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CLAUDIO COCCOLUTO – La grammatica del DJ

Claudio Coccoluto - the Mag 18
2 Min. - tempo di lettura

Nelle notti d’estate può succedere di tutto. Può capitare che nel caldo ancora prepotente dei primi giorni di settembre Claudio Coccoluto, uno dei dj che ha fatto la storia della musica house, arrivi al Bar Mè di Trestina, il bar del paese, che accoglie la Sagra della Puntina, tre notti di suoni, dj e vinili. Partiamo proprio dai vinili, sua passione e strumento di lavoro, gli chiedo cosa ne pensi dell’utilizzo diffuso fra i giovani di software facilmente scaricabili e che permettono a chiunque di fingersi dj pur non avendo mai nemmeno visto un LP.

di Lorenza Mangioni – Special Thank to: Michele Montanucci & Bar Mè

«Così apriamo una voragine – risponde divertito -, facciamo un parallelo: se si trattasse di musicisti, chi volesse diventarlo sceglierebbe uno strumento, ma dovrebbe comunque studiare musica. Nel caso del dj lo strumento diventa scorciatoia per abbreviare la gavetta, perché la tecnologia permette di saltare uno dei passaggi fondamentali: l’acquisizione di una sensibilità e di una cultura musicale».

Claudio Coccoluto intervistato da Lorenza Mangioni e Marco Polchi

Claudio Coccoluto – the Mag 18

Il mondo di Claudio Coccoluto, quasi 30 anni di carriera alle spalle, conosciuto in tutto il mondo, ruota intorno all’idea che per fare di questa passione una vera professione si debba prima di tutto conoscere la musica, esserne curiosi, voler scoprire nuove frontiere e lasciarsi ispirare da tutto quello che c’è intorno. Partire dal vinile fa parte, secondo lui, di quella che chiama «la grammatica del DJ», qualcosa che non sia solo estetica o facciata, ma vera innovazione, vero spessore artistico. La passione appunto è l’altra spinta propulsiva, una passione che arriva dal desiderio essenziale di far star bene le persone con la musica.

[quote]«l’eclettismo dovrebbe essere un valore. Sento che c’è bisogno di posti informali, diversi dai luoghi imputati al clubbing ». Claudio Coccoluto[/quote]

 

Negli anni ’90 la sua carriera ha avuto un’impennata enorme, domando cos’è cambiato nel ruolo del dj da allora: «Per me necessariamente è rimasto e deve rimanere uguale. Questa sera ad esempio sono qui in un bar, non in un club importante, per scommessa, per divertirmi con degli amici, per un’iniziativa che mette insieme creatività, partecipazione e estro. Ho bisogno sempre del contatto con la gente e di comunicare attraverso i dischi quello che sento, adesso come 20 anni fa». E la gente sembra amarlo molto, sono in tantissimi qui, lo salutano, gli chiedono delle foto e lui senza fronzoli parla con tutti, con semplicità, in modo molto diretto.

Mi piace quando racconta che questa è la sua dimensione preferita, «l’eclettismo dovrebbe essere un valore. Sento che c’è bisogno di posti informali, diversi dai luoghi imputati al clubbing e che ormai hanno diversi problemi, anche di accettabilità sociale; che possano essere un piccolo bar, un fienile, una spiaggia, mi piace liberarmi da ogni tipo di costrizione e suonare solo per il gusto di farlo». È la libertà di scelta che Coccoluto vuole lasciare alle persone: la scelta di divertirsi senza interpretare un ruolo, ma con consapevolezza e informazione. Parlando dei fatti tristemente accaduti e del ragazzo, così vicino a noi, morto ad agosto al Cocoricò mi dice: «C’è un tipo di  conformismo per cui sembra che in determinati  ambienti si debba aderire ad uno schema predefinito e i più giovani, preda dell’emulazione, si lasciano influenzare, condizionare, senza avere difese effettive.

Per questo dovrebbe essere vietato entrare in discoteca sotto ai 18 anni, cercando nel frattempo di informare ed educare i nostri ragazzi». Il rammarico è che in questa infinita polemica sia la musica a venire inquinata: «Questo mi fa davvero incazzare». Nel suo definirsi “artigiano” c’è la volontà di porre come unico centro di attenzione appunto la musica e la capacità delle persone di emozionarsi grazie a quello che lui può fare da una console. Forse stasera potrebbe essere la sera giusta per emozionarsi un po’ di più, per muoversi di più, per ascoltare un dj che ha sempre inseguito un sogno cercando di accorciare le distanze fra le persone, fra i generi musicali, fra la notte e il giorno. Qualcuno ci dice che ormai è tardi, dobbiamo salutarci, lui si allontana e dopo un attimo stiamo già tutti ballando.

foto by Camillo Carobi

 

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