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CHEF RUBIO – CUCINA ON THE ROAD

chef Rubio
3 min.

Dieci anni fa, il giocatore di Rugby Gabriele Rubini si trasferì in Nuova Zelanda in forza ad un club di Wellington e lì, per mantenersi, iniziò a lavorare in un ristorante appassionandosi alla cucina.

Oggi quel ragazzo partito da Roma è uno dei personaggi televisivi più amati: Chef Rubio, indiscusso re di Unti e Bisunti (Dmax), il programma che ha fatto proseliti tra gli amanti del cibo, ma anche tra quelli che, pur mangiando più light, non disdegnano di buttare un occhio tra i vicoli dove regna lo street food, nelle taverne oppure nelle cucine più nascoste e veraci, svelate durante le tre serie del programma “Unti e bisunti” diventato un cult anche per quella sua impronta popolare, fatta di incontri on the road e per quel suo modo di ricordare al mondo quanto è bello mangiare cibi della tradizione.

Poco importa se sono un tantino calorici… a proposito, appena finita la terza serie, Gabriele tra le altre cose ci ha detto: «No, non credo che ci sarà una nuova stagione di Unti e Bisunti».

di Cristina Crisci

La sua prima volta in una cucina risale più o meno a dieci anni fa: com’è stata?
Chef Rubio: «Bella e piena di entusiasmo: ho cominciato a fare il lavapiatti in una piccola realtà nei Castelli Romani, poi sono andato in Nuova Zelanda e ho iniziato a cucinare. È stato il periodo più bello perché si vive tutto con entusiasmo maggiore».

Chef, lei poi ha girato tutto il mondo alla caccia di street food: in Italia che cosa ha scoperto?
«Tante realtà e tante situazioni che purtroppo stanno scomparendo e ho cercato di fare da cassa di risonanza, come se fossi il paladino del cibo di strada, della buona cucina e dell’identità regionale. Tuttavia non credo che basti il mio intervento, mi pare che a livello sociale e politico si vada verso una deriva. Io voglio migliorare questa situazione e muovere le coscienze per salvaguardare prodotti unici che abbiamo in tutte le parti d’Italia».

Il miglior compagno di viaggio?
«Me stesso. Non ci sono compagni di viaggio al di fuori di me stesso, basta essere presenti con la testa durante il viaggio e fare tesoro di tutto ciò che si incontra».

La cosa più estrema che ha mangiato? Quella più buona e quella più cattiva?
«La cosa più estrema… dipende dai punti di vista. Comunque il tofu marcio in Cina era molto hard sia come odore che come consistenza, ma era ugualmente interessante. Non esistono cose cattive, quelle cattive si mangiano per sbaglio in realtà ristorative dove non c’è passione, ma solo voglia di fare business».

Le è piaciuto «Unti e Bisunti» di quest’anno?
«Molto: mi è piaciuto perché so quanto è costato in termini di fatica, sudore, ore di sonno e tante emozioni. Anche se non fosse piaciuto come invece è piaciuto sarei stato soddisfatto per il lavoro svolto».

Progetti di lavoro futuri?
«Ci sono tante cose in ballo, purtroppo si dovrà tagliare qualcosa non sono ancora trino… e le energie vanno dosate bene per essere qualitative. Bisogna fare mente locale col management per la direzione che prenderemo nel 2016».

Se la chiamassero a fare l’ospite a Masterchef ci andrebbe?
«Mai».

[quote]Il miglior compagno di viaggio?
«Me stesso. Non ci sono compagni di viaggio al di fuori di me stesso, basta essere presenti con la testa durante il viaggio e fare tesoro di tutto ciò che si incontra».[/quote]

Perché?
«Non guardo molto la tv. Preferisco andare al cinema».

Chef Rubio e le donne…
«Ho un rapporto molto buono con le donne. Cerco di avvicinarmi a persone che possono avere la sensibilità di capire il tipo di faccia e interessi che ho. Sono figure che vivo con serenità».

Tv, lavoro, social, cucina: cosa le manca?
«Il riposo».

Lei ha molti impegni anche sul sociale con Action Aid e sta partecipando ad un corso per imparare la lingua dei segni…(LIS)
«La ritengo una cosa normale e se non lo facessi mi sentirei in colpa: mi viene spontanea e mi sorprendo che si riescano a fare titoli su questa cosa perché vuol dire che tanti non si impegnano da questo punto di vista».

Prodotti umbri: porchetta o tartufo?
«Tutti e due».

Un piatto tipico umbro che le piace tantissimo…
«Sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla modalità di utilizzo dei cereali, di una polenta fatta con piselli selvatici, le roveglie di Castelluccio di Norcia, ma anche le lumache, le trote, la porchetta e il piccione».

Altra sua grande passione è il rugby con un progetto nuovo, di che si tratta?
«È un progetto di mio fratello (Giulio Rubini, ndr) e altri tre ex compagni di squadra che hanno fondato il primo club italiano di Rugby a 7, il Roma 7’s Hills. Una realtà sportiva nata dal basso, fondata da giocatori per i giocatori con l’ambizione di aggiornare lo scenario del rugby italiano, rimasto un po’ indietro rispetto agli altri Paesi. I ragazzi qui si mettono in gioco con valori come la passione e la meritocrazia».

Da bambino che lavoro sognava chef Rubio?
«Volevo diventare un biologo marino-oceanografo».

L’organizzazione mondiale della sanità nelle scorse settimane ha lanciato un pesante allarma sull’utilizzo di carne e derivati, lei che ne pensa?
«Non solo io, un po’ tutti ci siamo interrogati su quelle dichiarazioni quasi terroristiche dell’Organizzazione che sono state poi confutate 3 giorni dopo con un vademecum. Non ho nulla da aggiungere, non credo che questo genere di allarmismo faccia bene alla gente».

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Chef Rubio – ph: Tamara Casula

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Chef Rubio – ph:dmax

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Chef Rubio – ph:dmax

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Chef Rubio – ph: Carbonelli & Seganti

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Chef Rubio – ph: Alessandro de Alberto

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