C’era una volta un castello moresco, benvenuti a Rocchetta Mattei

Fondete insieme architettura medievale mitteleuropea, cupole moresche, figure mitologiche con un tocco di liberty italiano. Aggiungete una miscela eclettica e surreale di arte islamica, medievale e gotica, mosaici orientaleggianti, labirinti di scale escheriane, soffitti decorati a muqarnas e un eco di Gaudì in cima ad un’altura a Grizzana Morandi, sulle colline che circondano Bologna.

Testo e Foto di Maria Vittoria Malatesta Pierleoni

Il risultato si chiama Rocchetta Mattei ed è un edificio che non ci si aspetterebbe mai di scorgere tra gli Appennini.

Un maniero imponente, con torrette e cupole appuntite, finestre gotiche e merlature, un castello dallo stile eccentrico, voluto da un uomo altrettanto eclettico.

Appartenuto già a Matilde di Canossa, nel 1859 il Conte Cesare Mattei lo scelse infatti come dimora e laboratorio dei suoi studi di elettromeopatia, una scienza avversata dalla medicina ufficiale ma che lo rese noto ben oltre i confini nazionali citata persino nei Fratelli Karamazov di Dostoevskij.

Disciplina da lui inventata su cui iniziò a esercitarsi dopo la morte della madre, trae ispirazione dalle cure umorali di Ippocrate e alla medicina cinese, insieme a fondamenti di fitoterapia, magnetismo e alchimia attirò una variegata clientela internazionale.

L’intento del Conte Mattei era edificare un centro di cure alternative che accogliesse chiunque avesse perso ogni speranza.

La Rocchetta è tanto la materializzazione del percorso di guarigione che il sogno di uomo particolarmente innovativo per la sua epoca e finalmente dopo la chiusura forzata per le misure di contenimento della pandemia, riapre per presentare ai visitatori un giro inedito prevalentemente all’aria aperta.

Vista infatti la necessità di garantire che le visite rispettino le linee previste per l’emergenza sanitaria, i gestori, d’accordo con la Fondazione Carisbo proprietaria dell’immobile, hanno pensato di fare di necessità virtù e individuare un percorso che permetterà di scoprire il castello da un punto di vista insolito.

Già dalla scalinata monumentale d’ingresso si percepisce questo senso di avanzamento verso la conquista della salvezza, raggiungibile superando la limitata medicina tradizionale, rappresentata dalla statua di un’arpia che sostiene il mondo.

Oltrepassato l’ingresso, in stile arabeggiante, si percorre una scala che conduce ad un cortile scavato nella roccia, sormontato da un ippogrifo che introduce al cortile dei Leoni, fedele riproduzione del cortile della Alhambra a Granada.

Entrando ci si accorge della struttura labirintica dove nulla è ciò che sembra: i mosaici sono in realtà affreschi, gli arazzi disegni, le colonne e gli archi bianconeri non sono in marmo ma in legno.

Contribuiscono a meravigliare lo spettatore anche l’esplosione di stili responsabili di quell’atmosfera magica che ha fatto da sfondo alle pellicole Balsamus, l’uomo di Satana di Pupi Avati ed Enrico IV di Marco Bellocchio.

I visitatori avranno anche accesso alla Sala dei Novanta, la più spaziosa del castello, dove un video proiettato mostrerà loro le sale del terzo piano, provvisoriamente inaccessibili.

La Rocchetta è visitabile soltanto nei fine settimana e solo su prenotazione dal sito www.rocchetta-mattei.it

Il biglietto include la visita guidata, indispensabile per muoversi in sicurezza e immergersi totalmente nella sua suggestiva atmosfera.

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Maria Vittoria Malatesta Pierleoni

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