Colori cupi, pareti che si spogliano e cartelle cliniche Il viaggio nell’ex Istituto per i bambini poliomelitici

Dopo l’intervista dello scorso numero, inizia il viaggio vero e proprio. Il nostro urban explorer Matteo Trenta, per questa uscita, ha scelto un luogo in cui sono intrappolate storie di dolore, di malattia ma anche di recupero e rinascita. Questo è il suo racconto, la musica che lo ha accompagnato e le foto bellissime del suo braccio destro, Karen

Testo Matteo Trenta / Foto Karen Righi


Qualche mese fa un’amica di Roma mi manda una foto, di un salone affrescato, bellissimo, troppo bello per essere vero.

Sostiene che quel posto si trovi in Umbria.

Le rispondo che è impossibile, e che sicuramente si tratta di un “fake”.

Pochi mesi dopo, durante una delle mie sessioni ossessive di ricerca per trovare posti per nutrire la mia fame di esplorazioni, mi imbatto nuovamente in quella foto, questa volta a corredo ce ne sono molte altre.

Come sempre accade, non ci sono indicazioni di alcun tipo; focalizzo la mia attenzione verso alcuni fogli e su quelle che sembrano essere cartelle cliniche.

Un foglio in particolare attira la mia attenzione, sembra comparire un logo.

Zoom al massimo.

E’ il simbolo di un comune.

Google/Cerca Immagini/Loghi comuni umbri.

È sabato, fa freddo, il cielo è grigio antracite. 

L’appuntamento è alle 9,00 con Karen Righi, amica-fotografa-fedele scudiera, che mi accompagnerà in questa avventura.

Raggiungiamo la nostra meta senza non poche difficoltà.

Si tratta di un ex Istituto di Recupero per bambini poliomielitici.

La prima volta che mi sono imbattuto nella Poliomielite è stata tra le pagine del romanzo Nemesis del compianto Phil Roth.

Ambientato nella torrida estate del 1944, racconta di come la “Polio” abbia attaccato e falcidiato la popolazione infantile di Newark.

Si tratta di una grave malattia infettiva a carico del sistema nervoso centrale che colpisce soprattutto i bambini.

“Attraversiamo un corridoio, umidità e pozzanghere, pareti grigie, silenzio, freddo. Ancora pochi metri ed eccolo, il salone. Rimaniamo a bocca aperta, è più bello che in foto e no non è un fake.”

Dopo una riuscita campagna di vaccinazioni è stata debellata in quasi tutto il mondo e risulta endemica solo in due paesi.

Il cancello principale è chiuso, scoviamo un sentiero in salita ed una porta aperta, ci ritroviamo dentro ad una chiesetta.

Sentiamo il rumore di passi, si palesa il custode.

Ci intima di andarcene, sembra molto arrabbiato.

Gli spiego quello che faccio, perché lo faccio, e gli racconto tutto quello che so sul quel luogo e su quel prete che ha fortemente voluto un Istituto di Recupero per aiutare bambini malati e al quale è stata dedicata una via, proprio a poche centinaia di metri da dove siamo.

Capisce che siamo davvero interessati e dopo alcune raccomandazioni ci lascia fare.

Attraversiamo un corridoio, umidità e pozzanghere, pareti grigie, silenzio, freddo.

Ancora pochi metri ed eccolo, il salone.

Rimaniamo a bocca aperta, è più bello che in foto e no non è un fake.

Lo scenario cambia radicalmente, i colori del salone, gli affreschi, la porta finestra aperta, il canto degli uccelli, forme di vita.

Riprendiamo l’esplorazione e ripiombiamo nel silenzio, nei colori cupi, nelle pareti che si sfogliano.

Troviamo stanze con montagne di documenti, cartelle cliniche, lettere di raccomandazione, pagelle.

Aule e camere da letto, dove quei bambini hanno studiato, dormito, giocato.

Una grande vasca, per la riabilitazione.

Dopo diverse ore e diversi scatti torniamo in macchina.

Ce ne stiamo in silenzio per un bel po’.

Quel posto rilascia strane vibrazioni.

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karenrighi.com


Musica per l’esplorazione

 

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Redazione di the mag

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