Andrea Adriani: una vita a dare la caccia alla luce perfetta tra sfilate, musica e arte

Andrea Adriani scatta foto in passerella dal 2001. I suoi scatti finiscono su Vogue, Elle, Marie Clarie e praticamente tutte le riviste di moda. Perugino e giramondo, ci racconta la sua vita dietro ad un click.

Testo Andrea Luccioli / Foto Andrea Adriani

Cerchiamo di inquadrare subito il personaggio.

Se sfogliate una qualsiasi rivista di moda nel mondo in cui si parla di sfilate, con tutta probabilità starete guardando una foto scattata da Andrea Adriani.

Perugino doc, si definisce “fotografo-artigiano” perché tra una fashion week e l’altra si diverte a realizzare alcuni manufatti che poi utilizza per “creare” la luce giusta con cui scattare.

Sì, la luce e le persone sono le sue grandi “ossessioni” e il motivo in qualche modo ce lo spiega lui stesso.

L’intervista

Andrea  scatta da quando era ragazzo, ma il “grande salto” è arrivato nel 2001.

«La carriera di fotografo a livello professionale è iniziata nel 2001.

Già scattavo da tempo, matrimoni, pubblicità, ma volevo di più.

Ho speso tutti i soldi che avevo nel conto corrente per partecipare a due master fotografici, in Moda e Still life, alla John Kaverdash School of Photography di Milano.

Poi un giorno, tra tanti allievi, mi cercarono: c’era un’agenzia che aveva bisogno di un fotografo.

Non avevo ancora finito i master ma riuscii a entrare nella squadra che stava nascendo di IMAXtree, agenzia che di lì a poco avrebbe rivoluzionato il mondo della fotografia di moda.

Crearono un sito dove i giornali potevano prendere le foto online quasi in tempo reale invece che attendere i cataloghi cartacei.

Eravamo agli albori di internet, fu una rivoluzione e noi ne siamo stati protagonisti».


IMAXTree fornisce foto a tutte le riviste di moda del Pianeta, da un anno è stata scelta anche da Vogue e in tutte le sue edizioni.

Insomma, gli scatti di Adriani adesso sono veramente dappertutto.

Una “militanza” sulle passerelle, la sua, che davvero notevole.

Due volte l’anno Andrea Adriani vola a Parigi, New York, Londra, Berlino, Copenhagen, Milano e via dicendo: in media segue una decina di fashion week per la sua agenzia.


Come hai fatto ad arrivare dove sei oggi e come è cambiata la tua professione in questi anni?

«Ho avuto la fortuna di essere sempre stato uno curioso.

E di trovarmi al posto giusto nel momento giusto.

Sono partito scattando gli interi della sfilata, i ‘full lenght’.

Poi sono passato ai dettagli, al beauty, ai backstage e da tre anni ho realizzato il mio sogno: via tutte le lenti grandi e pesanti, ora giro con una macchina piccola (una Sony Alpha 9, ndr) scatto front row dove si accomodano le celebrity e foto che in agenzia chiamiamo atmosphere, quelle foto che raccontano l’atmosfera intorno alle sfilate.

Ovviamente, visto l’esperienza maturata un po’ in tutti i generi fotografici che servono a coprire l’intero show, mi sono ritrovato ad essere un po’ il Jolly dell’agenzia che garantisce di riportare a casa un buon lavoro in ogni condizione, una gran soddisfazione che comporta però delle grandi corse spesso improvvise durante tutta la stagione!». 

Come è cambiata in questi anni la fotografia di moda durante le sfilate?

«Da quando ho cominciato il numero di fotografi in passerella è diminuito dell’80%.

Lavoro in un’agenzia che ha cambiato il modo di realizzare foto di sfilata e soprattutto il rapporto con le grandi testate che si occupano di moda.

Adesso giriamo tutti con un computer, scattiamo e le foto vengono immediatamente processate e finiscono nel server del cliente.

In tempo reale praticamente.

Entro pochi minuti i clienti hanno le foto finite delle sfilate pubblicate live nei loro siti».

Il mondo dei social, Instagram in particolare, ha cambiato il tuo approccio al lavoro?

«Per qualcuno Instagram è un problema, non per me.

Io lo trovo un grande strumento di lavoro.

Praticamente lavoro solo con i social!

Da tempo non ho più uno studio, riesco a fare tutto con il cellulare.

Diciamolo chiaramente: la gran parte delle persone si accorge di te solo tramite i social».

Andrea Adriani è anche un appassionato d’arte vero?

«La bellezza è arte e l’arte è bellezza.

Lavoro e frequento alcuni artisti contemporanei da anni, persone molto stimolanti dal punto di vista lavorativo ma non solo, alcuni li posso definire veri amici.

Sono nate delle sinergie interessanti e così abbiamo deciso di realizzare un progetto chiamato ‘Beauty Fault’: ho messo i miei lavori fotografici sulle modelle in mano a degli artisti che hanno realizzato degli interventi a modo loro.

