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Codex Seraphinianus – il Favoloso mondo di Luigi Serafini

trasformazione in una illustrazione del Codex Seraphinianus
3 min.

Faccia a faccia con uno dei più bizzarri artisti italiani che nel 1981 scrisse e illustrò un libro di culto: il Codex Seraphinianus

di Andrea Luccioli

A breve, nel volgere di qualche mese, il Codex Seraphinianus compirà 40 anni e lui spiega che insieme alla casa editrice proverà a “farne un’edizione speciale, che però sia l’ultima stavolta (ride, ndr)!

Magari aggiungerò anche un altro capitolo con qualche nuova tavola”.

A parlare è Luigi Serafini del suo “Codex”, un libro immaginario scritto e illustrato con oltre mille disegni realizzati dall’artista italiano classe 1949.

Non lo conoscete? Male, anzi malissimo.

Perché il Codex è un’opera mistica, mitica e mitologica.

E’ una “nonciclopedia” immaginaria e parallela al nostro mondo. 

Un enorme miracolo della creatività, una letizia.

Piccola nota personale: quando scoprii questo testo avevo poco più di una ventina d’anni e mi imbattei nelle tavole del Codex attraverso alcuni siti internet che si occupavano di illustrazione ed esoterismo.

Oggi, dopo aver conosciuto personalmente Serafini, ho capito che quella scoperta non fu casuale.

O meglio, la sua modalità non lo è stata.

La ragione me l’ha suggerita lui stesso a Città della Pieve, a margine di un incontro molto interessante all’interno della rassegna “Il nostro tempo” (ne avevamo parlato qui) di cui è stato ospite e che è stata il trampolino per intervistare questo autore unico.

Luigi Serafini, infatti, è un appassionato del web nella sua dimensione comunicativa e di collegamento. 

Racconta che il Codex è nato negli stessi anni in cui nascevano le email e la sua fortuna è stata proprio una “condivisione” anche attraverso una sorta di passaparola via web.

In questo modo, come dicevo, è arrivato al sottoscritto. 

La cosa davvero incredibile del mio incontro pievese con Serafini è stato il fatto che per oltre due ore abbiamo parlato del Codex in mille situazioni diverse e attraverso tanti personaggi senza mai però parlare apertamente del Codex.

Potenza di un personaggio davvero speciale e che di recente ha rappresentato l’Italia a Istanbul per la Biennale d’arte contemporanea: “Appena sono arrivato in Turchia ho mandato email a tutti, al Consolato, all’Istituto di cultura italiana e via dicendo – dice sorridendo -.

Non mi ha risposto nessuno, davvero incredibile!”. 

“Il Codex non ha mai avuto una campagna promozionale – spiega Serafini -, eppure in questi anni ho conosciuto tantissime persone che lo hanno scoperto nei modi più impensabili attraverso il passaparola che spesso nasceva da una comunicazione avvenuta tramite il web”.

Serafini, lunghi capelli sale e pepe, è un fiume in piena quando si racconta.

Ha mille storie che tira fuori da un cilindro invisibile e sono tutte intrecciate con la sua vita di “autore” e architetto che si è laureato “dopo 2-3 anni che avevo finito gli esami – dice – e solo perché un caro amico, fermandomi in strada, mi disse le stesse cose che mi diceva mia madre: perché non prendi questa laurea”.

La tesi?

Ovviamente la scrisse basandosi sulle tavole del Codex, quelle in cui lui stesso ha disegnato alcuni lavori architettonici del suo mondo immaginario. 

La domanda che da sempre ho voluto fare a Serafini?

Da dove è nato il Codex, la sua genesi. 

“Una risposta ora, a posteriori, che senso avrebbe?

Preferisco raccontare altre cose.

Io credo che le origini delle nostre azioni siano legate ai luoghi.

Le mie origini sono un po’ umbre e un po’ marchigiane e qui nasce il Codex, tra queste terre.

Le estati importanti dell’infanzia, quelle in cui formiamo il nostro inconscio, per me si svolgevano in una delle città più antiche della nostra storia,

Amelia, dove avevo una nonna.

L’altra città dove mi trovavo spesso era a Pedaso, sull’Adriatico, dall’altra mia nonna.

In mezzo la piana meravigliosa di Colfiorito.

Ricordo che quando si saliva fino a Colfiorito si avevano suggestioni particolari: era come arrivare in cima e poi incominciare la discesa.

In questi spazi ci sono le radici del Codex Seraphinianus”,

racconta. 

Serafini è incredibile, basta lanciare un piccolo sassolino nelle sue stanze e lui inizia a raccontare le sue storie di vita che sono perfettamente intrecciate ad altre mille storie.

Una specie di flusso in cui spuntano fuori personaggi e fatti inaspettati.  

Viene naturale, quindi, cercare di scoprire se il Codex sia stato in qualche modo una sorta di lunga psicoanalisi o narrazione interiore.

“Non saprei, bisognerebbe chiederlo allo psicoanalista che non ho mai incontrato, così scopriremmo cosa c’è dietro al Codex Seraphinianus.

Io ho solo interpretato il mio pezzo di passaggio terreno a cominciare dal 1971, quando ho fatto un giro on the road, come direbbe Kerouac, negli Stati Uniti per arrivare al 1981, l’anno in cui nasceva l’email e io ero fissato con l’idea di voler realizzare qualcosa che girasse: avevo bisogno di un editore per compattare le mie idee e farle girare”.

Ma chi è veramente Luigi Serafini’

“Sono un satrapo della patafisica, ovvero la scienza delle soluzioni immaginarie”, spiega. 

Luigi Serafini e il suo Codex Seraphinianus

La cosa più bella legata al Codex Seraphinianus?

“Il fatto che è stato una specie di passaporto per conoscere tantissime persone e tantissimi vecchi.

Ho conosciuto la senilità di Fellini ad esempio e di tante persone: questo è meraviglioso”.

Info

Wiki/Codex Seraphinianus
amazon.it/Codex-Seraphinianus-Ediz-illustrata-Serafini



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