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Biennale di Architettura 2018 – Arcipelago Italia

2 min.

Si è conclusa lo scorso 25 novembre la Sedicesima Mostra Internazionale di Architettura, punto di riferimento in quanto a visioni, innovazione e aggiornamento oltre che a momento di crescita professionale e personale per noi architetti, e non solo.

a cura di Architetti nell’Altotevere Libera Associazione

Dal titolo “Freespace”, la Biennale Architettura 2018, curata da Yvonne Farrell e Shelley McNamara pone al centro dell’attenzione la questione dello spazio libero e gratuito che può essere generato quando il progetto è ispirato da generosità ed è espressione della volontà di accoglienza.

Si indaga poi sulla qualità dello spazio pubblico e privato, dello spazio urbano, del territorio e del paesaggio, quali riferimenti principali e finalità  della stessa architettura.

In questo contesto si è inserito il tema del Padiglione Italia, mostra curata dall’Architetto Mario Cucinella, intitolata “Arcipelago Italia”.

Qui si distoglie l’attenzione dell’architettura dalle grandi metropoli, per concentrarsi sullo spazio fisico del nostro Paese, caratterizzato da territori ricchi di un patrimonio culturale importante, eterogenei culturalmente e diversi nel loro paesaggio.

Vista sotto questa prospettiva l’Italia altro non è che un Arcipelago territoriale costituito dagli insediamenti urbani e rurali e dal paesaggio che li collega: un’unica grande città diffusa policentrica collegata da un’infrastruttura verde che è l’Appenino.

In questo viaggio è emersa la parte invisibile e ferita del Paese, ma ricca di potenzialità e di bellezza.

La bellezza ha infatti da sempre prodotto spazio urbano di qualità, in cui dimensione urbana, territorio e comunità si sono rappresentate.

Cucinella ha proposto una prospettiva nuova per guardare il Paese, nella quale l’architettura contemporanea è protagonista e costituisce una opportunità e una grande risorsa per tutta la comunità.

L’itinerario prevedeva un centinaio di tappe, suggerite da piccole architetture di qualità realizzate negli ultimi anni in dialogo con esempi tratti dalla storia.

Il viaggio ha attraversato l’arco alpino e la dorsale appenninica per poi giungere nelle isole.

In tutto questo percorso si è conosciuta perfettamente la relazione tra architettura e paesaggio e si sono affrontate le questioni più attuali, indagate per grandi ambiti e da differenti punti di vista: sostenibilità e ambiente, inclusione sociale e condivisione dei patrimoni immateriali, terremoti e memoria collettiva, lavoro e salute, rigenerazione e creatività contemporanea.

Qui abbiamo trovato anche due esempi molto importanti per il territorio altotiberino: la Caserma Archeologica di Sansepolcro e la Collezione Burri agli Ex Essiccatoi del Tabacco di Città di Castello.

Il primo è la riqualificazione dello spazio pubblico di Palazzo Muglioni, un importante edificio rinascimentale con grande valore storico artistico, da parte dell’Associazione CasermArcheologica che ha deciso di voler guardare oltre la crisi, creando un contesto in cui è possibile coltivare una visione, attraverso l’arte contemporanea, vocata per natura all’innovazione.

Gli Ex Seccatoi del Tabacco, invece, inaugurati nel 1990, sono un importante esempio di archeologia industriale, recuperati secondo la volontà del Maestro Alberto Burri che li ha immaginati come luogo adatto ad ospitare le sue ultime creazioni.

In questo meraviglioso viaggio è emerso il grande valore che è stato attribuito alla qualità di un’architettura costruita, che parta dal confronto e dal dialogo con le comunità per rispondere innanzitutto alle loro aspirazioni e desideri.

“[…] Come il tempo ha dimostrato, dissociare l’architettura dalle persone e dai bisogni si è rivelata un’operazione dannosa, che da una parte ha creato un’idea di modernità sempre più estranea alle culture e alle comunità, e dall’altra ha determinato una mancanza di qualità e bellezza.  Storicamente l’architettura del nostro paese è sempre stata espressione di qualità e bellezza, riflesso della comunità. Non si tratta solo di costruire o di ricostruire, ma di intercettare ambizioni e bisogni, per capire dove si è spezzato quell’anello che per secoli ci ha permesso di interpretare i desideri dei territori e di trasformarli in architettura.”

Mario Cucinella, Irene Giglio, Valentina Porceddu, Valentina Torrente, Laura Zevi.

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Redazione di the mag

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