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Pilot: nello spazio delle serie tv – Arriva Fargo

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Un bel respiro, su. True Detective e House of Cards sono finite – per ora –, Rust Cohle e Frank Underwood (immensi Matthew McConaughey e Kevin Spacey, vero?) si sono fatti da parte e ci sentiamo serialmente (sì, le serie tv stanno cambiando anche il lessico) tutti un po’ più soli.

Ma niente paura, arriva l’inverno ed ecco Fargo, dal 16 dicembre su Sky Atlantic. Oh, Fargo. Mettetevi un bel giaccone, maglioni pesanti, cappelli di lana perché si va dritti in Minnesota – tra le città di Bemidji, Duluth – dove nevica, nevica di brutto, e dove tutto sembra ricoperto da una spessa lastra di ghiaccio.

A partire dalla vita tranquillamente medio borghese di Lester Nygaard (Martin Freeman, già visto in Sherlock e nei panni di Bilbo Baggins de Lo Hobbit), svogliato venditore di assicurazioni e marito impaurito, che viene però letteralmente sconvolta dall’incontro pressoché casuale con Lorne Malvo, magistralmente incarnato dal fisico snello e dalla faccia sardonica di Billy Bob Thornton (come dimenticarlo in Babbo Bastardo o come ex-marito di Angelina Jolie?).

Malvo è un killer tanto sarcastico quanto spietato che coinvolge (e viene coinvolto) il povero Lester Nyggard in un assurdo, grottesco, talvolta macabro, anche divertente piano criminale. E in pratica Fargo si sviluppa sulle peripezie dei due che volenti o meno si trovano intrecciati l’uno all’altro, sempre tampinati dall’intuito della detective Molly Solverson (Allison Tolman, tra l’altro ospite allo scorso Roma Fiction Fest), ben più scaltra di tanti altri colleghi, tra cui il capo dipartimento della polizia Bill Oswalt (Bob Odenkirk, il mitico Saul Goodman di Breaking Bad!).

A dire la verità, la trama di Fargo non ha nulla di terribilmente originale, ma la serie non è importante per questo, bensì per l’atmosfera e lo stile inconfondibile, per la fotografia e la regia ispirati liberamente al film del 1996, intitolato Fargo appunto, che consacrò i fratelli Coen (non a caso produttori della prima stagione) e vinse il premio della Giuria a Cannes e due Oscar l’anno dopo. Così come la pellicola, i dieci episodi antologici ideati da Noah Hawley hanno ricevuto diversi riconoscimenti e come il celebre antenato sono assolutamente imperdibili. Fidatevi.

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