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CLAUDIO SANTAMARIA – «IO, UN ANTIEROE A TEATRO»

Ritratto di Claudio Santamaria
1 min.

Nei panni di un antieroe tragicomico che rifiuta il capitalismo e tesse un’esistenza senza soldi raggiungendo paradossalmente la libertà solo in prigione, Claudio Santamaria, uno degli attori più interessanti del panorama italiano, ha girato i teatri interpretando Gospodin.

Sul palco oltre a Claudio Santamaria, anche Federica Santoro e Marcello Prayer. Insieme tratteggiano una visione spietata dell’umanità sia inquadrata sia alternativa, comunque dipendente dai soldi e dai consumi. Ne esce uno spettacolo graffiante, acuto, ironico, pungente, malinconico che è stato rappresentato anche al Teatro Dante di Sansepolcro e al Morlacchi di Perugia.

«Ogni proprietà è da rifiutare perché la nullatenenza è libertà»: è l’utopia ‘veteromarxiana’ di ‘Gospodin’, protagonista della pièce omonima del giovane, ma già ultra premiato drammaturgo tedesco Philippe Lohle messa in scena (in collaborazione con Romaeuropa Festival) da Giorgio Barberio Corsetti.

The Mag ha scambiato alcune parole col protagonista.

Intervista di Massimo Zangarelli  – foto in evidenza di Fabio Lovino

Santamaria, Gospdin è un personaggio che fa del paradosso il suo modo di vivere e che spinge all’estremo il suo rifiuto del consumismo, ma viene costantemente raggirato da chi gli sta intorno e trova la sua libertà in prigione…

«Assolutamente sì, vive fino in fondo le sue idee e dunque paradossalmente la sua fine è la prigione».

Ma rappresentando un’utopia irrealizzabile non finisce per ribadire l’ineluttabilità del capitalismo?

«L’autore ha una sua idea romantica, non soltanto idealistica che però fatalmente finisce per scontrarsi con una realtà troppo dura da affrontare sino alle estreme conseguenze carcerarie».

Claudio Santamaria

La messinscena procede per brevi dialoghi, racconti staccati, interazioni-video: un altro modo per andare controcorrente?

«Corsetti è notoriamente uno sperimentatore e nessuno meglio di lui può giocare con grafica, video messaggi ed altri linguaggi da affiancare a quelli teatrali tradizionali».

Lei ha portato in scena un melologo su Pasolini sul quale in occasione dell’anniversario della morte è stato scritto di tutto e di più: qual è il suo giudizio in merito?

«Uno dei più grandi del’ 900, un maestro di poesia, giornalismo, teatro, cinema… un mostro sacro».

Ha interpretato il ruolo del maestro Manzi sul video: un’altra epoca, un’altra scuola, un’altra Tv, istituzioni che hanno perso il ruolo educativo di un tempo?

«Direi che oggi addirittura certa Tv è diseducativa, non ha più una funzione sociale, conta solo l’audience».

Avendo registrato la trilogia ‘Millennium’ in audiolibro giudica i testi di Stieg Larsson come un caso letterario oppure un fenomeno di costume?

«Sono stato attratto dalla serie di successi colti dall’autore ovviamente, ma anche dalla storia e dalla capacità di trarre, sfruttando uno spunto appropriato in maniera avvincente, dalla vicenda della protagonista una metafora di libertà e giustizia».

Lei, attraverso Survival International, compie opera di solidarietà sociale…

«Ritengo importante che, chi svolge una funzione artistica, possa divenire riferimento per cause giuste e perciò ricevo anche molte critiche… io invece non giudico chi non lo fa: uno lo deve fare soltanto se la sente».

Più informazioni nel sito di Claudio Santamaria

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