Alle Svalbard abbiamo visto il futuro e non c’è molto da stare allegri

Riccardo Astolfi e Isacco Emiliani, un ingegnere con il pallino della cucina sostenibile e un fotografo, raccontano il viaggio nelle isole norvegesi a un passo dal Polo Nord dove il climate change mostra i suoi effetti più pesanti, il turismo estremo è ormai di casa e c’è chi prova a coltivare pomodori in serra

TESTO: ANDREA LUCCIOLI E NINA GIGANTE 
Foto di Isacco Emiliani

Nell’incipit del loro reportage sulle Isole Svalbard (Norvegia) nel mar Glaciale Artico, Riccardo Astolfi e Isacco Emiliani scrivono così: “È la storia di una terra scomoda e inospitale, fredda e glaciale. È la storia di uomini che sognano un futuro diverso. È la storia del futuro”.

Il futuro che Riccardo (Plant based and fermented foods Business Creator) e Isacco (Fotografo) hanno visto nel loro incredibile viaggio a un passo dal Polo Nord è un’incognita, affascinante ma anche piena di domande, fenomeni complessi e criticità. Perché le Svalbard, come ci raccontano i due ragazzi che abbiamo intervistato, a volte più che una landa poco ospitale e selvaggia, assomigliano a una specie di Disneyland del turismo estremo. Quell’arcipelago riesce a mostrare il lato meno nobile della “colonizzazione” delle terre artiche e, più in generale, le pesanti conseguenze del climate change.



“Coloni – Sostenibilità alle Isole Svalbard” è il titolo del reportage che vi raccontiamo dalla vivavoce di Astolfi ed Emiliani e fa parte di un lavoro più ampio che il fotografo faentino sta portando avanti, ovvero “Arctic Vision”, un’esplorazione dei luoghi artici più inaccessibili del Pianeta cui si unisce la vena da studioso di Riccardo che è sempre alla ricerca di esperienze legate al mondo alimentare e della sostenibilità ambientale.

Nel 2020 i due si sono messi in viaggio e si sono ritrovati in una terra “difficilmente abitabile, un luogo minerario che è diventato una meta turistica”. Qui i due hanno trovato esperienze di persone che coltivano qualcosa in un posto dove è impossibile coltivare, una natura incredibile e minacciata, bellezza e tanto bianco cui badare. Sì, perché il permafrost – il terreno ghiacciato – su cui gli abitanti delle Svalbard hanno costruito le loro abitazioni, si sta sciogliendo.

“Dal 2016 porto avanti questo progetto, Arctic Vision, con l’obiettivo di raccontare a tappe tutte le regioni artiche attraverso delle fanzine fotografiche autoprodotte dove è possibile trovare delle foto e testi – spiega Isacco Emiliani -. Dopo Finlandia, Norvegia e  Alaska dove sono stato ospite di una famiglia Inuit, ho iniziato a pensare a No man’s land Svalbard. E qui è arrivato Riccardo: siamo partiti insieme e siamo riusciti portare realizzare un reportage pur lavorando su due binari diversi, ognuno con i suoi strumenti, ma consapevoli di avere un obiettivo comune”.

Qual è lo stato di salute delle terre artiche? 

“Mai ti aspetteresti un turismo estremo come quello che abbiamo visto. La situazione che ci siamo trovati davanti è difficile. Abbiamo conosciuto una ricercatrice che ci ha spiegato come il permafrost si stia assottigliando e questo creerà grandi problemi agli abitanti”.

La cosa che più colpisce è la grande complessità di queste terre, spiega Riccardo Astolfi: “Alle Svalbard ho avuto la sensazione che mentre dalle nostre parti si parli tanto di crisi climatica, di gran caldo e fenomeni estremi, in realtà non si percepisca ancora realmente il disagio cui arriveremo tra poco e che in quelle Isole puoi vedere chiaramente. Noi siamo stati lì tra febbraio e marzo, abbiamo fatto un giro in barca e siamo arrivati davanti a un grande ghiacciaio e le guide ci hanno mostrato come si sia fortemente ridotto. Questo significa innalzamento repentino dei mari con conseguenze per tutti. Un giorno che Isacco è uscito per un reportage sulla volpe artica, io ho incontrato una ricercatrice che mi ha spiegato come l’assottigliamento del permafrost stia spingendo gli abitanti a riposizionare altrove interi villaggi”. “Siamo tornati a casa pensando: non è che abbiamo più tanto tempo per cercare delle soluzioni – continua Riccardo -. Ma abbiamo riflettuto anche su altre cose: per arrivare alle Svalbard e tornare abbiamo preso sei voli e quindi generato un forte impatto ambientale, per questo abbiamo il dovere morale di raccontare quello che abbiamo visto”.

