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Un Regalo Indelebile – Foto di Anna Cuzzolin

3 min.

Anna Cuzzolin. C’è qualcosa di più romantico di un ragazzo che si fa tatuare il nome della propria amata sul braccio? Forse non tutti la pensano come me. D’altra parte, fiori e gioielli sono regali romantici, ma noi uomini siamo quasi obbligati a regalarli alle nostre fidanzate e mogli. Basta avere soldi e un po’ di tempo per andare a comprarli.

Quello che un tatuaggio richiede è invece una certa dose di coraggio nel sopportare il fastidio/dolore durante la realizzazione e l’impegno a vivere con un segno permanente sulla propria pelle. È una decisione che implica sacrificio e dedizione nei confronti dell’amore. E per me è un atto sia sexy che romantico.

Per avere una conferma alle mie riflessioni, ho contattato la fotografa Anna Cuzzolin e uno degli esecutori di tatuaggi più conosciuti nella nostra zona, l’artista Guido Cinquilli. Volevo un suo parere su quanto fosse diffusa l’idea di “un tatuaggio come regalo”.

Se vedo un piccolo tatuaggio sul corpo di una donna, mi incuriosisco e in genere sono spinto ad avere dei pregiudizi. Non negativi, nel senso di considerare “leggera” o “superficiale” la persona (questo era il modo di pensare quando ero un ragazzino a New York). Oggi considero i piccoli tatuaggi come qualcosa di intimo e sexy, mentre vedo quelli più grandi e assertivi come un messaggio di autoidentificazione. In ogni caso, so per certo che farsi fare un tatuaggio non è indolore e la sua permanenza è segno di una memoria indelebile o una dedizione perenne a qualcosa, anche se quel qualcosa è un bisogno superficiale di farsi tatuare solo perché tutti gli amici lo fanno.

A Febbraio del 1985 mi sono fatto tatuare nel quartiere francese di New Orleans, Luisiana, dopo una settimana trascorsa a festeggiare “Mardi Gras”. In Italia ho imparato che Carnevale è soprattutto un periodo di feste in maschera per bambini. A New Orleans invece, è un intero mese di follia condivisa, un susseguirsi di feste organizzate da club nati allo scopo, fino all’ultimo giorno, “Mardi Gras”, che rapisce chiunque con irresistibili attrattive. Il tatuaggio doveva rappresentare il ricordo di una lezione dolorosa e importante imparata durante quel mio primo e ultimo Mardi Gras. Ho scelto un simbolo cinese, pensando volesse dire “essere gentile”, e ho poi scoperto voler dire “natura”. La lezione appresa? Attenzione a quello che vi fate scrivere sul corpo.

Ormai vedere un tatuaggio sul corpo di una persona più giovane della quarantina è abbastanza comune, ma l’impressione rimane lo stesso quella di una ribellione. Non c’è nulla che comunichi il messaggio: “Sono un ribelle” più di un tatuaggio. Forse il piercing ha lo stesso effetto, ma di fatto può essere rimosso se l’occasione richiede un certo decoro. Così come una colorazione artificiale dei capelli può essere cambiata, al limite tagliando la chioma, e ci si può svestire di abiti “funky”. “Il Tatuaggio” è sempre il re della ribellione, nonostante sia ormai così diffuso tra i più e meno giovani. Ma la domanda iniziale era se può essere un regalo.

Sto pensando, nonostante i miei cinquant’anni, di sorprendere mia moglie presentandomi il giorno di San Valentino con il suo nome tatuato sul mio corpo. Con questo proposito, mi sono fatto raccontare da Guido e sua sorella Gloria, nel loro immacolato salotto del tatuaggio a Trestina, quali sono le motivazioni della loro clientela.

“Molti si fanno tatuare il nome dei propri cari. Spesso sono amanti, ma anche migliori amici. È anche comune che un genitore si faccia tatuare il nome del figlio appena nato”. Questo fatto mi rassicura di fronte a visioni di tatuaggi come “Angelina” o “Winona Forever”, memorie di amori falliti che alcune star di Hollywood portano sui loro corpi. Certo è che un tatuaggio non può trasformare un’infatuazione in vero amore. Ma forse può aiutare ad aggiungere un certo brio a una relazione che, come capita nella vita, è in un periodo di stasi o di pausa. Con il vantaggio che il regalo è più economico rispetto a organizzare una cerimonia per rinnovare le proprie promesse.

Ci sono uomini che fanno regali dal valore ambiguo. Una lavatrice nuova che sollevi la propria moglie dalle fatiche di lavare i panni di suo marito. Un nuovo set di posate o pentole per farle cucinare piatti appetitosi per lui. E’ un modo maschile di essere efficienti, ma lungi dall’essere romantico, può dare l’incipit a una litigata. Quindi per favore lasciate perdere l’efficienza. E considerate un regalo di San Valentino come un segno romantico di apprezzamento. Non dico che un tatuaggio sia per forza da classificare in questa categoria, ma può esserlo se per voi ribelle equivale a sexy, se un giuramento a lungo termine è romantico per definizione e se dover sopportare il fastidio o dolore nel ricevere il tatuaggio sia indice di passione.

Il Matrimonio (o l’impegno di una relazione di coppia) non dovrebbe essere una catena o una palla al piede. Gli individui devono trovare una propria realizzazione nella coppia. E un dono romantico è sempre un aiuto. Alla fine però le rose appassiscono e i cioccolatini vengono mangiati, mentre mia moglie potrà sempre accarezzare le lettere del suo nome tatuate per lei sulla mia pelle. Se mai dovessi decidermi, questo tatuaggio potrebbe aiutare a mantenere l’amore e la gioia del nostro matrimonio. Sarebbe un meraviglioso regalo di San Valentino per lei (e io ne trarrei beneficio!).

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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