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BURRI, 100 VOLTE GRAZIE

Cristina Crisci - the Mag
1 min.

Città di Castello ci sono 258 opere di Alberto Burri esposte in due musei. È stato lui a decidere dove e come, prima di morire, lasciando alla sua terra l’eredità più grande.

Qui era nato il 12 marzo 1915, se ne andò giovanissimo per la guerra, fu prigioniero in Texas, iniziò a dipingere, partì medico, si scoprì artista. Aveva una casa a Roma, un’altra a Nizza e anche a Los Angeles, ma le colline dell’Umbria erano nel suo cuore e lì, dove battono le radici più profonde, Alberto Burri amava tornare, incontrare gli amici, quelli che lo conoscevano bene, da prima che il mondo si accorgesse di lui. 100 anni dopo a Città di Castello, il 12 marzo 2015 si è svolta una giornata speciale che ha inaugurato ufficialmente l’anno del Centenario. Il ministro Franceschini davanti alle sue opere ha detto: «L’Italia intera è orgogliosa di Burri».

Un francobollo speciale, i musei aperti, un concerto, il catalogo delle sue opere, la città illuminata di rosso. C’erano centinaia di persone sotto casa sua, in via del Palazzaccio, a ricordarlo. Forse quel momento lì è stato il più toccante, il più emozionale di tutti.

Oggi Burri è un gigante artistico, ma noi abbiamo voluto gettare uno sguardo anche verso l’uomo, ricordando la persona che era, ascoltando chi lo ha conosciuto e ha condiviso con lui i suoi esordi, le passioni, la sua fama, le giornate in campagna, le partite di calcio, la semplicità di una persona profondamente legata alla sua terra. Poi c’è molto altro in questo numero: un’intervista con la fotografa Nima Benati, un’altra ad Angela Finocchiaro, Laura Massetti in punta di piedi in un servizio che strizza l’occhio a Ballerina Project, l’avventura contemporanea del Post Modernissimo e per la China e la Matita un colorato contributo di Giovanni Bettacchioli pensato attorno a Burri… ancora, per dirgli 100 volte grazie.

Buona lettura, buona visione!

Un doveroso e piacevole ringraziamento a tutti coloro che hanno reso possibile questo numero, in special modo alle persone che hanno aperto i loro cassetti e ci hanno consentito di realizzare il nostro piccolo contribuito al maestro Burri, anche attraverso la pubblicazione di alcune foto tratte dai loro archivi privati.

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