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Amanda Sandrelli – Gli uomini non accettano che le donne valgano di più

Amanda Sandrelli
2 Min. - tempo di lettura

«Tale madre, tale figlia» è stato un successo nella stagione di prosa al Teatro Dante di Sansepolcro; nella circostanza abbiamo intervistato la protagonista Amanda Sandrelli.

Il testo è un po’ un’indagine sul mondo delle donne da un’ottica femminile?

Amanda Sandrelli: «Sicuramente si tratta di un tema al femminile scritto da una donna (Laura Forti, ndr) con la quale ho già fatto un altro spettacolo sulla maternità; m’interessava il rapporto madre-figlia perché i nodi irrisolti nascono lì e ci restano».

La sua esperienza di figlia ha influenzato quella di madre?

Amanda Sandrelli: «A parte il fatto di avere figli maschi, sì e mentre nella pièce la madre è anaffettiva, giudica, blocca e fa sentire la figlia poco amata, io ho avuto il problema inverso con mia mamma che mi ha dato sempre troppo, ma l’amore di una mamma non è mai troppo! Così coi miei figli ho un approccio naturale».

Sul testo si parla anche del rapporto competitivo tra donne…

Amanda Sandrelli: «In un mondo maschilista le donne evocate dal testo imitano i maschi e tendono a comportarsi come loro in maniera competitiva mutuando da loro anche gli atteggiamenti sgradevoli… io spero che questa cosa non risulti più vincente e infatti i rapporti sulle aziende dimostrano che la collaborazione, il lavoro d’équipe, l’empatia fanno produrre meglio… quindi donna manager è meglio».

Il personaggio maschile qui in scena non c’è ma quando c’è (anche nei libri nei film) oggi fa sempre la figura meschina…

Amanda Sandrelli: «Gli uomini oggi sono sempre più in crisi, io femminista sono sempre stata, ma mai contro gli uomini… la diversità è sempre un bene e oggi i maschi non accettano il cambiamento epocale della figura, dell’azione sociale, dell’indipendenza della donna. Sono pochi gli uomini che accettano di starle al fianco senza sottometterla, anche quelli intelligenti soffrono una donna che vale più di loro mentre per le donne non è così, gli uomini sono il loro orgoglio, e quindi bisogna cominciare dal cambiare la testa delle donne e far capire che la carriera e la famiglia non sono antitetiche, che è meglio lavorare meno e lavorare tutti, donne comprese… io stessa alla prima maternità avrei smesso se non avessi avuto l’esempio di mia madre… Quando poi i figli se ne vanno allora a una donna che ha rinunciato a se stessa cosa rimane?».

Il bagno, dove si svolge l’intera azione scenica, è visto come un luogo interiore oltre che come spazio fisico?

Amanda Sandrelli: «Sì ed è uno spazio strano che inizia in maniera iper realistica, poi si trasforma e gradualmente si destrutturalizza e con un escamotage si alza pure il tono del testo… è come se si materializzassero in scena le paure peggiori per poi essere respinte e favorire il nuovo inizio di una relazione finalmente d’amore, se il rapporto è sincero».

Ruoli femminili interessanti: più difficile al cinema che al teatro?

Amanda Sandrelli: «Fino a dieci anni fa avrei risposto di sì, ora si fanno tanti film con al centro personaggi femminili, certo a teatro il margine e più ampio… a 50 anni poi devi fare teatro a meno di non essere mia madre!».

Il fatto di essere stata considerata all’inizio della sua carriera come ‘la figlia di Stefania Sandrelli e di Gino Paoli’ è stato per lei uno stimolo o un impedimento?

Amanda Sandrelli: «Un privilegio, una fortuna enorme che poi devi saper meritare perché alla fine questo vantaggio il pubblico non te lo perdona; io non ho mai avuto alcun problema altrimenti avrei fatto un altro mestiere, non ho mai provato gelosia o ansia da competizione verso i miei, il mio lavoro soddisfa pienamente e poi mai smettere d’imparare».

L’8 marzo ha ancora un senso a suo parere?

Amanda Sandrelli: «La polemica è insulsa, le feste sono belle a me piacciono tutte, come quella della mamma, poi è vero che sono commercializzate, semmai festeggerei San Valentino più all’americana, come segno d’ amore verso gli altri più che come fatto di coppia».

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