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Alessandro Bacchetta “Così racconto il genio di Raffaello”

Alessandro Bacchetta - Raffaello
2 min.

Uno sguardo che studia, la parola sicura, una mano che danza: Alessandro Bacchetta, giovane fumettista tifernate, è tutto questo. In modo molto naturale, molto umile. Diplomato alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze e laureato in Lettere all’Università degli studi di Siena, ha già alle spalle una personale tenutasi nel Palazzo del Podestà di Città di Castello, svariate partecipazioni a concorsi di caratura nazionale, tra cui Lanciano nel Fumetto e il Lucca Project Contest, e “Una stanza tutta per tre“, il suo primo romanzo a fumetti che gira attorno all’enigmatica figura della scrittrice Virginia Woolf. Ora, però, ecco un nuovo lavoro per Klener Flug su Raffaello Sanzio, di cui è pronto a parlare.

di Virginia Spantini

Alessandro Bacchetta - Virginia Spantini

Alessandro Bacchetta – Virginia Spantini

Alessandro Bacchetta - Raffaello

Alessandro Bacchetta – Raffaello

Alessandro Bacchetta - Raffaello

Alessandro Bacchetta – Raffaello

Alessandro Bacchetta - Raffaello

Alessandro Bacchetta – Raffaello

Alessandro Bacchetta - Raffaello

Alessandro Bacchetta – Raffaello

Alessandro Bacchetta - Raffaello

Alessandro Bacchetta – Raffaello

Da poco più di un mese è andato in stampa il tuo ultimo lavoro, “Raffaello”, dedicato al pittore rinascimentale; ce ne parli?

«La graphic novel si concentra sull’artista urbinate ricostruendone la vicenda attraverso episodi della sua vita, privata e lavorativa, narrati da tre figure a lui care nel momento in cui stanno o hanno appena ricevuto la notizia della sua morte. In questo modo si ha il quadro del Raffaello che appare, gentile e ben amato, e il Raffaello più intimo, una persona passionale».

Come nasce l’idea di rendere omaggio a Raffaello?

«Sicuramente per il suo contributo alla nostra città. Finito il lavoro su Virginia Woolf, già avevo cominciato a maturare la volontà di progettare qualcosa su Raffaello; un pomeriggio di un giorno qualunque, grazie a una chiacchierata via Skype, scopro che il mio amico Alessio D’Uva aveva fondato una casa editrice, e che proprio il giorno prima aveva assegnato il capitolo della collana “Prodigi fra le nuvole” su Raffaello ad un altro. Poi per fortuna ci siamo risentiti nei giorni seguenti e ho iniziato a lavorarci io…».

E fra le pagine c’è anche l’esperienza del giovane Raffaello a Città di Castello…

«Sono riuscito a trovare un sacco di materiale di quel periodo: il nome del maestro che l’ha portato qui, il contratto, e fonti che attestano il suo rapporto con Francesco Tifernate. Ho anche cercato l’abitazione dove alloggiò, e ho scelto di mostrare quella in Via del Luna, anche per motivi affettivi, perché non troppo distante dalla casa dove è nato mio padre. Ci sono altre dimore da prendere in considerazione, è probabile che abbia cambiato più di una volta».

Hai conseguito il diploma alla Scuola Internazionale di Comics, come ricordi quegli anni?

«Una scuola fantastica, tre anni molto belli. Ho avuto come insegnanti dei docenti eccezionali, da cui ho imparato certamente la tecnica, ma che soprattutto mi hanno cambiato prospettiva: il mio obiettivo era quello di produrre illustrazioni e fumetti su commissione, e lasciare del tempo alla scrittura, con cui avrei raccontato le mie storie, magari pubblicando romanzi. Solo grazie a Paul Karasik, maestro alla Comics, che davvero personificava il fumetto, ho capito che avrei potuto unire le cose, migliorandole».

Il tempo a nostra disposizione è finito e quello che era cominciato con una stretta di mano finisce con un abbraccio:

«Ci rivediamo alla Mostra, dal 19 Dicembre alla Tela Umbra!».

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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