Alla scoperta del Museo del diario. La Storia che non ti aspetti

Immaginate persone che hanno scritto un loro diario o hanno ritrovato scritture private di famiglia e le hanno affidate a un Archivio Diaristico Nazionale. Immaginate un gruppo di appassionati di lettura che questi scritti li hanno accolti, letti, riletti, commentati, discussi e premiati. Immaginate che più di 8.000 storie individuali siano custodite in 40 mq e abbiano trovato un modo unico di raccontare la Storia.

Testo Maria Vittoria Malatesta Pierleoni / foto Luigi Burroni

C’è un luogo, in Toscana, dove la memoria racconta un tipo di Storia che non si può studiare sui libri.

È quella conservata tra le pagine dei diari e lettere che compongono il Piccolo museo del diario di Pieve Santo Stefano in provincia di Arezzo.

Un progetto che attinge al patrimonio conservato all’interno dell’Archivio Diaristico Nazionale, nato oltre trent’anni fa per volontà dello scrittore Saverio Tutino di raccontare la Storia collettiva attraverso le memorie private della gente.

Con il passare degli anni, l’Archivio ha raccolto migliaia di scritti privati, diventando una preziosa raccolta della storia popolare italiana anche grazie al premio Pieve di Santo Stefano (oggi Premio Pieve Saverio Tutino) dove vince lo scritto più inedito e particolare che verrà pubblicato.

Così, il paese che non aveva più alcuna testimonianza della sua storia a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale si fa carico di quella del popolo di una nazione intera.

Più di 8.000 storie tra memorie, lettere e diari che cancellano i filtri della retorica e fanno comprendere il mondo dove viviamo, il nostro Paese e la nostra società.

Reperti non convenzionali che qualunque storico di professione rifiuterebbe di inserire in qualsiasi cronaca ufficiale ma che a Palazzo Pretorio del Comune di Pieve una volta vagliato dalla Commissione di lettura che ne controlla l’autenticità è Storia.

Del resto – l’Archivio non pretende di sostituirsi alla storiografia ufficiale ma vuole porre al centro la persona e la sua capacità di raccontare.

Attraverso la storia di un singolo non si può ridefinire  il contorno di una vicenda storica ma si può comprenderla meglio- spiega Natalia Cangi, direttrice dell’Archivio.

Resistere al tempo che passa e alla velocità con cui oggi dimentichiamo, è lo scopo del Piccolo Museo del diario dove sono raccolte centinaia di storie di persone comuni che attraverso il loro personalissimo e intimo punto di vista hanno raccontato gli anni più importanti della storia d’Italia, una vera e propria storia “scritta dal basso” che grazie al lavoro di Saverio Tutino, a cui oggi il museo è dedicato, ha assunto dignità universale e storica.

Vivrete un’esperienza particolare in un luogo speciale

Piccolo il museo del diario lo è davvero.

Un percorso articolato in 4 spazi di 40 metri lineari ma che per i suoi contenuti apre mondi potenzialmente infiniti in termini geografici e temporali ai suoi visitatori.

Basta avvicinarsi ad uno cassetti incastonati in una bellissima parete di legno artigianale che simboleggia gli scaffali dell’Archivio, estrarlo e contemplarne il contenuto: ci si ritrova di fronte a schermi digitali e manoscritti originali, che permettono di leggere i contenuti delle storie, contestualmente raccontate da attori che hanno prestato voce ai diari.

A completare l’impatto emozionale visivo e uditivo, quel “fruscìo degli altri” per dirla alla maniera di Tutino, un bisbìglio di sottofondo dal quale si stagliano le parole dei protagonisti.

In un’epoca in cui tutto è digitale, smart e fast, un luogo in cui toccare con mano, leggere, perdersi nel racconto è fondamentale, atto che passa sì attraverso le pagine ormai ingiallite dei diari e delle lettere ma che, nel tempo, ha trovato un modo unico per raccontarsi.

Infatti il percorso sensoriale interattivo che spicca per originalità è merito dei dotdotdot, artefici di un’architettura che armonizza tutte le tecnologie necessarie al funzionamento dell’installazione, ispirati dal racconto del regista, drammaturgo e attore teatrale Mario Perrotta, Il paese dei diari, la storia romanzata sulle vite contenute nei diari costrette ad una convivenza forzata

Due sale ospitano poi Terra matta di Vincenzo Rabito, un capolavoro autobiografico scritto da un cantoniere ragusano semi analfabeta che stupisce per densità di narrazione e di scrittura personale e del Novecento e il Lenzuolo di Clelia Marchi.

Scritto da una contadina mantovana direttamente su un lenzuolo del proprio corredo è dedicato al marito Anteo ed è un’opera unica che sorprende e commuove, emblema dell’autobiografia e dell’attività di raccolta dell’Archivio dimostrando come, nel segreto quotidiano della gente comune è raccontata la nostra storia senza “Gnanca na busìa”.

Quel che è certo è che ormai le attività dell’Archivio diaristico svolgono un importante ruolo e  hanno superato i confini nazionali.

«Abbiamo intrapreso il progetto DiMMi – Diari Multimediali Migranti – rivolto a persone di origine o provenienza straniera che vivono o hanno vissuto in Italia, autori di diari o testimonianze. 

Stiamo creando un fondo di raccolta di diari per immigrati di prima e seconda generazione per far sì che si avveri quel che desiderava Saverio Tutino, ovvero dare voce a chi non ha voce.

Perché nessuna vita resti dimenticata».

www.piccolomuseodeldiario.it


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Maria Vittoria Malatesta Pierleoni

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