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Come cambiano le cose – l’editoriale di Cristina Crisci

Ritratto di Cristina Crisci
1 Min. - tempo di lettura

Di volta in volta non è che le cose diventano più facili. Nel fluttuare continuo degli eventi cui spesso accenno quando scrivo questi piccoli editoriali, intendo proprio riferirmi alla madre di tutte le certezze: le cose cambiano.

L’editoriale di Cristina Crisci

Cambiano in continuazione e non c’è possibilità alcuna di fermarle. Nemmeno ai più audaci e temerari è concesso dominare all’infinito alcuna situazione. Allora si può fare solo una cosa: adattarsi ai cambiamenti e coglierne il senso giusto, se c’è; se non c’è invece bisogna inventarselo.

Adeguarsi ai cambiamenti può essere facile e anche emozionante; altre volte difficile perché il tempo va velocissimo e certe cose avrebbero bisogno di più spazio per dilatarsi fino a giungere a compimento (o magari è solo che siamo troppo lenti noi del tempo che corre, imperterrito). Di come le cose possano cambiare si parla in queste pagine, attraverso le storie, tante, di persone che dominano il loro tempo seguendo le passioni, tracciando strade nuovo, fino a diventare altro.

Come un attore che calca ogni giorno un palcoscenico diverso e da lì traccia la sua parabola, «necessaria quanto l’aria», dice Elio Germano ritratto sullo sfondo di Anghiari nella copertina di questo numero di The Mag, giugno luglio 2017.

A raccontare di come la vita possa cambiare è anche Brunello Cucinelli che non ha bisogno di presentazioni, uno che dal basso è salito nell’olimpo degli imprenditori più osannati per questo suo modo di vivere il tempo con un’etica particolarmente illuminata; ma anche Alessia Uccellini che tramanda la storia (lunga due secoli) del ristorante di famiglia dividendosi tra i fornelli e le quattro figlie.

C’è anche chi, come Nero Cavargini, a colpi di matita, il tempo lo disegna mentre Caterina Minni col suo Inchiostro vince la battaglia più difficile. Cambiano i luoghi, ma resta ancora il nostro piccolo servizio Around the World – seconda puntata – dedicato agli italiani che dall’Altotevere vivono all’estero. Si va fino in Nigeria.

Altro giro, altra corsa, andiamo piano che se chiudo gli occhi è già estate.

Buona lettura.

Ps: Grazie ai ragazzi che rispondono puntuali, grazie a tutte le persone che si lasciano raccontare con garbo e disponibilità, grazie a chi ci aiuta a vario modo a fare questo lavoro, a costruire ogni volta un giornale nuovo e sempre grazie a chi c’è stato, fino a qui.

 

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