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Arthur Hunter Blair

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Immaginate lo studio di un artista che ha rifiutato la scena artistica inglese venticinque anni fa, è scappato in Italia e piombato in uno stato di isolamento, con l’unico scopo di produrre la sua arte. Ogni sua opera completa, dopo un’impressionante serie di processi elaborati e costosi (compreso quello della stampa sul suo antico torchio) è in mostra nel suo nascondiglio privato, lontano dagli occhi del mondo.

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Dopo così tanti anni di produzione non c’è un centimetro quadrato libero nelle pareti del suo studio magico, piene di schizzi, studi o lavori finiti. Più che uno studio è quasi un magazzino. Ma è uno spazio che ispira, odora di creatività, ed è denso di una vita di lavoro artistico di Arthur Hunter Blair.

Un anno fa Arthur è stato invitato a esibire le sue opere nella Galleria Hartlepool in Inghilterra. Partecipava come uno degli “Amici” del pittore e poeta John McCracken a una mostra gigantesca dal titolo “Amici e Influenze”. Mentre un paio di “Influenze” ottenevano tutta la pubblicità (Freud, Bacon), tutti gli “Amici” rimanevano relegati nel dimenticatoio. Non era cambiato nulla dagli anni sessanta, settanta e ottanta, quando Arthur era ancora parte di un mondo che esibiva la propria arte aspettandosi che il pubblico pensasse e giudicasse da sé, invece di ricercare e seguire ciecamente le celebrità. Ma in ogni caso la partecipazione alla collettiva londinese ha spinto Arthur a uscire dal proprio isolamento e decidere di offrire alcuni dei suoi lavori, il suo tesoro sepolto, al giudizio del pubblico. L’artista inglese ha battezzato la sua iniziativa “Portfolio Society”, includendo in essa le opere in bianco e nero, realizzate stampando incisioni in legno. Se visitate il sito web di Blair potete trovare i dettagli del progetto e diventarne partecipi.

Arthur è un uomo attraente che dimostra meno della sua età. Porta un orecchino ad anello e il suo stile è quello del classico artista ribelle: rifiuta la scena internazionale dell’arte “centrata sulle celebrità”; è un ingegnere meccanico contro il progresso; è un monaco Zen contro la religione; non ama che gli siano scattate foto e tutto quello che siamo riusciti a carpire di lui è una silhouette scura che lo ritrae. È comunque un uomo conscio di aver creato una scuola e deciso a farla conoscere.

Vi presentiamo alcune immagini del laboratorio dove Arthur Hunter Blair ha lavorato a temi riguardanti la mitologia, la religione, la filosofia, la fisica e la natura.

La relazione tra la vita e la morte è un tema ricorrente nel lavoro dell’artista. Dal suo punto di vista, la linea di confine tra vita e morte è in dissolvenza, sia nella sua mente che nel suo studio. Potete trovare altre immagini del lavoro di Arthur, nonché i suoi contatti, sul sito www.the-mag.org.

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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