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ALESSANDRO BARONCIANI – Ribelliamoci alle nostre ombre

4 min.

L’illustratore Alessandro Baronciani a Umbertide per raccontare “Negativa”, la sua nuova graphic novel horror che parla di Stella, fotomodella sempre sotto i riflettori ma con le tenebre dentro.

di Andrea Luccioli

Che fine hanno fatto i negativi? Questo è uno dei pensieri che negli ultimi mesi hanno frullato nella testa di Alessandro Baronciani, fumettista e illustratore che al Cinema Metropolis di Umbertide ha presentato “Negativa” (BAO Publishing), la sua ultima graphic novel.

In un mondo pieno di fotografie e immagini, a sparire sono stati i negativi.

Una pubblicazione che, rispetto al passato di Alessandro Baronciani, vira decisamente verso toni horror con una storia che racconta luci e ombre della vita di una bellissima fotomodella di nome Stella.

Il tratto inconfondibile di Alessandro Baronciani questa volta ci regala un lavoro in bianco e nero, la scelta perfetta per raccontare di chi, nonostante sia sempre sotto i riflettori, non abbia quasi un’ombra ma nasconda delle tenebre nel suo inconscio.

Ad Umbertide c’eravamo anche noi di The Mag insieme a tante altre persone affascinate dalla mano e dalla fantasia di Baronciani.

Lo abbiamo intervistato e ci siamo fatti raccontare qualcosa su di lui e su Stella.

L’intervista

“Negativa” è progetto per molti versi complesso. Da dove sei partito per la sua realizzazione e come lo hai sviluppato?

«È stato molto divertente mettermi a lavorare di nuovo ad un progetto, diverso da quelli che avevo realizzato.

Volevo partire dal bianco e nero e mi piaceva l’idea di fare un libro per cui stampare in bianco e nero avesse un senso.

Da lì è nata l’idea del negativo, delle immagini che oggi non hanno più una destinazione.

Poi ho immaginato Stella, la protagonista.

La fotomodella più fotografata al mondo oggi in epoca digitale, senza più un negativo, un’ombra.

“Negativa” è la storia della ribellione delle nostre ombre».

Mi interessava esplorare il mondo della paura

Con il personaggio di Stella sembra che tu voglia esplorare la parte più oscura delle persone, è così? Da cosa nasce questo bisogno?

«Mi interessava esplorare il mondo della paura.

Il fatto che ancora oggi l’horror sia rimasto un genere in cui puoi sperimentare e divertirti allo stesso momento.

Un po’ come quando si va sulle montagne russe: quando ci stai sopra hai paura, poi quando scendi ed è tutto finito, ti senti felice.

In un certo senso l’horror è liberatorio, a differenza della fantascienza che non riesce ad essere consolatoria perché è ‘finita’.

Non ci saremo quando succederà e se è distopica è insopportabile perché è così vera che non sai dove scappare».

Il tuo legame con la musica è sempre forte, che colonna sonora abbineresti alla lettura di Negativa? Cosa hai ascoltato mentre realizzavi questo progetto?

«Ho ascoltato tantissima musica per realizzarlo, non basterebbe una pagina intera per elencare tutti i gruppi.

Mi è capitato di iniziare un lavoro con sottofondo il primo disco in alto a destra della mia collezione e finirlo con l’ultimo in basso.

La musica mi esclude dal mondo.

Crea quella zona preziosa dove riesci a creare le storie.

Probabilmente, visto l’argomento, durante la lavorazione di “Negativa” ho ascoltato più dark wave di quando avevo sedici anni!»

Ho sempre paura della parola sperimentare, mi fa venire in mente persone che saltano sulle tele con i piedi colorati

Hai sempre sviluppato vie di comunicazione particolari, come nel progetto “Come svanire completamente”. Da cosa nasce questa tua voglia di sperimentare?

«Ho sempre paura della parola sperimentare, mi fa venire in mente persone che saltano sulle tele con i piedi colorati.

Non è così.

Mi piace pensare a delle storie, anzi mi piace raccontarle e per poterlo fare devo arrivare fino al libro, l’oggetto libro, realizzato nel modo migliore possibile per raccontare la storia.

