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Cecilia Morini – da CITTÀ di CASTELLO a RIO 2016: NELLA TESTA DEI CAMPIONI

Cecilia Morini
3 min.

«Motivazione, concentrazione, fiducia, gestione delle emozioni». La psicologa dello sport Cecilia Morini spiega subito quali sono i quattro fattori principali che possono trasformare un buon agonista in un campione o, al contrario, se uno di questi elementi vacilla, pregiudicarne il cammino.

Quella del 2016 della dottoressa Cecilia Morini non sarà un’estate qualunque; lavorando insieme ad Arianna Errigo, fiorettista argento individuale e oro a squadre a Londra 2012, e Matteo Piano, centrale della nazionale di volley ed ex Città di Castello, farà rotta verso le Olimpiadi di Rio de Janeiro (5-21 agosto) per seguire i suoi due atleti.

«Questa sarà la mia seconda Olimpiade – ci racconta la psicologa tifernate – A Londra andai con grande entusiasmo senza sapere cosa aspettarmi. Quest’anno il senso di responsabilità è decisamente maggiore, ma sono più consapevole e sicura del lavoro svolto.

Mi porto ancora dietro i brividi dell’ultima stoccata di Londra nel fioretto femminile a squadre e vedere così tre italiane sul podio. Sono emozioni che rimangono».

di Andrea Tafini

Come è nato il tuo rapporto professionale con Arianna Errigo e Matteo Piano?

«Prima di tutto mi piacerebbe dire che seguo molti altri ragazzi, magari meno famosi, che riservano molte soddisfazioni. Arianna e Matteo sono un grande motivo di orgoglio, non solo per il loro talento.

Quando ho incontrato la Errigo lei veniva da un momento difficile della sua carriera, aveva subito una pesante sconfitta al Mondiale del 2011 e doveva prepararsi per le sue prime Olimpiadi.

Quando le chiesi l’obiettivo, mi rispose: l’oro olimpico. Cominciammo subito a lavorare… conquistò “solo” l’argento individuale e l’oro a squadre.

Con Matteo lavoriamo dal 2014, lui è una spugna, prende tutto ciò che gli dai e lo valorizza».

Quali sono le differenze di approccio tra i due, tra uno sport individuale e uno sport di squadra?

«Arianna è puro talento, con lei facciamo un lavoro molto calibrato, mai sovraccaricarla. Gli atleti che fanno sport individuale richiedono di più l’intervento dello psicologo sportivo ma in realtà poi non cambia molto.

L’impegno è molto incentrato sull’atleta come persona, non solo sul miglioramento della performance.

La differenza è principalmente sui confini: non seguo un atleta in ritiro con la squadra o non entro negli spogliatoi durante una partita, cosa che può succedere invece con chi pratica sport individuali».

[quote]Quando sono con i miei atleti non mi accorgo neanche di lavorare, entro in stato di flow come diciamo noi psicologi, cioè sono assorbita dal momento presente.[/quote]

Arianna Errigo ha già raggiunto traguardi importanti a tutti i livelli: è più difficile lavorare con un atleta che deve confermarsi o con un emergente?

«Maggiori sono le aspettative, più pressione c’è, quindi il gioco si fa più duro ma anche più stimolante.

Quest’anno sarà sicuramente più difficile anche se per Arianna le cose cambiano poco: esordiente o campionessa affermata, lei vuole sempre vincere».

Come si svolge la collaborazione tra una psicologa sportiva e un’atleta durante il lungo periodo?

«Varia da atleta ad atleta, da sport a sport. Fare questo lavoro richiede una buona dose di adattamento. Iniziai nel 2007 con i tennisti e la mia più grande difficoltà era trovare costanza e tempo per gli appuntamenti.

Ora per fortuna c’è Skype che ci permette di colmare questa lacuna.

Cerco di seguirli per tutta la stagione, intensificando gli appuntamenti prima di competizioni di rilievo.

È molto importante vederli all’opera, respirare l’ambiente e comprendere le dinamiche dello sport che praticano».

A parità di talento, tra due sportivi, cosa fa veramente la differenza dal punto di vista psicologico?

«A caldo direi la capacità di saper perdere. La famosa resilienza, che consiste nel saper resistere alle frustrazioni. Parte del mio lavoro consiste nel guidare l’atleta a vivere le sconfitte che, se ben gestite, prepara a nuove vittorie».

In una competizione come le Olimpiadi, dove le gare sono concentrate in pochi giorni, su che cosa ti concentrerai?

«Alle Olimpiadi gli atleti sono confinati nel villaggio olimpico e i sistemi di sicurezza non permettono di avere molte interazioni con loro.

Non lavoreremo molto in quei giorni, ma percepisco con piacere immenso come Arianna e Matteo tengano alla mia presenza».

 

[quote]Ho unito la passione per la psicologia all’amore per lo sport[/quote]

 

Perché hai deciso di diventare psicologa sportiva?

«Ho unito la passione per la psicologia all’amore per lo sport, che racchiude valori importanti ed è una palestra di vita.

Mi affascinano tutte le dinamiche che entrano in azione quando si è a confronto con sé stessi e con gli altri. Lo sport è una risorsa che andrebbe valorizzata di più, soprattutto nel nostro paese.

Quando sono con i miei atleti non mi accorgo neanche di lavorare, entro in stato di flow come diciamo noi psicologi, cioè sono assorbita dal momento presente. È un grande privilegio poter fare questa professione».

Cecilia Morini

Cecilia Morini posa insieme a Matteo Piano nella redazione di the Mag a Città di Castello

Cecilia Morini e Matteo Piano

Cecilia Morini - portrait

Cecilia Morini per The Mag

Cecilia Morini - Città di Castello

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