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David Ferracci

3 min.

Fumettista e illustratore, David Ferracci ci ha regalato una splendida tavola su Terry Gilliam.

Noi di The Mag, da parte nostra, lo abbiamo intervistato per scoprire qualcosa di più sulla sua arte e su quello che fa.

Continua così con lui il nostro viaggio alla scoperta dei ragazzi del collettivo “Becoming X

di Andrea Luccioli

Quando hai deciso di diventare un illustratore e perché?

«In adolescenza ho cominciato ad unire i puntini.

Disegnavo ripetutamente, soprattutto storie a fumetti.

La mia forte voglia di raccontare, non importa se a vignette o ad un immagine sola, mi ha fatto capire che ne avrei voluto fare una professione».

provo più soddisfazione nel soffermarmi su un particolare, un difetto, una posa

Quali sono i tuoi soggetti preferiti?

«Quando non lavoro su commissione, sicuramente un soggetto appunto e non un oggetto.

Benché adori far comunicare i miei sfondi e le ambientazioni delle mie storie, provo più soddisfazione nel soffermarmi su un particolare, un difetto, una posa e valorizzarli con la giusta composizione».

Qual è stata la tua formazione?

«Ho frequentato l’Istituto d’Arte a Deruta e la Scuola Internazionale di Comics a Roma.

Guardandomi indietro un secondo, realizzo che ho potuto mettermi molto di più in gioco grazie alle esperienze extra.

In adolescenza ho partecipato a parecchie estemporanee di pittura, ho collaborato per varie aziende grafiche, qualche autoproduzione a fumetti ed ho sempre avuto una mania per capire il funzionamento dei programmi che oggi uso per lavorare».

Che tecniche usi e prediligi?

«Quando mi approccio al fumetto mi piace una china a pennello con linee essenziali rafforzate da toni di grigio in digitale.

Con l’illustrazione è diverso a seconda del target e del soggetto, diciamo che scansiono il disegno a china diluita e lo completo in digitale.

In ogni caso adoro arricchire il tutto con texture campionate».

Chi è il tuo maestro/fonte di ispirazione?

«Ci sono i maestri del nero americano e argentino come John Paul Leon, Tommy Lee Edwards, Sean Phillips, Alex Toth, Alberto Breccia, Jorge Zaffino, ultimamente Paul Azaceta e Greg Smallwood.

Un discreto elenco di bravi fumettisti che mi stimolano continuamente».

Il lavoro di cui sei più orgoglioso?

«Sempre l’ultimo».

Le tecnologie sono solo un mezzo

In un mondo dove i creativi sono sempre di più, anche grazie alle nuove tecnologie, qual è il segreto per restare originali?

«Le tecnologie sono solo un mezzo.

L’originalità, o lo stile, è il risultato di un percorso e se bruci le tappe non riuscirai a raggiungere una certa maturità.

Quando sperimento lo faccio sempre con l’obiettivo di imparare qualcosa di nuovo.

Il bisogno di crescita alimenta l’opera ed il risultato non potrà che essere lo specchio di quello che sei».

Come sei finitao in mezzo al progetto Becoming X?

«Praticamente ci sono da sempre.

Venni contattato per la trasmissione originaria di Becoming X negli studi di Radiophonica.

Ho abbracciato subito l’idea di Becoming X come serie di eventi estemporanei, il vero sposalizio tra performance visiva e musicale.

Con molti dei ragazzi ho legato parecchio e posso dire che oramai sono la mia seconda famiglia».

Com’è l’esperienza dei live drawing?

«I live drawing sono ipercinetici, vieni risucchiato in questo frullatore di colori, musica e abbracci.

Collaborare con altri artisti e professionisti è sempre stimolante, anche se ci si sporca tanto.

Fortunatamente non mi limito solo a disegnare, ma per la maggior parte degli eventi mi occupo anche di proiezioni: disegno su pc accompagnato da musica, spesso musicisti dello stesso Becoming X.

Riuscire a portare su schermo un film disegnato è una forte soddisfazione, ogni volta».

Parlaci del materiale che hai realizzato per The Mag

«L’omaggio a Terry Gilliam è stato come sfogliare un bell’album dei ricordi, che non è il tuo.

Ho visto molti dei suoi film, alcuni più di una volta.

Ho cercato di metterceli tutti, ma non basterebbe un intero The Mag.

Mi ha sempre colpito il suo marcato utilizzo del grandangolo nei film, come se volesse proporci la sua personale visione della faccenda.

È per questo che ho voluto sottolinearlo con un colore.

L’illustrazione è stata creata completamente in digitale.

Spero di avergli reso giustizia e che ai lettori piaccia».


LA BIO DI DAVID FERRACCI

ritratto di David Ferracci mentre disegna

David Ferracci

Classe 1989, uscito dall’Istituto d’Arte frequenta la Scuola Internazionale di Comics a Roma proseguendo, così, il suo percorso nel mondo del fumetto.

Dal 2011 collabora con la rivista Terrenostre come illustratore, grafico e tecnico del montaggio video.

Dal 2015 ha disegnato per “Dead Blood” (Noise Press), “Mostri” e “Gangster” (Bugs Comics), “Stazione 31” (Passenger Press), “2053: Le nuove acque” (Manticora Autoproduzioni) e “Memento Mori” (Raven Distribution).

“Black Knot” è il suo ultimo graphic novel.

Per Seguire David Ferracci:

davidferracci.tumblr.com

facebook.com/david.ferracci


 

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