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Andrea Nero Cavargini – I COLORI DI NERO

Ritratto di Andrea Nero Cavargini nel laboratorio di disegno con il suo cane che dorme nel divano
3 min.

Andrea Nero Cavargini ha un mondo pieno di colori e di nero c’è solo la china. Ha cominciato come colorista, collabora con il mondo della pubblicità, della moda, è disegnatore e, nel frattempo, insegna ai ragazzi.

di Claudia Belli – foto Molotovstudio

Tra una tazza d’orzo e le attenzioni del suo cane Ghita, Andrea Nero Cavargini ci ha raccontato come si diventa professionista del disegno e come si affrontano i ritmi del suo mestiere.

Dunque Nero, mentre studiavi alla facoltà di Lettere e Filosofia ad Arezzo frequentavi il corso di Fumetto e Illustrazione alla Scuola Internazionale di Comics a Firenze: quanto è stato importante per la tua formazione questo duplice percorso?

«La doppia università fu merito dei miei genitori che mi imposero di iscrivermi anche ad una “scuola vera”, per usare le parole di mio padre, se volevo andare a Firenze.

In quel periodo ho conosciuto persone con cui sono ancora legato da profonda amicizia e sono cresciuto molto dal punto vista tecnico. Inoltre durante i corsi sono stato notato dal mio insegnante Simone Peruzzi, uno dei più talentuosi coloristi italiani, e dopo che mi sono diplomato mi ha preso come suo assistente per alcuni anni.

È stato un grande maestro di vita anche riguardo a serietà professionale e rapporto con colleghi e clienti».

Nel tuo mestiere arte ed esigenze dei clienti devono convivere, cosa significa essere un disegnatore?

«Non uso mai il termine artista quando parlo del mio lavoro, secondo me è un termine abusato da molti; vista la natura di quello che faccio ho sempre preferito definirmi artigiano.

Il mestiere del disegnatore è piuttosto impegnativo. Innanzitutto non è detto che la bravura porti in automatico ad avere un lavoro, ci vuole anche la fortuna di essere al posto giusto al momento giusto per ottenere un buon ingaggio.

Spesso poi i tempi di consegna sono molto stretti e alcuni possibili clienti vorrebbero pagarti solo con belle parole. Inoltre è un mestiere in cui è utile avere un piano “B”, o perlomeno essere pronti a cambiare o integrare».

Quanto è difficile essere creativi collaborando con i professionisti della moda?

«Il settore della moda è un mondo in cui non avrei mai pensato di finire; é particolare perché sei a contatto con persone dalla forte personalità e dall’estro creativo pronunciato, ma che spesso non sanno disegnare molto bene (ride ndr).

Devi prendere le bozze e le idee che ti inviano e creare il disegno finito esattamente come lo ha immaginato il cliente; è difficile poter mettere del proprio in un processo di questo tipo.

Per quanto riguarda i ritratti e le illustrazioni su commissione privata invece è molto più facile poter essere creativi».

«Non uso mai il termine artista quando parlo del mio lavoro, secondo me è un termine abusato da molti» Andrea nero Cavargini

Passi gran parte della giornata nel tuo studio, ti rimane del tempo da dedicare ai tuoi lavori personali?

«Poco! Solitamente la mia giornata inizia la mattina presto e, salvo quando devo uscire  per incontrare qualche cliente o perché insegno, resto alla scrivania almeno 10 o 12 ore filate. Il mio è un lavoro strano.

C’è un’alternanza tra periodi frenetici quando si è sotto consegna e periodi di calma piatta (si spera pochi) tra un lavoro e l’altro. Nei momenti più calmi cerco di portare avanti i miei progetti personali.

Scrivo, disegno storie e faccio illustrazioni, ma sono sempre attività subordinate al lavoro pagato e che quindi devo accantonare ogni qual volta mi entra una nuova commessa».

Dove cerchi gli stimoli per mettere in moto l’immaginazione e per dare forma alle idee?

«Tutto può diventare uno stimolo positivo. Dalla chiacchierata con un amico, al documentario che guardi in tv.

Cerco di andare spesso al cinema, vado ogni tanto a qualche concerto e visito le mostre degli artisti che mi piacciono.

Leggo, compro e studio cataloghi d’arte e artbook ogni volta che posso.

Ascolto la radio, guardo telefilm, faccio giochi di società e di ruolo, sia su carta che su schermo.

Tutte attività che  mi intrattengono con le trame delle loro storie e che allo stesso tempo mi forniscono spunti per quando ho bisogno di disegnare qualcosa».

«Ho sempre sognato di lavorare con i bambini, un pubblico molto ricettivo, esigente» Andrea Nero Cavargini

Il tuo studio è pieno di piccoli oggetti e pezzi da collezione, cosa significano per te?

«Mi è sempre piaciuto leggere. Libri e fumetti ingombrano ogni spazio a mia disposizione, a casa, al lavoro, perfino la mia vecchia camera  ne è piena.

Assieme ai film e alla musica rappresentano una grande fonte di ispirazione e di compagnia.

Buona parte del resto del mio ciarpame viene invece dalla necessità di una valvola di sfogo dopo aver perso papà.

Così mi sono riscoperto un pò bambino e quando sono andato a vivere per conto mio, per contrappasso alla serietà adulta della casa ho addobbato lo studio con oggetti e poster provenienti dalla mia vecchia camera, aggiungendone ogni tanto di nuovi.

Da vero nerd in stile The Big Bang Theory!».

Qualche anno fa hai dato vita insieme ad altri ragazzi all’Accademia del Fumetto, come nasce questa idea?

«Sono state due le ragioni che hanno messo in moto il tutto.

La prima è che volevo trasmettere il concetto che Fumetto e Illustrazione sono mezzi espressivi di tutto rispetto al pari di cinema e letteratura.

La seconda motivazione è legata all’impegno che mi ci è voluto per poter studiare ciò che mi piaceva, mi sono sempre considerato fortunato per aver avuto la possibilità di seguire il mio percorso.

Da questa consapevolezza è nata la voglia di creare qualcosa per altre persone con la mia stessa passione ma con minori possibilità».

Il Sito Ufficiale di Andrea Nero Cavargini

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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