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Amanda Sandrelli – IL TEATRO? DOVREBBE ESSERE INSEGNATO A SCUOLA

sorriso di Amanda Sandrelli
3 min.

Un bel successo per Amanda Sandrelli al Teatro Dante di Sansepolcro con lo spettacolo «Vivo in una giungla, dormo sulle spine», testo e regia di Laura Sicignano, scritto in collaborazione con Shahzeb Iqbal sulla base di storie vere di giovani emigranti in Italia.

di Massimo Zangarelli

L’attrice è stata al centro anche di un incontro con il pubblico coordinato da Caterina Casini, direttrice artistica di Laboratori Permanenti nell’ambito del progetto realizzato con la Fondazione Toscana Spettacolo, foriero di ulteriori iniziative.

Signora Sandrelli, il tema trattato dal lavoro è di grande attualità…
«Certo, ma oltre alla tematica sociale c’è quella relazionale poiché il testo analizza le dinamiche interpersonali… il tutto viene trattato con leggerezza senza la pretesa di lanciare messaggi e senza enfasi drammatica ma in grado di scavare nell’intimo dei personaggi e delle rispettive contraddizioni».

Il confronto tra il suo personaggio e quello del ragazzo affidato svela i vari piani del conflitto: generazionale, di genere, di educazione…
«E poi il fatto che la protagonista sia un avvocato-donna rende il rapporto con il giovane ancora più difficile… la differenza di genere costituisce il problema più grosso poiché per un certo tipo di cultura riconoscere rispetto e autorità in una figura femminile è assai complicato… almeno sin quando ci si rende conto che proprio la donna possiede, per natura, una maggiore capacità di accoglienza».

Dopo l’accoglienza c’è il problema dell’integrazione…
«Che è difficilissimo: l’integrazione richiede reciprocità e non può essere imposta e da qui il rischio di creare dei ghetti, delle comunità chiuse da entrambe le parti».

Come mai per il suo debutto in regia ha scelto un testo come ‘Il Piccolo Principe’?
«Me lo hanno proposto per caso e ho accettato perché il testo di fatto favorisce già un adattamento teatrale: è stata un’esperienza molto bella e difficile poiché si rivolgeva sia agli adulti che ai bambini, perciò la prossima volta che accetterò di dirigere una pièce curerò solo la regia senza salire sul palcoscenico».

A Sansepolcro ‘Laboratori permanenti’ svolge un’opera riconosciuta di formazione teatrale…
«Il teatro dovrebbe essere insegnato a scuola come materia propria poiché, da attività vissuta sulla pelle, favorisce il confronto con gli altri a mo’ di gioco in una sorta di zona franca che funzione pure quale terapia di gruppo…».

Recentemente lei ha dichiarato l’appagamento di un nuovo amore vissuto con una consapevolezza diversa, data anche dall’età…
«Sono stata male per la fine del mio unico matrimonio(con Blas Roca Rey, ndr) anche se un’unione può finire senza colpe specifiche di nessuno… e dopo tanta sofferenza io, incosciente e passionale, sto vivendo una relazione che mi dà forza, mi serve tanto, non ne ho paura, rispetta i miei spazi personali e può cambiare ogni sera…. come una rappresentazione a teatro. Il fatto è che quando si è giovani si cerca qualcuno più simile possibile a te, poi invece con la maturità si punta a uno più diverso che mai da te… certo la sfida è più complicata».

Molestie: si colloca più vicino a Me too o a Catherine Deneuve?
«Personalmente devo dire di non avere mai subìto molestie sul lavoro, ma 5 volte sono stata aggredita, in strada, in viaggio… si tratta di un tema molto delicato. Certo chi molesta va perseguito, tutto questo polverone sollevato va bene se aiuta a rafforzare i centri di ascolto, ma bisogna far pure attenzione che non s’ingeneri un sistema per cui diviene sin troppo facile denigrare il nome famoso».

Ruoli femminili interessanti: più difficile al cinema che a teatro?
«Fino a dieci anni fa avrei risposto di sì, ora si fanno tanti film con al centro personaggi femminili, certo al teatro il margine e più ampio… a 50 anni poi devi fare teatro a meno di non essere mia madre…».

Il fatto di essere stata considerata all’inizio della sua carriera come ‘la figlia di Stefania Sandrelli e di Gino Paoli’ è stato per lei uno stimolo o un impedimento?
«Un privilegio, una fortuna enorme che poi però devi saper meritare perchè alla fine questo vantaggio il pubblico non te lo perdona; io ho mai avuto alcun problema altrimenti avrei fatto un altro mestiere, non ho mai provato gelosia o ansia da competizione verso i miei, il mio lavoro mi soddisfa pienamente e poi mai smettere d’imparare».

L’8 marzo ha ancora un senso a suo parere?
«La polemica è insulsa, le feste sono belle e a me piacciono tutte, come quella della mamma, poi è vero che sono commercializzate, semmai festeggerei San Valentino più all’americana, come segno d’ amore verso gli altri più che come fatto di coppia».

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