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Cecilia Berioli una guerriera armata di violoncello

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5 min.

Ho incontrato Cecilia Berioli circa sette anni fa: ero con mio figlio di sei anni che voleva suonare il violoncello. Da allora ho avuto modo di conoscere l’insegnante, la musicista, la donna, la madre, l’amica, la persona accogliente, entusiasta, propositiva, dolce e forte allo stesso tempo.

Questa violoncellista umbra, omonima della Santa protettrice dei musicisti, è portatrice di un messaggio: “La musica deve tornare a far parte della quotidianità”.

E lo divulga come una guerriera mitologica armata di violoncello. Anche io sono stata sua allieva, come la ragazza che ci porta un caffè al Caffé Magi di Città di Castello, dove ci ritroviamo a parlare di musica e di vita. Le chiedo se sia difficile per una donna affermarsi nel mondo della musica.

“No, assolutamente”, mi risponde. “Quello che è difficile, ma lo è per una donna come per un uomo, è combattere contro l’ignoranza e l’incompetenza, che spesso si sposano con l’arroganza e interrompono il dialogo. Essere donna è difficile solo quando ti confronti con una persona incompetente e ti trovi a dover dimostrare due volte quello che sai fare”.

Cecilia non si limita a eseguire, è una donna in continuo fermento creativo, espresso nella musica come nella vita di tutti i giorni.

Una delle sue passioni è la decorazione di interni e il suo gusto ha radici umbre che si rispecchiano nell’arredamento della sua casa a Deruta. È vero che il tema centrale della sua vita è la musica ma ciò non le ha impedito di dedicarsi ai suoi due figli, ormai adolescenti, lasciando da parte la carriera solistica. “Non è stata una rinuncia”, mi spiega, “piuttosto una scelta. È quello che ho voluto e sono stata fortunata ad avere due figli che hanno sviluppato molto presto una loro autonomia. La paura è di averli responsabilizzati presto. D’altra parte se penso ai circensi… ecco se i loro figli crescono bene perché non i miei?”

Sentire suonare Cecilia è un modo di avvicinarsi alla musica da vari punti di vista. Come lo è ascoltarla parlare della sua visione della musica e dei progetti in realizzazione con il suo nuovo gruppo Umbria Ensemble, che partirà in Ottobre per una tournée in Cina. Cecilia non è nuova al mondo asiatico. Qualche anno fa, in Giappone aveva conquistato il cuore dell’Imperatrice pianista, suonando con lei in ottetto.

Ma quella è ormai un’esperienza passata. “Con Umbria Ensemble sono riuscita finalmente a dare corpo alle idee in cui credo, a realizzare una vena creativa che sento naturale”, mi racconta. “La fortuna è stata trovare collaboratori eccellenti, con i quali condividere una stessa visione. Oltre a mio marito Luca Ranieri alla viola, ci sono Michele Rossetti al pianoforte e i violinisti Angelo Cicillini e Luca Venturi. Da soli non si può far molto, ma si riesce quando si condividono ideali senza troppi compromessi. Angelo è stato il mio primo violinista, da quando avevo nove anni. Siamo cresciuti insieme: suonavo con lui in quartetto a quindici anni, quando siamo andati per la prima volta in tournée all’estero, in Francia. Poi le nostre strade si sono separate e ora, dopo tanti anni di carriera, ci siamo ritrovati.

Il desiderio che ispira il gruppo è far tornare, prepotentemente quanto consapevolmente, la musica alla quotidianità. Il senso di questo obiettivo ha radici culturali, emotive e storiche. Prima della frattura, avvenuta circa tre secoli fa, tra la musica di tutti i giorni e la cosiddetta “musica colta”, i suoni erano presenti in ogni momento della giornata. – La bellezza salverà il mondo -, ha scritto Dostoevskij. E per me la musica, grazie alla bellezza e all’ordine che le sono intrinseche, può aiutare le persone a cambiare le proprie categorie di scelta, il modo di rapportarsi agli altri e al mondo”.

