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ANGELA FINOCCHIARO – IRONIA TAGLIENTE

Angela Finocchiaro
2 min.

Dopo il successo delle precedenti stagioni è tornata in Umbria Angela Finocchiaro, protagonista di «Open day» (con Bruno Sori, regia di Ruggero Cara) messo in scena al Politeama Clarici di Foligno e al teatro degli Illuminati di Città di Castello.

Sulla scena i tormenti di una madre e un padre separati da tempo, mediamente tritati dalla vita, entrambi sui cinquanta che si ritrovano faccia a faccia  alle prese con una figlia adolescente. Uno spettacolo ironico, tagliente e ricco di emozioni, dove s’intrecciano tensioni, speranze e qualche sorpresa.

Signora Finocchiaro, ancora un’indagine sulla crisi di coppia?

«In realtà i coniugi della pièce sono preoccupati per l’avvenire della figlia, ma finiscono per parlare di loro stessi, dei loro fallimenti o conflitti e cadono in una sorta di girone infernale e mentre loro non riescono a venire a capo dell’iscrizione alle superiori della figlia, proprio lei si scopre in fondo molto serena, con più chances rispetto a mamma e papà, eterni adolescenti anche nel rapporto con i loro, di genitori».

Il passato non è sempre come lo ricordi, il futuro non è mai come lo immagini, rilegge nella presentazione dello spettacolo: amara constatazione…

«È il fantastico umore tragico di Walter Fontana che mette i due protagonisti uno di fronte all’altro nella casa di campagna dove hanno trascorso gran parte della loro vita e dove hanno l’occasione di rimettersi in gioco e, a sprazzi, sembrano quasi riuscirci anche se alla fine è soprattutto  lui a constatare la propria sconfitta di vita».

Miss Universo, sempre di Walter Fontana, è stato uno snodo importante nella sua carriera d’attrice…

«Più che altro è stato fondamentale averlo conosciuto e aver cominciato allora una collaborazione proficua che continua tuttora».

Altro suo sodalizio artistico consolidato quello con Stefano Benni: altri progetti insieme?

«Per ora no perché il prossimo spettacolo sarà la versione italiana di ‘Calendar girls’ tratto dal film che narra la vicenda di alcune amiche inglesi non più giovani che posano nude su un calendario per  beneficenza a favore dell’arredo di un ospedale e finiscono  per fare tanti soldi da acquistare  un intero reparto: un successo in tutti i teatri d’Europa».

Al cinema ha tra l’altro interpretato ‘Benvenuti al Sud’ ispirato a un grande successo francese: non le sembra che Oltralpe riescano ad affrontare meglio temi più universali (es.’Quasi amici’) rispetto a noi?

«Perché noi siamo bigotti, legati al politically correct e giù ad autocensurarsi, mentre loro trovano la strada giusta, mettono intelligenza e sentimento nelle storie, anche quelle al limite come quella da lei ricordata, e fanno stare bene  tutti».

Nel’92 fu diretta da Alberto Sordi: un suo ricordo inedito?

«Io so solo che piangevo dal ridere anche quando sedevo accanto a lui in attesa del ciak (e dovevo rifarmi il trucco) perché aveva una verve incredibile, una capacità unica di divertire sul set come nei momenti di pausa  vissuti insieme».

Lei costituisce l’emblema della comicità femminile, un tempo molto poco frequentata contrariamente ad oggi, ma che aveva dei modelli precisi…

«La mia è la generazione che negli anni’70 ha appreso la lezione delle grandi, da Franca Valeri a Monica Vitti, fino alla Melato, attrici capaci di passare con naturalezza dal comico al drammatico».

Lei ha vinto il David e ricevuto importanti premi: preferisce il successo di pubblico o il riconoscimento della critica?

«Con ingordigia risponderei l’uno e l’altro: il pubblico è il pane quotidiano,  i premi sono un bel riconoscimento per  l’impegno che si mette nel lavoro».

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