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Sul filo dell’etica: Brunello Cucinelli si racconta e ai giovani che cercano lavoro dice: «Il curriculum? Meglio portarlo a mano»

Brunello Cucinelli di fronte al teatro di Solomeo
2 min.

Brunello Cucinelli racconta del suo passato «di quando, non avevamo una lira, ma eravamo felici» e ai giovani che cercano lavoro dice: «Il curriculum? Meglio portarlo a mano, suonare al campanello delle aziende e presentarsi»

Di Cristina Crisci – Le foto di Brunello Cucinelli sono di Sante Castignani (in evidenza) e Atvreport (in articolo)

Brunello Cucinelli, con la sua lezione sospesa tra etica, imprenditoria, filosofia di vita e quotazioni in borsa, ha riempito la sala gotica del Museo del Duomo a Città di Castello, su invito dall’associazione Sulle Orme di Francesco. Centinaia i giovani, gli imprenditori e le persone che hanno partecipato all’incontro (introdotto da Franco Ciliberti e dal vescovo monsignor Domenico Cancian). La luce della fede torna molto spesso nelle parole di Cucinelli, conosciuto nel mondo come il re del cachemire, uno la cui ‘parabola’ di imprenditore umanista ed etico sta facendo parlare tantissimo di sé.

E lo si capisce subito: «La crisi della civiltà è perché i grandi valori si sono a affievoliti, il Papa ci invita ad un risveglio: bisogna essere custodi del Creato. Mio nonno diceva: ‘Che Dio vi mandi il giusto vento, la giusta nebbia’. Questo perché bisogna credere in un equilibrio di giustizia tra profitto e dono. L’essere umano è tanto più creativo quanto è più a posto con il Creato. Vivi secondo natura, rispetta gli altri».

Brunello Cucinelli parla al pubblico della Sala Gotica del Duomo

Parla a lungo citando Sant’Agostino, Socrate, Kant, l’amore per la conoscenza, il made in Italy, la qualità dei prodotti e l’Umbria: «Viviamo nel posto più bello al mondo». In un’epoca dove tutto va velocissimo nella sua azienda i colleghi non si possono mandare mail di lavoro dopo l’orario di chiusura (le 17,30): «Ci vuole riposo per conservare l’anima creativa. Sì perché il rapporto tra le persone è la cosa più importante da coltivare. Occorre vivere e produrre un risveglio morale e civile, respirare e tornare alla semplicità. E soprattutto tempo per noi stessi: noi dobbiamo curare l’anima. L’anima deve mangiare tutti i giorni».

Nelle parole di Cucinelli riecheggia spesso l’eco della sua infanzia contadina, la semplicità e la profondità dei rapporti col padre, del quale cita frasi di vita. Come quando decise di fondare la sua azienda. Era il 1978 e, diplomato geometra, aveva lasciato gli studi alla facoltà di Ingegneria per iniziare a produrre maglioni in cachemire colorati.«Un giorno dissi a mio padre: ‘Mi metto a fare cachemire’. Lui rispose: ‘Fai un po’ tu, che Dio ti aiuti». Ispirato da quell’idea nuova e contro ogni pensiero pessimista, sviluppa «il grande sogno di un lavoro rispettoso della dignità morale ed economica dell’uomo. Il sogno di un capitalismo che valorizzi l’uomo».

Ritratto di Brunello Cucinelli

La sua ricetta coniuga una profonda conoscenza dei grandi del passato, ma lo sguardo è rivolto al futuro, così lontano che ogni sua azione è come pensata per durare nei secoli. «L’innovazione, insieme all’umana sostenibilità, è un valore che porta alla genialità. Un’azienda è di successo se tutti lavorano bene. Tutti i dipendenti dell’impresa (1.500 in questo caso, ndr) aggiungono un loro grado di genialità sotto diverse forme», dice alla folta platea che lo segue mentre racconta di come decise, nel 2012, di quotare l’azienda alla Borsa di Milano.

Ma anche quando racconta del suo profondo legame col Monastero di San Benedetto a Norcia dove va spesso a curare l’anima, o indietro nel tempo nel 1985 quando acquistò il Castello diroccato di Solomeo per farne la sede della sua azienda. Eppure sdrammatizza e ammette che, in realtà, più che l’imprenditore lui avrebbe voluto fare il monaco part time.

Il pubblico intervenuto all'incontro con Brunello Cucinelli

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