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Dancity Festival: svelata tutta la line up. Appuntamento a Foligno dal 26 al 28 dicembre

7 min.

Un atteso ritorno per il Dancity Festival, festival internazionale di cultura e musica elettronica. Negli ultimi mesi sono state infatti numerose da parte degli affezionati le richieste riguardo la nuova edizione dell’evento nato a Foligno nel 2006. Nel 2019 Dancity torna in una versione invernale, dopo aver raccolto le energie per creare qualcosa di originale ed interessante. Dancity Winter 2019, realizzato in collaborazione con il Comune di Foligno, si svolgerà nella città umbra il 26, 27 e 28 dicembre: una novità assoluta che rappresenta un’occasione in più per riscoprire le bellezze del territorio attraverso uno sguardo diverso, che sappia unire qualità ed innovazione, con la giusta dose di energia e divertimento, nel luogo simbolo del Festival e storicamente prezioso come l’Auditorium S. Domenico. Al centro dei tre giorni ci sarà come sempre la musica, di ricerca e di sperimentazione, con performance di artisti internazionali che hanno lasciato negli anni un segno indelebile accanto a nuovi volti e nuovi suoni proiettati nel futuro, che rappresentano ciò che di più interessante il panorama attuale ha da offrire.

E sarà proprio il centro e la sua ri-scoperta il nucleo di Dancity Winter: il centro storico di Foligno, fulcro della vita cittadina, torna ad essere protagonista grazie al Festival, che si colloca questa volta in un periodo difficile ma allo stesso tempo interessante, tra Natale e Capodanno: una novità che è anche una scommessa per gli organizzatori della manifestazione. L’intento di Dancity è quello di poter dare il proprio contributo alla valorizzazione e alla riscoperta del cuore della città umbra, attraverso nuova vitalità e linfa creativa. Durante i tre giorni del Festival, che si articoleranno dal pomeriggio fino alla sera con esibizioni uniche, concerti, DJ set, performance audio-visive, talk, il pubblico potrà godere anche delle bellezze storico-artistiche ed eno-gastronomiche locali, centro pulsante di Foligno.

Dancity torna alle origini: nella costruzione del ricco programma del Festival si muove alla ricerca di talenti con lo scopo di indagare l’evoluzione della musica di qualità. Dancity, dunque, torna alla sua primordiale ambizione: quella di guardare avanti.


IL PROGRAMMA DEL FESTIVAL

GIOVEDI’ 26

L’orientamento musicale di giovedì 26 dicembre sarà dettato da uno sguardo alle fondamenta della musica elettronica. Headliner Michael Rother, che terrà il concerto inaugurale del Festival. Ex membro dei Kraftwerk e fondatore delle storiche band NEU! ed Harmonia, porterà sul palco dell’Auditorium S. Domenico il suo live insieme a Hans Lampe alla batteria e Franz Bargmann alla chitarra, attraverso un viaggio che ripercorrerà le sonorità dei gruppi da lui fondati accanto a quelle delle sue produzioni soliste. Dal krautrock al minimalismo fino ai paesaggi sonori di Brian Eno – con il quale Michael collaborò negli anni 70 – con la sua musica ha influenzato negli anni generazioni di artisti, da David Bowie a Iggy Pop, dagli Autechre ai Radiohead, solo per citarne alcuni. Una figura chiave, dunque, della scena musicale elettronica, simbolo del periodo avanguardistico tedesco dei primi anni 70, che ancora oggi continua a diffondere il suo verbo. In apertura al suo concerto il live di Alfredo Trastulli aka F.T.G. (batterie elettroniche, effetti, sintetizzatori) insieme con Marco Baroni (tastiere, sintetizzatori): dub techno, minimal e ambient disegnano paesaggi sonori che dai sobborghi di Londra arrivano ai boschi dell’Umbria, passando per gli scantinati scuri di Berlino e gli attici di Detroit. Altra artista che si esibirà il giovedì è la cilena Paula Tape, tra i nomi più freschi dell’attuale scena elettronica italiana. Cresciuta a Santiago del Cile come batterista in band metal e indie- electro, approccia poi al mondo del DJing affascinata dall’Italo Disco e dalle sonorità percussive. Attualmente si divide tra Barcellona e Milano coltivando la sua grande passione per la musica: il suo eclettico stile riserva sempre perle nascoste, come dimostra il suo programma “Music for Plants” su Radio Raheem. A concludere il primo giorno del Festival un trio storico, attivo dalla metà degli anni 80, che ha lasciato e continua a lasciare un imprinting imprescindibile nel mondo del clubbing: i Pastaboys. Dancity ha commissionato al trio composto da Uovo, Dino Angioletti e Rame una speciale performance di quattro ore dal titolo “Expand the Foundations special DJ set”.

