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Carmen Consoli – “Meno confusa e più felice”

Carmen Consoli - L'abitudine di tornare
3 min.

Carmen Consoli Passa dall’addio a David Bowie alle violenze di Colonia per arrivare fino agli attentati di Parigi.

Ci mette dentro la musica, la sua esperienza di madre (ora) e figlia (prima) e le si illuminano gli occhi quando parla della bellezza della terra che l’ha accolta in questi giorni, Foligno.

di Andrea Luccioli

Ha dato il via al suo nuovo tour teatrale all’Auditorium San Domenico e lo ha fatto con una data zero da tutto esaurito e uno spettacolo fatto di arrangiamenti che, ci tiene a precisare, «sono stati ispirati da questa chiesa sconsacrata che ha una sua nota di sottofondo».

Carmen Consoli inizia a raccontarsi partendo dalla sua musica. Quale nota lo spiega lei stessa: «È un Fa diesis che vibra ovunque e che sta ispirando quello che stiamo scrivendo qui».

Maglia nera, sciarpa intorno al collo, jeans e sguardo intenso come la sua Sicilia. Marchi di fabbrica.

«Ho immaginato tre tipi di concerto. Uno per i palazzetti, contaminato da suoni elettronici. Il secondo in gruppo con tre donne e con venature più rock.

Infine il terzo, per i teatri, in cui riprendiamo gli archi e aggiungiamo le suggestioni della world music.

Alla fine la canzone resta sempre la stessa, è solo l’abito che cambia».

Carmen Consoli seduta su una poltrona con la chitarra a fianco

Carmen Consoli – L’abitudine di tornare

Tu quale preferisci?

«Non ho un’attitudine ‘super pop’, prediligo l’intimità del teatro.

E poi mi piace scoprire i posti dove vengo a suonare. Come Foligno. Una città che mi ha fornito l’occasione per vedere tante cose bellissime.

Tornando ai teatri, invece, posso dire che mi danno la possibilità di dialogare con le persone».

Abbiamo parlato di folignati. Ma la tua gente: i siciliani? Quelli, per intenderci, per cui un maestro come Vecchioni, di recente, non ha avuto parole dolci.

«Siamo generosi. Nel caso dei migranti, ad esempio, nessuno racconta mai quello che fanno i siciliani.

Non è bello vedere le nostre spiagge che puntualmente restituiscono oggetti provenienti dal mare.

Souvenir di cui faremmo a meno.

I siciliani si indebitano pur di offrire ospitalità. Siamo un popolo che sa di potersi arricchire umanamente grazie alle persone che arrivano, perché la diversità è un valore».

Quello dei migranti è un tema spinoso.

«Per anni siamo andati all’estero, penso all’Iraq o all’Afghanistan, a sventolare la bandiera della democrazia.

Questi popoli adesso ci chiedono aiuto.

Hanno creduto alle nostre parole e ora sono venuti a dirci: aiutateci che stiamo morendo».

Torniamo alla Sicilia.

«È una terra contraddittoria, la terra della mafia e che allo stesso tempo ha partorito i più grandi eroi della lotta alla mafia. Abbiamo il fuoco dell’Etna e il mare.

E nonostante tutto, nonostante i suoi malanni, la Sicilia vive perché è una terra generosa dove ci sono tanti Peppino Impastato.

Una terra cui non è stato dato quanto promesso, penso all’unità d’Italia.

Se avessimo avuto le nostre ricchezze o le opportunità che ci avevano promesso, le cose sarebbero diverse».

[quote]C’è una subcultura che autorizza il più forte a sopraffare il più debole. E noi madri dobbiamo educare i nostri figli per fargli capire che questa subcultura è sbagliata – Carmen Consoli[/quote]

Cosa ne pensi dei fatti di Colonia?

«C’è una subcultura che autorizza il più forte a sopraffare il più debole.  E noi madri dobbiamo educare i nostri figli per fargli capire che questa subcultura è sbagliata.

Al Sud, dalle mie parti, è la femmina che comanda.

Mio padre amava le donne. ‘Tu hai una marcia in più rispetto a noi maschi’ questo mi diceva mio padre,  un femminista che votava sempre le donne.

Al contrario delle donne che votavano i maschi.

La femmina non vota la femmina. Quindi io non so chi è che spinge questa subcultura del maschilismo, ma di certo dietro ci sono sia i maschi che le femmine».

Carmen Consoli ritratto con sguardo in camera mentre scrive uno spartito

Carmen Consoli 2016

Se ne è andato David Bowie. Chi era per te?

«Lui è stato papà per tutti, perché quando un artista incarna l’universalità, significa che è parte di tutti noi. Sono grata alla sua musica.

Non si è piegato al volere del pubblico, ha conciliato la sua esigenza creativa con il mondo del pop.

Quando ho saputo della sua morte all’inizio pensavo fosse una bufala. Poi, quando tutto è stato confermato, dentro di me ho avuto comunque una piccola consolazione: si sta facendo un bellissimo viaggio.

Siamo un po’ tutti Ziggy Stardust e per quel poco che sento, sento che se ne è andato in armonia».

 

[quote]«Siamo un po’ tutti Ziggy Stardust e per quel poco che sento, sento che se ne è andato in armonia» Carmen Consoli[/quote]

 

Eri a Parigi durante l’attentato al Bataclan vero?

«Sì, ero a Parigi. Abito proprio dietro il Bataclan e quella sera avevo la febbre. Sono andata a letto e nel dormiveglia ho sentito le mitragliatrici.

Il giorno dopo ho preso il primo volo e sono tornata, tornata da mio figlio. Mi spaventava tutto.

Ho pensato: questi hanno attaccato la gente comune. Nessuno è al sicuro. Tantissimi pensieri hanno affollato la mia mente.

Perché noi cittadini dobbiamo pagare per questioni di chi comanda che, invece, sta seduto al sicuro. Forse c’è qualcosa che non va in questi equilibri.

Da una parte del mondo c’è troppa ingordigia e dell’altra c’è chi cavalca il malcontento contro l’Occidente vestendo i panni di un Allah che non esiste.

Noi occidentali dovremmo essere meno ingordi e pensare che si può vivere in armonia».

La tua vita è in armonia?

«Sono un’equilibrista. Ed è importante, per me, vivere in armonia.

Sono riuscita a conciliare la musica con la nascita di mio figlio che è arrivato quando se ne è andato mio padre. Lui sa che sua mamma è fatta anche di musica, ascolta i miei pezzi e quando non gli piacciono me lo dice.

Sono stata lontana cinque anni dal mondo della musica. Poi ho ripreso a scrivere ed è arrivato un disco.

Mi sono detta: ci sarà ancora spazio per me?».

Noi crediamo proprio di sì.

Carmen Consoli Official Site

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