Riccardo e Isacco hanno visitato anche la Banca dei semi che si trova alle Svalbard. 

“Un progetto che mi incuriosiva molto. Abbiamo intervistato il curatore della Banca e ci ha spiegato come è vero che i semi vadano prima di tutto coltivati, ma è altrettanto importante averne un backup in caso succeda qualcosa, questo consenta di tutelare la biodiversità”, spiega Riccardo.

Altro incontro interessante è stato quello con Ben, cuoco di Miami, da un paio d’anni di stanza alle Svalbard e che ha deciso di coltivare in permacoltura dei vegetali in un ambiente decisamente difficile. La sua “serra polare” è un esperimento ardito: d’estate con una temperatura che arriva al massimo a 0 gradi riesce a coltivare anche i pomodori, d’inverno lavora con i germogli. “È un esempio, ci insegna che qualcosa si può fare lì, ma Ben ci ha raccontato anche altro e torniamo al discorso di partenza: alle Svalbard sbarcano circa 2mila persone al giorno e sono tutte da sfamare, tantissime per un luogo con un equilibrio fragile come queste isole”, racconta Riccardo.

“Qui, oggi, socchiudendo gli occhi bruciati dal vento gelido la storia si ripete: dal colonialismo antico e moderno al post colonialismo contemporaneo che fa di queste terre una Las Vegas più fredda e senza slot machine. Oggi le Isole Svalbard sono il luogo dei contrasti e dei compromessi, delle apparenze e della fredda realtà. La cittadina dove tutto o quasi tutto succede è una terra di confine senza confini, un Klondike al 78° parallelo Nord, una No Man’s Land dove l’uomo si aggrappa al consumismo come unico baluardo per sentirsi vivo”, così si legge nel reportage di Astolfi ed Emiliani che, dopo questo viaggio non vedono l’ora di ripartire per raccontare altre storie. Nel frattempo non se ne stanno con le mani in mano: Riccardo continua a fare il divulgatore e sta per uscire con un libro, “Cucina viva” sui cibi fermentati e sul loro utilizzo quotidiano, mentre Emiliano, in attesa di ripartire per un’altra tappa di Arctic Vision, sta lavorando a un libro che lo vede impegnato da 7 anni e in cui racconterà con li suoi scatti le storie di alberi monumentali fotografati di notte.

Un abstract del reportage di Isacco e Riccardo lo potete trovare qui https://www.isaccoemiliani.com/coloni-sostenibilita-alle-isole-svalbard/

Riccardo Astolfi

Riccardo Astolfi
Riccardo Astolfi

Da anni Riccardo Astolfi dedica la sua vita alle storie legate al cibo e alla sostenibilità, in ogni sua forma più pura, dalla produzione e coltivazione, alla comunicazione e vendita, fino ai più profondi aspetti nutrizionali, antropologici e rigenerativi. Si occupa di ricerca, sviluppo ed etica in tutti gli ambiti legati al cibo e collabora con diverse aziende alimentari, associazioni di volontariato e professionisti con l’obiettivo di valorizzare ogni storia e produzione alimentare buona, pulita e giusta. Scrive da sempre: ama raccontare storie e scrivere saggi. Inoltre pubblica articoli e contributi su diverse riviste di settore, oltre a avere una newsletter molto seguita. Con Guido Tommasi Editore ha pubblicato il libro Pasta Madre e il nuovo Cucina Viva in uscita a marzo 2022.

https://riccardoastolfi.it

Isacco Emiliani

Isacco Emiliani

Nato a Faenza nel 1991, vive e lavora principalmente in Italia. Racconta storie di luoghi incontaminati, e delle persone che li abitano, affrontando temi di natura antropologica, ambientale, sociale e culturale attraverso la fotografia. Dopo il diploma in grafica pubblicitaria e la partecipazione in corsi di reportage e fotogiornalismo, il suo cammino professionale e artistico è stato fin dal principio rivolto alla collaborazione con numerose realtà al fine di responsabilizzare alle cause sociali e ambientali attraverso il racconto della bellezza del pianeta. Fotografo per Euro Company, dal 2016 è autore del progetto continuativo Arctic Visions, collana di fanzine che racconta le regioni artiche sensibilizzando il fruitore alla loro congenita bellezza e fragilità White Finland, 2017; Prehistoric Norway, 2018; Native Alaska, 2019; No man’s land – Svalbard, 2020).

www.isaccoemiliani.com

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Andrea Luccioli

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