VENERDI’ 27

Al centro di venerdì 27 ci sarà uno spaccato sul panorama più innovativo della scena elettronica, su ciò che di nuovo sta emergendo sia per quanto riguarda i live che i DJ set. Troviamo così Kelman Duran, artista che nasce nella Repubblica Dominicana e a cinque anni si trasferisce a New York, prima a Manhattan poi nel quartiere Washington Heights, dove si ascolta prevalentemente reggaeton. Da lì il suo approccio alla musica viene scandito da una miscela di hip-hop, dancehall, dembow infranti da trame evocative ed ambient, come nel suo secondo album “13th Month”, il cui nome rimanda al tredicesimo mese del calendario dei nativi americani Lakota, uscito per Apocalipsis Records, l’etichetta di DJ Riobamba. Il suo sound è stato definito un reggaeton “ambient” o “spirituale”: ciò che caratterizza la sua musica, così come i suoi film – la video-art è un’altra delle sue grandi passioni – è sicuramente lo slow-moving e la sommessa intensità dei suoi contenuti. Altra artista del venerdì di Dancity Winter, tra i più interessanti talenti inglesi del momento, è Mina: ha raggiunto successo di critica e pubblico con i suoi EP per Enchufada e i suoi remix per Mixpak, NLV Records e Man Recordings ed è stata riconosciuta da FACT Mag come “producer to watch for 2016”. Suoni vibranti e melodici, ispirati ad afrobeat, dancehall e funky stile UK, fondono insieme i ritmi della terra provenienti da diverse parti del mondo – basti pensare che Mina ha collaborato con vocalist e produttori del Perù, Sierra Nevada e Ghana, dove ha istituito anche un workshop di produzione musicale dedicato alle donne. Il viaggio di Dancity Winter arriva poi in Italia con Napoli Segreta. Prima di tutto un è movimento culturale, che si muove tra avanguardia e retroguardia, racconta vicende, aneddoti e spaccati di un ambiente lontano eppure assolutamente attuale, probabilmente futuro, per poi diventare un DJ set e una compilation – pubblicata da Early Sounds e NG Records – che raccoglie incredibili e ai più sconosciute gemme della discografia napoletana funk & disco, dagli anni 70 ad oggi. Da Bristol arriva poi l’artista e produttrice L U C Y, fautrice della label SZNS7N su cui è uscito a luglio di quest’anno il suo EP “S1N”, album del mese per Mixmag. Un suono definito “post-apocalittico” che spazia tra i generi e rappresenta una delle forme più innovative ed interessanti del mood dark oriented nella musica elettronica. Nato in Portogallo, ma originario dell’Angola, DJ Firmeza porterà al Festival tutto il suo possente groove tra percussioni, ritmi kuduro, incursioni gqom e footwork: un’esplosione di energia come il suo ultimo EP “Ardeu” uscito a settembre per l’etichetta di Lisbona Príncipe. Occhi puntati su questo giovane talento, che nelle sue performance riesce ad unire elementi afro e batida a techno e house. Altro progetto italiano che farà parte del programma del venerdì è quello di 72-Hour Post Fight, nato dalla mente di Carlo Luciano Porrini (Fight Pausa) e Luca Bolognesi (Palazzi D’Oriente) a cui successivamente si aggiungono i musicisti Andrea Dissimile (sassofonista) e Adalberto Valsecchi (batterista, già membro di LEUTE e turnista per Generic Animal e Nadàr Solo).

