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Paolo Rossi – Anche i comici piangono

2 Min. - tempo di lettura

di Cristina Crisci

GIOIACASALEph: Gioia Casale

Da 30 anni Paolo Rossi passa dalle atmosfere dei club ai grandi palcoscenici, con un salto a teatro strizzando l’occhio al cabaret. Sono diventate un cult le sue incursioni in televisione mentre lui non disdegna neanche i tendoni del circo. Abbiamo fatto con Paolo Rossi una curiosa chiacchierata al telefono durata circa quindici minuti, intercalata da qualche buona risata, alle 11 di una mattina alla vigilia dello spettacolo «L’amore è un cane blu» che doveva mettere in scena a Città di Castello nell’ambito di Altrocioccolato (spettacolo annullato all’ultimo minuto).

Fare teatro oggi cosa significa?

«Lo scoglio da superare se si vuole affermare il concetto di Teatro popolare è quello del prezzo del biglietto. Io non sono esperto di economia, ma a fare teatro non ci guadagni tanto. Un conto poi è se giri da solo, ma come nel mio caso attuale se vai in tourné con 15 persone, fai teatro impopolare. Il pubblico sta diminuendo».

Quindi potrebbe essere una soluzione abbassare il costo del biglietto?

«Noi ad esempio nel caso di un concerto a Roma dove la prevendita era stata scarsa abbiamo dimezzato il costo e da 200 venduti si è passati a 2 mila. Un sacco di gente è venuta a dirmi ‘Non ti ho mai visto perché non potevo permetterlo’».

In tv hai fatto programmi cult, anche insieme a Celentano tanto che per qualcuno come Santoro eravate una delle coppie più interessati del piccolo schermo. C’è ancora tv nel tuo futuro?

«Le televisioni sono tuttora importanti, ma non più come una volta: adesso puoi fare delle cose interessanti diversamente come registrare un video, metterlo nel web e contare 130 mila visualizzazioni».

Cosa pensi della tv attuale?

«Guardo Rai News per vedere se succede qualcosa, poi ci guardo il calcio e i film in dvd. Ieri l’altro ho visto un film d’amore mi posso commuovere tranquillamente davanti a un film e dopo cambia tutto: io e il mio cane dopo aver visto quel film siamo stati tutta la notte a piangere. Ecco cosa fa un comico di notte: piange».

Cosa vuol dire il titolo dello spettacolo ‘L’amore è un cane blu’?

«Dovevo partire per il Carso per uno spettacolo e ho fatto il sogno del cane blu. Poi raccogliendo spunti da mitologia e racconti, mi è tornata in mente la favola di questo cane che ha uno strano rapporto con la Bora e che, invece di indietreggiare, diventa blu… in realtà era una leggenda che mi raccontavano da bambino e che io avevo rimosso. Infatti la mia nonna mi diceva che dopo l’arrivo del cane blu succede qualcosa di molto importante, ma nessuno sa se sarà un evento positivo o negativo».

‘L’amore è un cane blu’ sarà anche un film, è un progetto che sta andando avanti?

«Sono appunti per un film: io inizialmente volevo raccontare una storia che chiaramente poi nel corso dei mesi è cambiata e si è trasformata in un western balcanico, comico e grottesco con la colonna sonora live del gruppo musicale ‘I Virtuosi del Carso’ che mai è stata così importante».

Oggi sempre più spesso i comici attingono alla situazione politica: tu per esempio, se per assurdo ti trovassi in cima ad una torre con Beppe Grillo e Silvio Berlusconi, chi butteresti di sotto?

«Semplicemente io non salgo sulla torre».

Nel tuo curriculum di cantante c’è un inedito di Rino Gaetano, esiste un’altra canzone che ti piacerebbe cantare o rilanciare?

«Sì, ‘Parlare con i limoni’ di Enzo Jannacci».

Che musica ascolti?

«Tutta quella che mi capita e reputo interessante, sia italiana che straniera. Da tre anni grazie ad un regista lirico mi sono interessato all’opera di Cimarosa, sono stato al San Carlo di Napoli, mi hanno portato anche a Hong Kong, ho recitato in una lingua cinese improbabile… ovviamente non ho mai pensato di diventare regista lirico».

Un mese in un’isola deserta: quale libro metti in valigia?

«‘Allucinazioni’ di Oliver Sacks».

testata Paolo Rossi

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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