“Bella e ferita, la mia terra vuole ripartire”, il fotoreportage da Norcia di Alessandro Fontani

Il reportage fotografico di Alessandro Fontani, spoletino da anni residente in Toscana e fotografo per passione che è tornato nella sua terra per documentare quello che è Norcia a 4 anni dal terremoto

Testo di Redazione/Alessandro Fontani Foto di Alessandro Fontani

Sono passati quattro anni dal terremoto che sconvolse il Centro Italia e che colpì duramente l’Umbria, Norcia e la Valnerina in particolare.

Una ferita che, invece di rimarginarsi, si è allargata sempre di più, complice una burocrazia infinita e una macchina della ricostruzione che procede a passi piccolissimi.

I governi si sono succeduti, così come gli appelli della popolazione, ma a quanto pare la strada è ancora molto lunga.

In attesa che qualcosa cominci a funzionare veramente, quella ferita allargata continua a sanguinare.

Come testimonia il reportage di Alessandro Fontani, spoletino che da qualche anno vive in Toscana e che, complice l’estate, la sua passione per la fotografia e la voglia di rivedere la sua terra, si è recato a Norcia per vedere con i suoi occhi come stanno realmente le cose.

The Mag ha deciso di ospitare gli scatti di Fontani.

Gli abbiamo anche chiesto di raccontarci le sensazioni e i pensieri che lo hanno attraversato durante questa visita nella sua terra colpita nel cuore.



Da umbro trasferito da anni in Toscana, in questa strana estate post lockdown ho scelto di passare un po’ di tempo con la famiglia nella mia terra di origine.

Lì dove si respira ovunque bellezza e preziosa lentezza.

Questa è la piccola cronaca per immagini di una giornata a Norcia, visitata anche e non solo per far capire a mia moglie e ai nostri figli cosa vuol dire essere colpiti dal terremoto.

Da ormai venti lunghi anni ho lasciato la mia amata Spoleto in Umbria per andare a vivere in Toscana, del terremoto ho ricordi adolescenziali difficili legati a notti insonni dove al minimo scricchiolio ci si svegliava in attesa a volte fortunatamente vana del “boato” nel buio, dei rumori degli oggetti che cadevano e dei miei genitori che passato l’istante peggiore spesso e volentieri vestivano me e mio fratello sopra i pigiami e con due coperte e poco altro ci infilavano in auto in attesa della mattina.

Difficile spiegare a parole quegli istanti che comunque nel caso della mia città di origine non sono fortunatamente mai stati fatali.

Tornare in Umbria per me è anche questo, ho sempre il pensiero su quelle notti e mi addolora il pensiero che tanti abbiano perso tutto per colpa del terremoto.

Da anni coltivavo il desiderio di documentare spontaneamente la situazione dopo gli eventi del 2016, mettendo da parte il desiderio di stupire con foto inutilmente perfette, in uno dei tanti luoghi colpiti dal terremoto.

Da undici anni opero in un circolo fotografico virtuoso e attento al sociale in provincia di Firenze di cui sono diventato presidente.

Ho portato con me a Norcia la fedele mirrorless, perfetta compagna di viaggio, ma poi per velocità di azione visto il poco tempo a disposizione tipico delle girate in famiglia, ho virato verso l’uso dello smartphone che pur con limiti tecnologici legati a lenti e sensore regala, se si ha occhio per inquadrare evitando il superfluo, un taglio “street” fondamentale se si desidera massima spontaneità nella raccolta di quanto visto camminando.

Il risultato finale, dopo crop e leggera post-produzione, è una incisiva documentazione della situazione.

Norcia è stata ferita dal terremoto del 30 ottobre 2016 con grande violenza ed il disagio e la paura all’interno delle mura sono evidenti nell’osservare la situazione da vicino e nell’ascoltare chi ci abita.

Parlando con la signora per strada, il norcino e il barista, è chiarissimo come la burocrazia spesso radicalizzata nei vari passaggi italici tra un ufficio e l’altro con leggi e regolamenti che si accavallano, rallenti pesantemente tutto l’iter per ricostruire il ricostruibile.

I soldi ci sono ma arrivano con lentezza come i permessi, gli umbri con umile disciplina e coraggio continuano comunque a vivere nel cuore del terremoto arrangiandosi come meglio si può.

Molte attività sono andate perse, altre provano a sopravvivere all’esterno delle mura.

Tanti edifici sono chiusi e posti solo in sicurezza provvisoria.

Questa è Norcia oggi, una città bella e ferita che ha voglia di ripartire e che merita attenzione.


BIO Alessandro Fontani

Sono nato a Spoleto, nell’anno dell’uomo sulla luna, dall’amore di mio padre toscano e di mia madre spoletina.

Ho studiato informatica a Foligno, mi sono trasferito prima a Pisa poi a Firenze dove ho abitato a lungo in centro e in altre zone periferiche facendo tante preziose amicizie e lì ho conosciuto la mia bella moglie inglese trasferendomi poi in un paese, Montespertoli, a misura d’uomo nella splendida campagna intorno a Firenze per far crescere i nostri figli in una dimensione piccola ma stimolante sotto il profilo umano.

Gestisco il commerciale di un azienda umbra legata al mondo dei caminetti, barbecue, forni, sistemi riscaldanti e canne fumarie. Sono un appassionato di fotografia ed un fanatico di musica.

Amo profondamente la Toscana, l’Umbria e l’Inghilterra.

Questo sono, Alessandro.

facebook.com/AlessandroFontani

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Redazione di the mag

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