Sono tre anni che ci lavoriamo e a breve mostreremo i risultati di questo progetto.

L’idea è semplice: mostrare l’errore se c’è, della bellezza.

Io ho la fortuna di scattare foto alle donne più belle del mondo, con parrucchieri e make up artist incredibili.

Racconto la perfezione degli artisti della bellezza e con questo progetto è come se volessimo destrutturare questa combinazione per mostrarne ancora di più la forza rappresentativa».

E poi c’è la musica. Andrea Adriani non può stare senza le sue cuffie, Spotify sempre attivo. Le sue compilation sono davvero notevoli. Questo amore lo ha trasposto in foto.

«Da sempre faccio fotografie ai concerti per alcuni anni ho anche collaborato con Umbria Jazz, una soddisfazione enorme per me.

Quando a Perugia è stato rinnovato il Caffè Turreno, che è un posto molto legato alla musica, hanno voluto venti miei scatti per un’esposizione permanente che fa parte del progetto ‘Please don’t stop the music’, passate a prenderci un caffè cosi mi dite cosa ne pensate».

Per via delle lunghe nottate umbre sotto le stelle del jazz hai deciso di realizzare anche un altro progetto davvero interessante.

«Si chiamerà ‘5.59 AM’, un lavoro in divenire che spero diventerà prima o poi una mostra.

Quando finiscono anche le jam session di UJ e sta per arrivare l’alba, io sono ancora in giro in centro a Perugia con la mia fotocamera e a quell’ora incontri personaggi spesso improbabili.

Mentre quasi tutti dormono succedono cose anche strambe e io trovandomi lì non posso far altro che scattargli una foto, sarebbe un vero peccato essere lì e non lasciare alcuna traccia».

Altri lavori in cantiere?

«Non ci sono solo le sfilate nella mia vita, ovviamente.

Di recente ho lavorato per SEA, la società che gestisce l’aeroporto di Malpensa per cui ho scattato materiale da utilizzare per le loro attività di comunicazione: è stato molto interessante, davvero un bel lavoro.

Poi da qualche anno sono tornato a lavorare nella mia Perugia, nella mia Umbria e in futuro voglio dedicare tempo alla mia terra attraverso nuovi progetti e collaborazioni con aziende che si occupano di moda ma non solo, così come ho già iniziato a fare».

Un piccolo bilancio della tua carriera?

«Posso dire questo.

La fotografia fa parte di me.

Io vivo la fotografia e lo faccio insieme a tante persone che, come me, hanno dedicato la vita a scattare.

Grazie a questo lavoro ho conosciuto tantissime persone eccezionali, visitato luoghi e città incredibili.

È un lavoro molto duro, che ti porta via da casa e quando sei lontano spesso non vedi l’ora di tornare.

Poi, però, la voglia di ripartire è sempre troppo grande.

Sono una persona fortunata, ho inseguito da sempre senza mai mollare seppur tra un miliardo di difficoltà e sacrifici il mio sogno, faccio semplicemente quello che ho sempre voluto fare».

Per seguire Andrea Adriani

www.andreaadriani.com
facebook.com/adrianiandrea
instagram.com/adriani_andrea


Atmosphere


backstage


celebrity FRONT ROW


Redazionali


Caffè Turreno / Perugia


RITRATTI ARTISTI / MUSICISTI


Runway


COME TUTTO È INIZIATO 

di Andrea Adriani

Era l’estate dei miei 9 anni, una domenica mattina ancora mezzo addormentato uscendo dalla cameretta che dividevo con mio fratello in un palazzone alle porte di Perugia; chiusi la porta alle mie spalle e mi ritrovai nel buio corridoio dove vidi la signora al terzo piano del palazzo di fronte al nostro che stendeva i panni, ma, con mio enorme stupore, la scena in miniatura era proiettata sottosopra nel muro nero davanti a me!

Era come guardare la televisione al contrario già in HD (era il 1981); non so per quanto tempo rimasi imbambolato a guardare a testa in giù scene di vita quotidiana, finestre che si aprivano gente che chiacchierava in terrazza, tutto normale se non fosse che ero chiuso in una stanza scura… poi piano piano tutto si spense, ero sconvolto, convinto di aver visto gli alieni, alieni che però conoscevo bene perché erano i miei vicini!

Provai a raccontarlo a qualcuno tipo mia Madre ma… Mi ritrovai almeno altre mille volte nel buio del corridoio Magico… ma mai più niente!

Solo qualche anno dopo scoprii cos’era la Stenoscopia e realizzai che quella mattina una luce perfetta e irripetibile proiettò quelle immagini così incredibili attraverso la finestra dentro il bagno stretto e lungo che in quegli attimi magici diventò una gigantesca camera oscura fino al buco (stenopeico) della serratura davanti al mio volto rapito e sconvolto.

Da allora tutti i giorni faccio o penso qualcosa legato alla fotografia, perché alla fine è la fotografia che ha scelto me…

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