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Christine Haberstock – Atelier 5

Christine Haberstock
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Berlino 2014. La panetteria del nonno non esiste più, da tempo è Atelier 5, galleria d’arte e punto d’incontro per artisti di tutto il mondo. Christine Haberstock ha riposto in questo spazio la sua esperienza, appresa da anni di percorsi e scoperte. La sua avventura inizia a Cape Town, dove nasce. Il Sud Africa è nostalgia di casa: è lì, alla Cape Town School of Art che è iniziato tutto.

di Eleonora Mariucci


christine haberstock - the mag

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Nel fermento post apartheid, scopre l’amore per l’arte radicale nata dall’oppressione, dall’impeto dell’azione politica. Approda poi a Sidney e alle Hawaii, brevi soggiorni da cui apprende la forza degli elementi atmosferici. È la volta di Los Angeles e del periodo artistico più formativo. Negli anni ’90, la West Coast è un posto selvaggio e libero; tutte le porte sono aperte e quella dell’artista è una professione remunerativa. Continua i suoi studi all’Art Center College di Pasadena.

Diventa illustratrice per il NY Times e L.A. Weekly. Sono gli anni dell’espressionismo e i suoi lavori sono esposti alla Galleria Patricia Correira a Venice Beach. Di Los Angeles ama tutto, soprattutto il cosmopolitismo, ma è destinata ad un’altra città: Berlino, capitale impegnata, accessibile e vibrante, dove continuare a esprimere la poliedricità di pittrice, illustratrice, scenografa e muralista. La sua tecnica e le sue ispirazioni si definiscono. Le pennellate forti che delineano corpi femminili nudi e sensuali sono il suo marchio, riconoscibile nella pittura a olio e in quella ad acquerello. Forte il richiamo al Sumi giapponese, ai tratti fluidi e decisi del pennello. Nelle sue opere si riscontra l’amore per l’espressionismo tedesco e la Neue Sachlichkeit e tra i suoi artisti favoriti figurano Nolde, Redon e Burri.

Quest’ultimo l’accomuna ad una terra, l’Umbria, scoperta da Tina 17 anni fa, quando per la prima volta arriva a Badia di Petroia, ospite di un amico fotografo. Innamorata della Valtiberina, acquista una casa in cui rifugiarsi dalla frenesia berlinese e spendere l’estate. A Città di Castello scopre un’effervescente comunità artistica con cui collabora nel 2008 alla collettiva di istallazioni “Wunderkammer”. Quest’estate ha realizzato il desiderio di creare delle litografie nell’antica tipografia tifernate Grifani-Donati. Un piccolissimo sogno questo, che insieme a tanti altri costella una vita artistica incredibile, cominciata quando a 5 anni scolpì un drago d’argilla viola e che continua fino a oggi, lasciandoci estasiati e capaci di dire “quest’opera è un Haberstock” al primo colpo d’occhio.

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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