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Città di Castello Underground

2 min.

Città di Castello, viaggio nel sottosuolo. Spazio scavato, costruito e sotterrato

  a cura di Architetti nell’Altotevere Libera Associazione 

Cunicolo ipogeo di Piazza dell’Incontro

Piazza dell’Incontro nasconde, sotto la pavimentazione in ciottoli di pietra, un interessante e seducente passaggio sotterraneo di cui le origini e l’utilizzo sono ancora carichi di mistero.

Dai locali interrati del civico 1, caratterizzati da volte a crociera e arcate a tutto sesto, e un tempo atelier del noto pittore tifernate Albi Bachini, si accede al percorso sotterraneo grazie ad una piccola apertura nella muratura robusta. Una scala ripida conduce fino al primo livello, da cui poi gradualmente si scende camminando fino a sei metri e mezzo di profondità rispetto al livello della piazza.

L’intero camminamento si sviluppa per circa venticinque metri secondo un percorso a serpentina, carico di un significato simbolico che ancora oggi ci sfugge. Le curve del percorso sono caratterizzate da tre nicchie in muratura di mattoni che evocano situazioni affascinanti e suggeriscono molteplici ipotesi sul loro utilizzo.

Il percorso termina in una saletta circolare come una cupola scavata nella roccia. Qui sgorga una limpida acqua di falda che nei periodi più piovosi dell’anno allaga il cunicolo.

La configurazione geometrica del percorso ipogeo, insieme al suono delicato dell’acqua che pervade di umidità tutto l’ambiente ci rimandano ad un’epoca lontana , ad un mondo senza tempo. La proprietà dei locali sotterranei è della famiglia Chieli – Capacci.

Lo Scurtico

Lo spazio, così ampio e maestoso, è scandito da importanti cordoli in pietra e terra. Questi dividono gli ambienti e creano grandi stanze e cunicoli stretti. Le pareti sono in mattoni e vanno a creare splendide volte e archi a tutto sesto.

Il dilavamento delle superfici in laterizio rende ancora più suggestivo questo luogo, dove per tutto il 1800 fino al 1959, venivano gettati i resti degli animali. Siamo infatti nelle fondazioni dello “Scurtico”, il Mattatoio comunale, a ridosso del tratto di mura urbiche risalenti al XIV secolo.

In questo periodo la configurazione delle mura urbiche venne ampliata fino a coincidere circa con l’attuale disegno.
Oggi gli ambienti del Mattatoio, ospitano gli ufficio della Comunità Montana Alta Umbria.

Le fondazioni della chiesa di San Pio X

La Chiesa di San Pio, degli anni ’60 del 1900, è il frutto di un concorso di progettazione, prassi all’epoca consueta, del fascino del cemento armato e del disegno dell’Architetto Gualtiero Castellucci affiancato dall’Ingegner Gian Luigi Massetti e dal Geometra Francesco Bioli.

Le sue fondazioni, sconosciute ai più, rispecchiano l’uso sapiente e audace del cemento armato di quegli anni. Come per il piano della chiesa, anche qui dialogano in un’armonia perfetta il rosso del laterizio e il grigio del cemento.

Un cordolo centrale, con andamento deciso e fluente, fa da camminamento tra l’insieme ordinato di muri e travi in cemento, che sostengono il solaio di calpestio della chiesa. Nelle pareti sono quasi nascosti i plinti dei pilastri che appaiono qui esili rispetto al sistema magistrale che svetta a sostegno della complessa copertura.

Il cordolo ad un certo punto si interrompe a coda di rondine, e lascia come un sospiro verso una piccola apertura in un muro in mattoni. Tutto, nelle viscere di questo sotterraneo, sembra pervaso da qualche cosa di misterioso e magico.

Non è un caso infatti, che l’architetto Castellucci abbia racchiuso nelle geometrie del suo progetto e in quel materiale che suonava così contemporaneo, tutto il mistero degli archetipi sacri: il pentagono della pianta a forma di mitra, la cuspide della copertura a ricordo di mani giunte verso il cielo,  il triangolo raffigurazione astratta della Trinità e infine l’esagono simbolo della Creazione.

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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