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Chef Enzo Neri – Città di Castello, New York, Dubai

Enzo Neri - the Mag
4 min.

Enzo Neri è uno chef con una storia di successo. Ha tutte le qualità per andare avanti in qualunque carriera: è brillante e determinato, responsabile e simpatico e, soprattutto, segue i suoi interessi e le sue passioni.


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Non è stato sempre così, come non è stato sempre facile percorrere la via del successo. Ho intervistato questo chef internazionale e vincitore di numerosi e importanti riconoscimenti al Caffè San Francesco di Città di Castello.

Proveniente da New York, la città dove ha vissuto finora, di passaggio a Città di Castello, ritorna a Dubai per iniziare una nuova avventura lavorativa.

Quando hai scoperto la passione per la cucina?

Enzo Neri : “Abbastanza tardi, avevo già trent’anni, ma da subito si è rivelata la mia strada. Da ragazzino il mio professore di arte mi aveva incoraggiato a iscrivermi al liceo artistico. Mio padre però non era d’accordo perché mi conosceva bene. Era preoccupato per il mio futuro e così mi spinse a iscrivermi a un istituto tecnico. Avevo una personalità portata per la scienza e la scelta si è rivelata giusta, infatti dopo il diploma ho trovato un  lavoro sicuro in ospedale.”

Non hai certo cominciato a cucinare mentre lavoravi in un ospedale!

Enzo Neri: “Ha ha! No davvero. Una sera d’estate ero in giro con un amico e ho rivisto un ragazzo di Città di Castello che conoscevo e che aveva lavorato a Londra per un periodo. Aveva appena aperto un suo ristorante, così gli ho detto: “Patrizio, come va il lavoro? Ti serve una mano?” E lui mi ha risposto: “Sì, passa da me domani mattina che ti trovo qualcosa da fare!”

Così la mattina dopo, anche se provato dai festeggiamenti della sera prima, sono andato da Patrizio Cesarini al ristorante Gildo. Per il resto dell’estate sono rimasto nella sua cucina a imparare e a divertirmi! Sapevo di aver trovato la mia strada.”

Che è successo una volta finita l’estate?

Enzo Neri: “Sono partito per l’Irlanda e al ritorno sono andato subito alla Scuola Bufalini di Città di Castello per iscrivermi a un corso di cucina. Sfortunatamente ero arrivato tardi per l’iscrizione e ho dovuto convincere il personale della scuola che avrei recuperato le lezioni mancanti. Essere ammesso in quella scuola in un modo così inconsueto mi ha portato a studiare e lavorare duramente ed è stato un bene perché essere un cuoco non è certo una passeggiata. In realtà è come essere in guerra! Da allora tutti i miei interessi si sono focalizzati attorno alla cucina. L’arte, i colori, la consistenza dei cibi, la scienza e la chimica, tutto  ha contribuito a nutrire il mio desiderio più profondo, quello di creare con le mie mani qualcosa che avesse un impatto positivo sulla vita e le emozioni delle persone. Il cibo produce questo effetto, anche più della pittura o della scultura.

The-Mag: E cosa è successo, una volta completato il corso triennale della Scuola Bufalini?

Enzo Neri: “Avevo imparato che cucinare non è solo mettere pentole sul fuoco ed ero pronto per il mio primo lavoro. “Il Postale” era l’unico ristorante a Città di Castello con una stella Michelin e lo chef Marco Bistarelli da bambino era stato uno studente di mia madre. Anche se non ci conoscevamo, penso che sia rimasto colpito dal mio entusiasmo e mi ha offerto un posto. Mi sentivo intimidito all’idea di lavorare nel migliore ristorante della città ed è stata una vera sfida proprio per gli standard molto alti di Marco. Mi è capitato di piangere qualche volta, lavorando per lui, ma ho imparato tantissimo e gli sono davvero grato. Mi ha anche incoraggiato a usare le mie conoscenze di chimica e fisica in cucina.”

E dopo l’esperienza con “Il Postale”?

Enzo Neri: “Avevo bisogno di imparare l’inglese.  Volevo superare le barriere tra me e i miei numerosi clienti stranieri. Comunicare è sempre stata una priorità nella mia vita, fa parte della mia personalità. Per le persone come me, non essere in grado di parlare e farsi capire è peggio che perdere l’uso di un braccio o una gamba.

In un ristorante di alto livello molti dei clienti sono stranieri e parlano inglese. Volevo comunicare con loro ma era davvero difficile.  Così sono partito per Londra e ho iniziato a lavorare per un signore di San Giustino, Vasco, che aveva aperto un ristorante lì nel 1971. Lo avevo trovato tramite un insegnante della scuola Bufalini, l’avevo chiamato al telefono e mi aveva offerto un lavoro.

Nei dieci anni successivi ho viaggiato in diverse nazioni, lavorato in diverse cucine e ho imparato e inventato in compagnia di grandi cuochi che, ognuno nel suo modo speciale, mi hanno aiutato a diventare quello che sono oggi. In Spagna ho lavorato per uno chef che si era formato in un ristorante da tre stelle Michelin. Mi ha aperto gli occhi sulla cucina molecolare. Sono stato al Ritz Carlton a Washington DC e ho imparato le tecniche della cucina sottovuoto.

Ho cominciato a vincere premi a Londra, Dubai e negli Stati Uniti, perché sperimentavo sempre qualcosa di nuovo. Poi mi sono trasferito a New York  e ho iniziato una nuova avventura come socio in un ristorante di Brooklyn, un’esperienza incredibile. Durante tutto il percorso, imparare l’inglese è stata la sfida più grande. Di fatto, vivere all’estero e doversi organizzare in tutto e per tutto in un inglese stentato non è stato facile. Con il mio inglese di oggi, la mia vita è totalmente diversa: non a caso quel ristorante di New York si chiama Broken English (Inglese Stentato).”

Eri nella Grande Mela quando è arrivato l’uragano Sandy?

Enzo Neri: “ Sì e l’atmosfera era davvero strana. Nel mio quartiere non  ci sono stati grossi problemi. Nessun black out o inondazioni, ma ciò non vuol dire che sia stato facile trovarsi al sicuro mentre così tante persone hanno dovuto affrontare il peggio.”

Qui in Italia viviamo un periodo in cui molti sperano che le riforme di governo possano migliorare le cose. Hai qualche consiglio per gli studenti che hai incontrato oggi alla scuola Bufalini durante il set fotografico?

Enzo Neri: “ La mia paura da ragazzo era vivere una vita in cui il lavoro fosse l’incubo da affrontare ogni mattina. È per questo che consiglio sempre di seguire le proprie passioni. Essere il cuoco di un ristorante non è solo un lavoro, è uno stile di vita fatto di tanti sacrifici ma anche di soddisfazioni: vedere le persone mangiare con gusto quello che prepari, vincere un premio o ricevere in cucina un bicchiere di vino speciale da parte di un cliente soddisfatto. Il mio consiglio è dedicarsi a ciò che si ama con la consapevolezza che anche una passione può cambiare nel momento in cui cresciamo e maturiamo come persone.”

È un peccato che ti stia trasferendo a Dubai, io vengo a New York ogni anno. Speravo di andare al Broken English e assaggiare il ragù di oca cucinato secondo la ricetta di tua nonna.

Enzo Neri : “ Sei mai stato a Dubai? Sono sicuro che ti piacerebbe! E il mio ragù di oca è buono in ogni parte del mondo. È una ricetta unica perchè è quella di mia nonna.”

maggiori informazioni su: enzoneri.com

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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