Deve funzionare in tutti gli aspetti.

Deve essere concreto.

Non campato in aria.

Deve essere possibile realizzarlo.

Quando ho immaginato “Negativa” o “Come Svanire Completamente” ho cercato il modo migliore per poterlo creare».

Se fossi un cineasta, chi saresti e perché?

«Non saprei.

Posso dirti che, a sedici anni, mentre i miei amici erano sul muretto d’estate a parlare con le ragazze io andavo da solo a vedere la rassegna di Wim Wenders al cinema di quartiere.

C’era un caldo assurdo in quel cinema d’estate ma c’erano dei film che non avevo mai visto prima. Il mio preferito era “Il cielo sopra Berlino” lo avrò visto centinaia di volte.

Mi piaceva la scena dove Nick Cave cantava.

Poi Hitchcock, fino a Gondry.

Per quanto riguarda il cinema italiano, mi piace tantissimo Risi e tra i registi attuali metto tra i miei preferiti Virzì.

Amo in generale i film in bianco e nero italiani.

Non so perché, mi fermo sempre a guardarli quando passano in televisione.

Catturano l’attenzione.

Secondo me in Italia per far tornare la gente al cinema bisognerebbe girare di nuovo in bianco e nero».

I tuoi personaggi sono spesso insicuri e con grandi difficoltà di comunicazione. Perché? Credi che sia uno dei grandi problemi del nostro tempo?

«Non penso che i miei personaggi siano particolarmente insicuri, penso semplicemente è difficile comunicare.

Oggi soprattutto. Una volta, per conoscere una persona dovevi trovare il modo di presentarti a lei.

Oggi invece ci presentiamo davanti una persona attraverso un avatar, una immagine.

Le immagini stanno divorando il mondo.

Stanno divorando i libri, per questo le graphic novel sono diventate così popolari.

Le immagini prendono il nostro posto tant’è che pensiamo sia più importante una immagine di un momento passato insieme, o addirittura pensiamo che un momento importante lo è soltanto se lo fermiamo con una immagine».

Qual è lo stato di salute del fumetto in Italia?

«Ci sono tanti fumetti che mi piacciono, le librerie hanno cominciato ad avere un reparto dedicato ai fumetti.

Sono molto contento che ci siano tanti lettori che apprezzano le graphic novel».

 

Per seguire Alessandro Baronciani

alessandrobaronciani.blogspot.com

facebook.com/alessandrobaronciani

baopublishing.it/autori/alessandro-baronciani


NEGATIVA

Stella è praticamente nata sotto ai riflettori.

Fotografata tanto da non avere praticamente più un privato, è tra le celebrità più amate al mondo.

Un giorno, le persone intorno a lei iniziano a morire.

E l’esistenzialismo di Alessandro Baronciani si tinge di sangue, ma quel sangue è grigio.

Un libro inquietante perché racconta un orrore che nasce da dentro e per questo è impossibile da considerare altro da noi.

Un libro disegnato come se il segno fosse calligrafia, e le immagini parole che sapevamo già, ma non osavamo pronunciare.

Un libro importante perché svela dove si nasconde l’ombra interiore di chi legge, quella che mentre abbiamo il libro aperto tra le mani sguscia via per pugnalarci alle spalle.


CHI E’ ALESSANDRO BARONCIANI

Fumettista, illustratore, art director, grafico e musicista.

Classe 1974, pesarese di nascita ma milanese d’adozione, ha pubblicato per “La Repubblica XL” e “Rumore Magazine”.

Cantante e musicista punk con il gruppo “Altro”, ha dato vita al progetto darkwave “Tante Anna”.

Nel 2006, pubblica per Black Velvet Una storia a fumetti, raccolta delle sue prime autoproduzioni.

Sempre per Black Velvet, pubblica “Quando tutto diventò blu” e “Le ragazze nello studio di Munari”.

Nel 2013 dà avvio alla collaborazione con BAO Publishing, per la quale pubblica “Raccolta – 1992/2012”.

Nel 2015, sempre per BAO Publishing, pubblica “La distanza”, sceneggiato da Colapesce.

Negativa è il suo ultimo libro.


 

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