Cryptoart, moda o nuova frontiera?

In questo numero ho scelto di parlarvi di una nuova tendenza o per meglio dire di una nuova corrente artistica: la Cryptoart.

di Lorenzo Martinelli

Questo tipo di arte diffusasi a partire dal 2018 (anche se non mancano come sempre dei pregressi nel 2016 e nel 2017) è sbarcata in Europa e ha assunto le proporzioni di un fenomeno rilevante alla fine del 2019 ricevendo una notevole spinta anche dalle difficoltà del mercato dell’arte canonico in piena emergenza pandemica. Il 2018-2019 è stato un biennio più di sperimentazione che di produzione vera e propria, gli artisti si acquistavano a vicenda le opere e pochi erano i collezionisti che si affacciavano a questo mondo.

È un tipo di arte strettamente legato al potenziamento delle reti blockchain (per chi non fosse informato, stiamo parlando delle piattaforme dove si scambiano cryptovalute).

Con l’alzarsi del prezzo di Bitcoin o Ethereum che tutti voi avete potuto osservare o sentire attraverso i telegiornali, abbastanza inevitabile è stata anche la crescita del mercato riguardante la Cryptoart.

La domanda nasce spontanea: Cosa si compra realmente?

In realtà state acquistando un’immagine, un’immagine che chiunque può ammirare ma che solo voi o pochi di voi (se si tratta di una serie limitata) possedete realmente.

In sunto è come possedere e poter vendere al momento opportuno un’opera esposta in un museo e non fisicamente a casa vostra.

Verrebbe da considerarla una fregatura, ma a giudicare dal mercato raggiunto, con opere vendute per centinaia di migliaia di euro se non addirittura milioni, forse è necessario approfondire l’argomento.

E l’Italia come è messa?

Stranamente, in contrapposizione a molte innovazioni che vedono gli artisti italiani sordi, in questo caso alcuni si sono mossi immediatamente.

Fra i tanti vorrei nominare il collettivo Hackatao che opera già da un paio di anni e che qualche mese fa ha venduto all’asta su Nifty Gateway, la piattaforma più gettonata per transazioni di NFT, un’opera per più di trentacinquemila euro.

Una discreta somma per un giovane collettivo.

Questo tipo di arte oltre a comportare una novità per quanto riguarda il mezzo di produzione rappresenta a mio avviso la fine di un era, la figura del gallerista è completamente inutile per questi artisti, che liberi da contratti creano straordinarie collaborazioni fra loro, il possesso fisico di un bene è completamente annientato, tutto è puramente digitale, un’opera che finisce nelle mani dei collezionisti non viene celata al pubblico ma rimane visibile per sempre.

Per chiunque di voi voglia investire in questo mercato raccomando di informarsi bene, si stanno già formando le prime collezioni di opere in NFT e a formarle sono i grandi trader che fino a ieri cavalcavano l’onda del mercato borsistico.

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Lorenzo Martinelli

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