Bentornato Raffaello! Il ritorno dello Sposalizio della Vergine in 3D a Città di Castello

Un evento covid-free ha salutato il ritorno dello Sposalizio della Vergine in 3D, nella sua cornice originaria, a Città di Castello

TESTI: REDAZIONE / FOTO: ENRICO MILANESI

Prima la digitalizzazione, ben 4250 fotogrammi, poi speciali algoritmi che ricompongono l’immagine, e infine la lavorazione su supporto fisico. Risultato? Un clone visivamente identico al dipinto originale, nella microscopica esattezza dei dettagli, fino al rilievo materico della pennellata. In questo caso, lo Sposalizio della Vergine, l’opera con cui, nel 1504, a ventun anni, Raffaello diventò davvero Raffaello.

 

Un’operazione concretizzata da Haltadefinizione, compagnia hi tech nel campo della digitalizzazione di opere d’arte, da un’idea del ricercatore e regista tifernate Giuseppe Sterparelli, che racconterà l’operazione in un futuro documentario. Sfondo del ritorno tecnologico è Città di Castello, una delle pochissime città che accolsero Raffaello da giovanissimo e che ne capirono il genio. Il 23 dicembre 2020 la chiesa di San Francesco ha visto entrare il perfetto clone del dipinto di Brera nella stessa cappella barocca da cui l’opera fu trafugata 222 anni prima (nel gennaio del 1798, grazie ad una raccolta firma forzosa a favore del generale napoleonico Giuseppe Lechi). Il clone, o per meglio dire, la “copia unica” del dipinto è contornata dalla cornice lignea, restaurata appositamente da Maria Cristina Bartoli (con supervisione di Paolo Pettinari, di formazione Opificio Pietre Dure) ed è esplorabile con QR Code, che permette di “entrare” nell’opera e ingrandirla fino ai particolari più nascosti.

Per celebrare l’evento hanno risuonato nella chiesa le note dell’orchestrazione di Salvatore Sciarrino, Leone d’Oro e cittadino onorario di Città di Castello, dedicate proprio allo “Sposalizio” di Raffaello, in un particolare light design curato dai “Tifernauti”, Alberto Brizi e Marco Capaccioni, mentre i visitatori sono stati accolti in condizioni di massima sicurezza dai volontari dell’Associazione “Rose di Gerico”.

Esternamente le proiezioni con immagini del dipinto (offerte dal Rotary tifernate) hanno regalato un’estensione del momento anche ai passanti e ai tanti che si sono fermati a guardare: sulla stessa facciata della chiesa (ancora vicina a quella che vide Raffaello), si sono susseguiti i volti degli sposi e degli astanti, quelli delle dame del corteo, il tempio bramantesco, le firme cinquecentesche dei committenti del quadro e i ritratti di Raffaello, risalenti proprio ai suoi anni tifernati.
Un evento sul filo di lana dell’anniversario Raffaello 1520/2020, che ha trovato il modo di illuminare un Natale difficile, dandosi comunque “dal vivo” e come segnale di ripartenza ottenendo anche un’ottima risposta mediatica. Ora l’attesa è per la mostra nazionale “Raffaello giovane e il suo sguardo”, posticipata a settembre, dove sarà presente anche il disegno preparatorio dello “Sposalizio”: un altro momento di grande attesa e un cerchio (perfetto) che si chiude.

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Redazione di the mag

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