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Caterina Minni, l’inchiostro e tutto il peso della leggerezza

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«Inchiostro» di Caterina Minni possedeva tutti i requisiti per partecipare (e magari vincere) il Premio Pieve Saverio Tutino di Pieve Santo Stefano, dedicato ai diari.

L’articolo su Caterina Minni è di Sonia Pulcinelli

Veridicità, originalità e bellezza. Alla fine, il libro della giovane scrittrice tifernate Caterina Minni non ha vinto il riconoscimento (era in concorso nel 2015); ma ha lasciato un segno, probabilmente indelebile, che continua a far riflettere e coinvolgere il pubblico. Come quando Caterina ha presentato il libro alla libreria Paci di Città di Castello.

Ad accompagnarla durante l’incontro Nicola Maranesi, membro della direzione artistica del Premio Pieve, una delle prime persone a leggere il diario di Caterina: «Un diario con la “d” maiuscola – ha detto – Inchiostro è un racconto in presa diretta con la vita di un’adolescente affetta da anoressia», così Maranesi descrive il diario di Caterina.

Caterina Minni parla del suo libro

Che è davvero giovanissima, ha solo 17 anni; eppure ha già vissuto sulla sua pelle gli orrori dell’anoressia. Dalla più tenera infanzia si è trovata a fare i conti con una malattia che l’ha costretta a portare sulle spalle il macigno dei suoi 22 kg. Lei, una guerriera che più volte imbraccia le armi e altrettante le getta a terra, pronta a sventolare bandiera bianca.

La vita è una battaglia: ogni decisione, ogni respiro o parola delinea i contorni di una strategia da seguire. Proseguire lo scontro sembra un’impresa immane, ma Caterina non si arrende e riesce dove molti falliscono: «Ho trovato delle risposte, ho dovuto in qualche modo condividerle per aiutare chi, come me, vive o ha vissuto questa situazione». Ecco il diario, quindi.

Nelle sue parole l’intenzione di raccontare al mondo che l’anoressia non scaturisce guardando le modelle, magari per diventare come loro: l’anoressia è altro, molto altro. «Contavo le calorie, costringevo la mia famiglia mangiare quello che cucinavo sottoponendola a ricatti, cercavo di stare tutto il giorno in piedi a camminare. Tutto per dimagrire, per restare piccola». Ma c’è di più. La sensazione di onnipotenza, dopo essersi negata di mangiare e bere, lascia presto il posto all’incapacità di ribellarsi a quello che stava diventando uno stile di vita. E poi lo specchio: quella grande minaccia che la faceva sentire costantemente inadeguata.

Ritratto di Caterina Minni alla Libreria Paci

Così come nel diario, è evidente la maturità di Caterina nell’affrontare di fronte al pubblico temi come quello dell’anoressia, con un linguaggio semplice e diretto. La chiarezza è infatti il suo punto forte; permette al lettore di comprendere pienamente ogni passaggio del libro e a chi ascolta di entrare in sintonia con l’autrice.

L’esperienza di Caterina, nonostante la guarigione, non costituisce un capitolo chiuso e fa parte nella sua vita: è una realtà, quella dell’anoressia, ancora molto vicina a lei e che mai la lascerà davvero. Forse sbiadirà col tempo, ma i suoi contorni resteranno sempre. «Con la pubblicazione di In- chiostro – racconta – spero di riuscire ad aiutare le persone come me. Inchiostro è la prova che la vita può essere riscattata, che la normalità, a volte, è il traguardo più importante da raggiungere».

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