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“BLACK KNOT”, COME NASCE UN NOIR

2 min.

Il perugino David Ferracci ci racconta il grande lavoro dietro la sua graphic novel ambientata in un’America ucronica. Un’opera dove si scopre che morire non è sempre la fine di tutto.

Lo abbiamo conosciuto nel numero scorso di The Mag, quando ha realizzato per noi un’incredibile tavola originale su Terry Gilliam.

Parliamo di David Ferracci, illustratore del collettivo “Becoming X” – di cui già vi abbiamo ampiamente parlato – e a cui stavolta abbiamo voluto chiedere qualcosa di più su “Black Knot”, una graphic novel a sfondo poliziesco nata dalla sua mente (e dalla sua mano) con l’aiuto di Giovanni “Fubi” Guida

Un’opera estremamente affascinante, ambientata in un’ucronia dove l’America è così simile ma così diversa da quella che conosciamo e che ci farà scoprire come alle volte morire non è la fine di tutto.

Uno degli aspetti più intriganti di Black Knot sta proprio nel grande lavoro fatto dal nostro Ferracci, con tavole dotate di notevole potenza visiva.

Abbiamo fatto qualche domanda a David per capire qualcosa di più di questo lavoro.

Da dove nasce l’idea di Black Knot?

«Nasce dai miei viaggi in treno durante la Scuola di Comics a Roma attorno il 2012.

In quel periodo ero molto suggestionato da un certo tipo di ibridazione dei generi nel fumetto e mi sarebbe piaciuto riproporla usando il Noir come base.

Ho cominciato a scrivere creando dapprima il protagonista e poi, come una sorta di suo diario personale, raccontare i suoi casi.

Lui stesso usciva dal classico cliché dell’investigatore privato poiché possedeva il potere di poter comunicare con i morti (pur avendo tutte le carte in tavola di alcolismo e depressione).

Per completare l’obiettivo ho associato alla storia un’ambientazione dapprima futuristica, poi ucronica, ossia una sorta di deviazione temporale, dove il percorso storico aveva preso tutt’altra piega.

Questo tipo di ambientazione mi ha permesso di avere una base storica solida su cui poi poter fare delle variazioni e lavorare di design.

La fase di documentazione iniziale mi ha richiesto parecchio tempo, ma all’epoca avevo tutto il tempo per creare una ‘bibbia’ completa di tutto l’occorrente».

Che tipo di lavoro c’è dietro una graphic novel come questa?

«In primo luogo ho completato tutta la successione degli eventi in maniera cronologica.

A un certo punto ho sentito la mancanza di quel tocco di personalità e stile di scrittura che a me ovviamente mancava.

Così ho fatto un passo indietro e ho coinvolto Giovanni “Fubi” Guida.

Lui da grande professionista ha preso tutta la mia matassa di documentazione scritta e disegnata e gli ha dato un certo taglio.

Poi sono passato alla fase di storyboard e layout per improntare la struttura delle pagine e avere un’idea ben precisa di quello che sarebbe stato il risultato finale.

E’ stata la fase più lunga, dove ho potuto creare uno stile narrativo grafico e mettere in pratica anni di letture.

Fatto questo sono passato direttamente alle chine.

Tutte queste fasi sono state supervisionate dall’editor Luca Frigerio che ci ha seguito fase dopo fase dalla scrittura alle tavole complete.

In seguito, in parallelo alla fase di lettering a cura di Marco Della Verde, Alessandra Delfino ed io abbiamo creato la veste grafica dell’intero progetto dall’intestazione del titolo all’impaginazione del colophon.

Una volta stampato, abbiamo cominciato a lavorare sulla pubblicità.

Ovviamente lavorando io nel mondo del videomaking ho colto la palla al balzo unendo le due cose.

Non ho solo creato il booktrailer con una colonna sonora originale composta ad hoc da Tommaso Angelini, ma ho creato anche tutta una serie di contenuti multimediali che permettessero al futuro lettore di gustarne più di un semplice assaggio».

È previsto un seguito? Progetti futuri?

«Ci sono sicuramente buone intenzioni per il volume 2 di Black Knot.

La necessità mia e di Fubi di sperimentare e raccontare la storia di questi personaggi ci galvanizza.

C’è l’intenzione di dare più respiro a una storia di atmosfera che lo richiede.

Aggiustare il tiro cercando di analizzare valutando anche i feedback che abbiamo ricevuto dai lettori del primo volume.

Alzare l’asticella a livello narrativo sia grafico che scritto».

amazon.it/Black-Knot

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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