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Chiese chiuse – Città di Castello Viaggio in tre tappe nelle meraviglie negate

2 min.
a cura di Architetti nell’Altotevere Libera Associazione 

Santissima Trinità

La chiesa della Santissima Trinità, sebbene eretta nel 1350 dalla medesima Confraternita, presenta i caratteri tipici del barocco. Fu infatti oggetto di un importante intervento di modifica nel 1700, quando venne innalzata di un piano e vennero aperte le attuali finestre e chiuse quelle della configurazione originaria.

Oggi la chiesa è caratterizzata da un solaio costruito negli anni ’90 del 1900, quando venne utilizzata come bottega artigiana per la produzione di ceramiche. Questo solaio interrompe la visione completa dello spazio, che appare buio e angusto. Fortunatamente il solaio occupa solo metà della lunghezza della navata. Dove la navata rimane libera, è invece possibile godere dello spazio settecentesco e della grande luce che entra dalle finestre, incorniciate da motivi barocchi a stucco, dipinti di bianco.

Provengono da questa chiesa i due Stendardi di Raffaello diciassettenne, ora conservati nella Pinacoteca Comunale di Città di Castello. Sulla destra della navata si trova una sacrestia a pianta rettangolare, con volte a lunetta affrescate. Attualmente è proprietà Anastasi.

Madonna dell’Arco o della Neve

Costruita dall’Arte della Lana a metà del 1500, la chiesa è a pianta centrale a croce greca. Entrando lo sguardo è rapito dalla maestosità dello spazio che, sebbene contenuto nello sviluppo in pianta, s’innalza veloce verso l’alto. Spazio e volume sono enfatizzati, infatti, non solo dagli elementi architettonici delle volte e delle paraste ma anche dall’intonaco bianco che ricopre tutte le decorazioni a stucco della chiesa.

L’aspetto barocco è dato dagli altari settecenteschi con colonne dai capitelli corinzi. Questi sono anche nelle paraste che percorrono il perimetro della chiesa.

La chiesa, ormai sconsacrata, fu utilizzata fino a non molti anni fa come bottega artigiana. Oggi, inglobata nel complesso monumentale del giardino di Palazzo Vitelli a Sant’Egidio, è di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Città di Castello.

San Sebastiano

La chiesa fu edificata nel 1478 dalla confraternita laica di San Sebastiano, e nel suo interno erano conservate numerose opere di Bernardino Dini detto il Sordo, di Gian Battista Pacetti detto lo Sguazzino, di Virgilio Ducci e di Gian Ventura Borghesi.

Originariamente a croce greca, oggi si presenta ad un’unica navata con il solo braccio absidale destro. L’eleganza dei capitelli decorati con foglie d’acanto e volute delle paraste, insieme ai costoloni delle volte e delle semicupole scandiscono lo spazio architettonico. Questo è intimo e delicato, descritto dalla bicromia del celeste polvere di pareti e volte e del bianco degli stucchi.

Piccole porzioni di affresco affioranti qua e là, fanno supporre che le pareti fossero interamente affrescate. L’altare principale è il fulcro della Chiesa, decorato con stucchi che raffigurano teste di cherubino alate ed elementi vegetali. Attualmente è proprietà Innocenti.


“[…] profondamente convinta che la miglior garanzia di conservazione dei monumenti e delle opere d’arte venga dall’affetto e dal rispetto del popolo […] che gli educatori volgano ogni cura ad abituare l’infanzia e la giovinezza ad astenersi da ogni atto che possa degradare i monumenti e le inducano ad intendere il significato e ad interessarsi, più in generale, alla protezione delle testimonianze d’ogni civiltà.”

Art. X, Carta Di Atene ,1931 Conferenza Internazionale di Atene

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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