetta!».

Però mi pare di capire che non torneresti…
«Non so. Purtroppo credo di no. Il lavoro è solo una delle cose che contano. Il problema dell’Italia non è soltanto trovare un lavoro, ma tutte le condizioni al contorno. Le agevolazioni che si hanno qui per la famiglia, per non parlare dello stipendio ben più alto, credo che rendano un rientro impossibile. Non lo escludo a priori comunque. La speranza che le cose in Italia cambino c’è sempre».

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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