La scorsa estate, Umbria Ensemble ha registrato un Dvd dal titolo: Storie degli ultimi giorni, ispirato alla vita e alle opere di Luca Signorelli. È tratto da uno spettacolo teatrale ideato da Cecilia, in cui le opere pittoriche dell’artista umbro prendono vita, grazie alla danza e alla recitazione. Il tutto accompagnato dai musicisti che manifestano così la loro idea di musica integrata alla storia e all’arte del territorio.

Il rapporto di Cecilia con le proprie radici è ciò che mi ha sempre colpito. Così come la sua natura combattiva, che la rende un raro controesempio alla fuga di cervelli dall’Italia: “Umbria Ensemble  ha avuto un esordio piuttosto complesso”, mi racconta.

“Da una parte l’entusiasmo del pubblico che ne apprezzava l’originalità creativa; dall’altra il malumore e il disagio di certi colleghi o persone vicine all’ambiente artistico. È stato un profondo dispiacere, perché una nuova linfa creativa non dovrebbe mai essere percepita come uno strappo, ma piuttosto come un comune arricchimento. Forse ci vogliono tempo e pazienza, talvolta, perché le nuove idee vengano metabolizzate. D’altra parte, vivere e lavorare nel mio ambiente è per me una sfida basata sull’amore per l’Umbria, una regione in perfetto equilibrio tra natura e cultura, dotata di potenzialità ancora aperte”.

Umbria Ensemble presenterà nei prossimi mesi uno spettacolo intitolato Fratres e concepito da Cecilia. “Si basa su tre dialoghi immaginari”, mi spiega. “Ho avuto l’idea durante una passeggiata a Città di Castello con un amico straniero che mi ascoltava distratto mentre guardava estasiato il Duomo e i palazzi cittadini. Era stupito di come io potessi camminare in un contesto che per lui era solo da contemplare. Mi ha fatto pensare a come il nostro passato irrompa nella realtà quotidiana, non solo attraverso i monumenti, ma anche attraverso i costumi e gli atteggiamenti che abbiamo ereditato. Così ho pensato di far incontrare personaggi di epoche diverse”. “Nel primo quadro del trittico”, mi anticipa Cecilia, “San Francesco e Fortebraccio da Montone si incontrano, pur essendo cronologicamente separati da due secoli. Il guerriero aveva fatto della violenza il suo credo per riuscire a creare un impero dell’Italia Centrale. Fino a quando, nella battaglia dell’Aquila il 2 Giugno 1424, rimasto ferito, rifiutò le cure e il giorno successivo morì. Ho reso l’episodio un pretesto per un dialogo lirico immaginario tra il morente e San Francesco: i due si confrontano su un modello di esistenza ispirato alla pace contrapposta alla violenza”.

Lo spettacolo continuerà con un’opera teatrale e un balletto e la musica sarà il filo conduttore delle storie.

A fianco alla musicista, all’artista sempre in fermento creativo, c’è l’insegnante, ormai conosciuta da anni a Città di Castello e ora di ruolo nelle scuole musicali perugine. “Una volta un allievo mi ha chiesto quale e dove fosse la fabbrica dei violoncelli”, mi racconta Cecilia, che ha concepito un progetto per portare i ragazzi a conoscere le origini degli strumenti musicali. Il Bosco Didattico di Ponte Felcino ha inaugurato il percorso “La natura dell’arte”, dedicato alla liuteria, cioè all’arte di costruire strumenti musicali.

La nuova cartellonistica presenta le specie arboree da cui traggono origine i vari strumenti musicali: l’abete non è solo l’albero di Natale, ma anche il legno per il fondo di violini o violoncelli, per esempio. “Sono fiera del progetto, perché è qualcosa che rimarrà sul territorio per illustrare ai visitatori che lo strumento musicale non è un oggetto da museo, ma fa parte della vita di tutti i giorni”.

Dalla scuola ai concerti, dalla natura all’arte, dalla percezione della storia alla creazione musicale, il suono meraviglioso che proviene dal violoncello di Cecilia investe tutti gli ambiti della vita. La sua è una carriera in continua evoluzione, che segue una tattica precisa: “Se vuoi fare entrare la musica nella vita devi accerchiarla, e abbracciare ogni sua faccia”, mi confessa sorridendo.  “La mia teoria è che non si può mollare. Bisogna prenderla, se necessario, per sfinimento”.

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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