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ALESSIA UCCELLINI, UNA MAMMA CHEF TRA RISTORANTE E TV

Alessia Uccellini negli studi di Geo & Geo
3 min.

Alessia Uccellini, quattro glie (sì, tutte femmine!), un marito, una laurea in architettura in tasca e qualcosa come due secoli di storia sulle spalle del ristorante Il Fiorentino di Sansepolcro che, con amore e passione, gestisce seguendo le orme lasciate dalla sua famiglia.

L’intervista ad Alessia Uccellini è di Cristina Crisci

Dunque Alessia, tu porti avanti una delle esperienze più longeve per quanto riguarda la ristorazione nel territorio, il Fiorentino di Sansepolcro fondato nel 1800. Siamo nel 2017: qual è la ricetta della lunga vita di un ristorante?

«Il Fiorentino non è solo un ristorante, ma un pezzo di storia della città e della mia famiglia. Alla base di tutto metterei la qualità, poi la capacità di riciclarsi per soddisfare le esigenze dei clienti di diverse epoche; infine la passione, la dedizione, i sacrifici e il coraggio credo siano l’elisir di lunga vita di questo luogo».

Hai raccolto il testimone da tuo padre, personaggio molto amato a Sansepolcro, quindi sei a tuo modo una figlia d’arte: è stato un passaggio naturale o maturato nel tempo?

«Mio padre mi ha lasciato una pesante eredità… non è stata una cosa semplice essere ‘la figlia di Alessio del Fiorentino’. Il passaggio è stato sia naturale che maturato nel tempo. In realtà avevo intrapreso un’altra strada con il 110 e lode di una laurea in architettura e una meravigliosa esperienza alla Galleria degli Uffizi. Anche questo però deriva dal babbo che mi ha trasmesso geneticamente la passione per la storia dell’arte, per Sansepolcro e per Piero della Francesca».

Poi dall’arte alla ristorazione… cos’è accaduto?

«Per una bega familiare che ha portato alla divisione immobiliare fra albergo e ristorante, mi sono trovata a scegliere se rimanere a Firenze o tornare a casa. A questo punto non me la sono sentita di buttare via 200 anni di storia: è stata una scelta di amore per la mia famiglia. Sono tornata. Devo dire che le nonne, la mamma e crescere nella cucina di un ristorante sono state cose determinanti per la scelta finale».

Alessia Uccellini fotografata con Sveva Sagramola

Il grande pubblico conosce Alessia Uccellini per le partecipazioni a Geo & Geo dove da mamma chef dispensi consigli e ricette. Che tipo di esperienza è quella televisiva?

«L’esperienza televisiva è cominciata per gioco attraverso le tv locali grazie ad Augusto Tocci e Alex Revelli e alla cucina del Rinascimento. Poi sono arrivate cose più importanti per Sky Alice, la Prova del Cuoco, Campanile Mediterraneo su Rai Uno, Uno Mattina, Linea Verde, fino a Geo con cui collaboro ormai da quattro anni. La tv è un grande palcoscenico e una grandissima opportunità, ma anche un’arma a doppio taglio perché devi essere sempre all’altezza delle aspettative».

Quali sono le difficoltà più grandi che incontri, ogni giorno, nel tuo lavoro?


«La più grande di tutte è gestire da sola il lavoro che prima si faceva in quattro persone di famiglia. Chiaramente devo avvalermi di validi collaboratori, ma il costo del lavoro è molto elevato in questo paese per cui è difficile salvaguardare l’occupazione per tutti nei periodi più tranquilli. L’altro grande problema è stata la liberalizzazione delle licenze per cui chiunque può improvvisarsi ristoratore e questo non fa bene al mercato: è una lotta per sopravvivere in cui ci si deve continuamente reinventare».

Quali progetti hai per il tuo futuro?


«Ho avuto da pochi giorni la riconferma per Geo nella prossima stagione, in estate sarò a Londra con un piatto toscano in un banchetto speciale per l’investitura a Cavaliere della Regina di un nostro cliente. Inoltre penso che il Fiorentino abbia delle potenzialità inespresse che mi sembrano vicine e tangibili e mi auguro realizzabili».

Alessia Uccellini con le quattro figlie

Una tua giornata tipo?

«Sveglia presto e a letto tardi, rincorrendo bambine, marito, un ristorante con tutti i risvolti positivi e negativi ed i suoi orari massacranti, televisione… Una volta mi è stato detto che ho la sindrome del giocoliere che fa girare le sfere ed ogni volta ne aggiunge una e tutto diventa più difficile!».

Cosa manca per dare un vero impulso al turismo di questa terra?

«Credo che abbiamo tutte le carte in regola per promuovere un turismo di qualità. Ho sempre pensato che le grandi mostre siano un’attrattiva cosi’ come eventi di spessore legati al cibo. Negli ultimi anni in maniera naturale si è sviluppato un turismo legato al cammino di San Francesco, ecco incentivare questo pellegrinaggio potrebbe essere una svolta».

La ricetta che meglio rispecchia il territorio dell’Altotevere?


«Ce ne sono molte… dalla ciaccia fritta (il nostro cibo da strada), al raviggiolo, passando per il sambudello… Inoltro io adoro tutte le ricette legate al riciclaggio del pane dalla pappa al pomodoro alla panzanella alla zuppetta di pane… ma quella che mi appare rappresentativa è la zuppa di cipolle rosse dei cipollari del Borgo».

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