SABATO 28

Tra i nomi di sabato 28, ultimo giorno di Dancity Winter incentrato su musica di gran classe e dal notevole impatto, sia per quanto riguarda la sperimentazione che il dancefloor, spicca quello di uno degli artisti più rappresentativi di un certo approccio intenso, complesso e incredibilmente affascinante al sound elettronico, Andy Stott. Il suo indiscutibile segno distintivo è dettato dalle sue produzioni, che hanno reso l’artista di Manchester noto a livello mondiale, come il suo ultimo album “It Should Be Us”, uscito proprio in questi giorni per la Modern Love. A tre anni dall’ultimo lavoro “Too Many Voices”, che chiude il trittico iniziato con “Luxury Problems” e poi con “Faith In Strangers”, Stott continua ad esplorare le profonde sonorità della techno unite alla ritmica spezzata del garage, tra house rallentata e iperattivo footwork. Un incontro tra ambient, grime e venature gotiche proiettato in una oscura ed utopica techno-futurista. In questa sottile linea rossa si inserisce l’italiano Alessandro Cortini, un’altra eccezionale presenza nell’attuale scena elettronica. Collaboratore, tra le altre, della band industrial Nine Inch Nails, alla cui musica ha contribuito negli anni con sintetizzatori, basso, voce e testi, prosegue la sua carriera solista costellata da una prolifica discografia, che dalle release con il moniker Sonoio arriva al suo ultimo album “Volume Massimo”, pubblicato a settembre di quest’anno dalla Mute Records. Una stratificazione di suoni e texture in cui ritorna il suo primo amore, la chitarra, che al contempo rappresenta un nuovo tassello nella sua poliedrica arte ed intensifica i contrasti tra luci ed ombre dei suoi precedenti lavori come “Avanti”, “Sonno” e le edizioni di “Forse”. In questa creatività di suoni si inserisce il mood eclettico del collettivo Alma Negra, formato da quattro amici svizzeri, uniti da uno spirito affine e dalle influenze dei loro paesi d’origine – da Capo Verde al Portogallo, dall’Italia alla Spagna. Set energetici in cui ritmi tribali e afro si fondono alla house in un mix accattivante che cattura il dancefloor. Dalla Scozia arriva Cain: un background intriso di musica celtica che lo porta ben presto a rimanere ammaliato da tutto ciò che è atavico e tradizionale, dai ritmi darbuka alle acide melodie arabe fino ai beat della samba. Tutto questo viene trasposto con una tecnica sopraffina in paesaggi sonori in cui si uniscono elementi hip hop e grime: un groove unico supportato da artisti come Ben UFO, Peggy Gou, Hunee, Haai, Erol Alkan, giusto per citarne alcuni. E’ un’estetica che racchiude techno, ambient, jazz, electro e classica moderna quella dell’inglese Felix Manuel aka Djrum, artista underground che attraverso l’improvvisazione al piano fonde la dance music contemporanea all’hip hop e al dubstep. La sua ispirazione proviene da artisti come Keith Jarrett, Alice Coltrane, John Cage, ma non solo: ha avuto un ruolo importante nella stesura del suo album “Portrait With Firewood” (R&S Records) anche il lavoro di Marina Abramovic. Un approccio personale e sperimentale in cui le parole vengono trasposte in musica, disegnando emozionanti e malinconiche sonorità. A chiudere l’ultimo giorno di Dancity Winter Lucy aka Luca Mortellaro: musicista, DJ e produttore che ha creato nel tempo uno stile unico conciliando techno sperimentale, atmosfere ambient, incursioni industrial e dub. Fondatore dell’importante label Stroboscopic Artefacts (che ha prodotto release di artisti come Luke Slater, James Ruskin, Donato Dozzy, Perc, Kangding Ray, Rrose) ha collaborato nel tempo con performer del calibro di Ben Klock, Silent Servant, Speedy J (con il duo Zeitgeber) oltre ad aver suonato in club prestigiosi come Berghain, Fabric, Corsica Studios, Warehouse Project, Tokyo’s Unit, Vent, DC-10, Goa ed essersi esibito in festival quali Sonar, Mutek, Dekmantel, Movement Detroit, Awakenings, Tauron.

Il sound di Dancity sarà scandito, durante i tre giorni, dai set di G-Amp, Eloche e Sauro Martinelli. Un Festival che torna alle origini anche attraverso interessanti eventi collaterali quali dibattiti e proiezioni audio-video, in un caleidoscopio di suoni ed immagini, in cui l’utente sarà al centro della musica e la musica sarà al centro del Festival, con l’obiettivo di continuare ad esplorare le arti e la cultura e al contempo valorizzare il territorio in cui Dancity è nato e cresciuto fino ad oggi.

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