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Damiano Zigrino – Il mio teatro tra realtà e fantasia

ritratto di Damiano Zigrino con le sue creazioni
3 min.

Il palcoscenico è un po’ la seconda casa di Damiano Zigrino, lo vive in primo piano come cantante degli Jolebalalla e nascosto dietro le scenografie che fanno da sfondo alle storie dei suoi burattini.

Ma come per la musica anche per il teatro di figura c’è una lunga preparazione prima che l’arte possa andare in scena; dalla scrittura dei testi alla creazione dei piccoli e grandi personaggi in legno o gommapiuma, Damiano Zigrino cura ogni piccolo dettaglio grazie anche a una formazione scrupolosa cominciata con la laurea al DAMS di Bologna e in continua progressione grazie a workshop seguiti in giro per il mondo per cogliere il meglio dalle tradizioni di altri paesi.

Intervista di Claudia Belli – foto Molotovstudio

In un certo senso il teatro ce l’hai nel sangue, ma quando hai capito che avrebbe giocato un ruolo così importante nella tua vita?

«Ho mangiato pane e teatro fin dai miei primi anni di vita, perché mio padre svolge da molto tempo, per passione, svariate attività in questo ambito, e mi ha trasmesso geneticamente l’amore per la scena. Dopo il liceo mi sono iscritto al DAMS di Bologna alla facoltà di Arte e durante una lezione di Estetica stavamo disquisendo del piacere che deriva dalla contemplazione delle opere d’arte, così affascinanti nella loro bellezza senza tempo, sublime, priva di implicazioni pratiche. Spesso le opere raccontano storie, ma la loro narrazione è congelata in un momento eterno, quello che l’artista cattura e rende immortale; in seguito a questa riflessione, ho capito che il mio piacere estetico è più legato alla fruizione di un’opera d’arte che racconti una storia dal tempo dilatato, con un prima, un durante, un dopo. Qual è l’opera d’arte che racchiude in se tutto questo? La pièce teatrale».

Foto scattata nel laboratorio di Damiano Zigrino

Il laboratorio di Damiano Zigrino

Nonostante il teatro dei burattini fosse molto popolare in passato, ora la tradizione si è un po’ persa relegando questa forma d’arte quasi esclusivamente agli spettacoli per bambini, tu come l’hai riscoperta?

«Fra i corsi che ho frequentato durante l’università, ce n’è stato uno che mi ha interessato particolarmente: Teatro d’Animazione; il corso era tenuto dal Professor Remo Melloni, che più tardi ho ritrovato quando studiavo all’Accademia Paolo Grassi; lui, grande conoscitore del teatro di figura, è riuscito a trasmettermi la sua passione e soprattutto ha destato in me la curiosità di conoscere ed esplorare un mondo che, troppo spesso, viene associato al solo pubblico dei bambini. Nonostante questa sia una sua caratteristica molto bella, in realtà è un linguaggio adatto anche al pubblico adulto, anzi, è profondamente legato alla storia dell’uomo, poiché esiste in molte culture, sebbene in forme diverse».

Un vero e proprio colpo di fulmine quindi, ma oltre alla passione è stata necessaria una formazione specifica…

«Appena ho appreso della possibilità di frequentare, a Perugia, un corso per Operatore di Teatro di figura presso lo storico TFU, mi sono subito precipitato, ho superato il provino di accesso, e ho avuto il piacere di imparare da un uomo di grande esperienza quale Mario Mirabassi. Avendo ottenuto il massimo dei voti, al termine del corso ho anche avuto modo di collaborare con il TFU lavorativamente. In seguito, ho frequentato altri laboratori per apprendere tecniche legate alla lavorazione di svariati materiali: ad esempio, a Praga, città dove la tradizione delle marionette ha origini antichissime, ho imparato l’intaglio del legno e la costruzione della marionetta a filo».

Tre porcellini creati da Damiano Zigrino

I tuoi personaggi hanno sempre una forte personalità che riescono a trasmettere anche grazie a una realizzazione molto attenta e creativa, ma come nascono?

«La prima fase del lavoro è sempre la ricerca della storia giusta: che sia originale o riadattata ha dei personaggi che io “traduco” in figure. La figura, che sia burattino, marionetta, pupazzo o semplice oggetto di uso quotidiano, deve rispecchiare, nei tratti fisici, il carattere del personaggio; pertanto, in ogni fase della costruzione, dalla scultura alla creazione dei costumi, si deve tenere conto di questo principio. A mia moglie Silvia è affidato il compito di dipingere i personaggi e le eventuali scenografie. Il tipo di storia che scelgo di raccontare influenza anche la scelta della tipologia di figura, nonché del materiale».

Al lavoro di burattinaio affianchi quello di educatore teatrale, quanto ti coinvolge questa attività tutt’altro che secondaria?

«Ho sempre sognato di lavorare con i bambini, un pubblico molto ricettivo, esigente, delicato e tutt’altro che facile, oltre che di estrema importanza, poiché si tratta della formazione delle future generazioni. Pertanto ritengo sia obbligatorio avere consapevolezza degli strumenti, linguaggi e tecniche più adeguati per rapportarsi con loro. Infatti, prima di cominciare a lavorare, ho frequentato un corso di pedagogia teatrale presso l’Università Cattolica di Milano, nonché un corso di perfezionamento all’Accademia Paolo Grassi in tecniche e linguaggi del teatro per ragazzi».

marionette fatte a mano da Damiano Zigrino

LA RICETTA DI DAMIANO ZIGRINO: PASTA SPINOCI
Damiano è abituato a dividersi tra i suoi burattini, l’attività di educatore teatrale e la musica (altra grande passione), questa pasta assomiglia un po’ alla sua vita divisa tra palco e scuole perché è ricca di colori diversi e di sapori distanti tra loro ma perfettamente in sintonia. Mentre gli spinaci appassiscono in padella su un soffritto di cipolla a parte si prepara il pesto frullando le noci con aglio e rosmarino. Una volta pronti gli spinaci si aggiungono dei pomodorini secchi ed è il momento di saltare tutto in padella mescolando bene la pasta integrale e il pesto alle noci. Un piatto veloce ma pieno della fantasia che Damiano mette in scena grazie ai suoi personaggi.

la pasta preparata da damiano zigrino

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