“DeepGears”: la startup digitale che rivoluzionerà lo shopping online

Un giovane folignate, Giulio Capodimonti, insieme ai suoi due soci, ha creato il primo “camerino virtuale” dove un nostro avatar realistico ci permetterà di provare capi d’abbigliamento senza sbagliare taglia e vestibilità. Gli occhi dei grandi siti di ecommerce sono già puntati

di Andrea Luccioli
Andrea luccioli

Lo sapete che un capo di abbigliamento su tre tra quelli che acquistiamo online viene rimandato indietro perché la taglia è sbagliata?

E lo sapete che questo, oltre a costi molto alti a carico di chi spedisce, significa anche aumentare il carico sul sistema dei trasporti e generare inquinamento?

La premessa è d’obbligo per far capire quanto l’intuizione di un giovanissimo folignate, Giulio Capodimonti, e il suo progetto DeepGears – il primo camerino virtuale dove un avatar iper-realistico si misurerà i capi ricostruiti in 3D prima dell’acquisto – possa in un colpo solo risolvere il problema alla radice.

Passo indietro. Chi è Giulio? Venticinque anni, folignate, dopo un anno di studi in fisioterapia molla tutto e cambia strada.

Vola a Londra, si mette a studiare in una Business school e la cosa funziona. Lavora tra banche e società finanziarie.

Questo fin quando insieme a due amici, Pietro Dalpane e Philipp Henzler, si ritrova a ragionare sull’applicazione pratica di sistemi informatici di ricostruzione in 3D dei corpi umani.

“Lì è scattata la scintilla, perché non realizzare una piattaforma in grado di farti provare i capi digitalmente con un match realistico della tua fisicità con la vestibilità di ogni singolo capo? – spiega Giulio -.

L’idea ci è parsa subito buona, il nostro socio tedesco lavora proprio in questo settore e quindi con lui abbiamo iniziato a ragionare su come muoverci”.

È stato l’inizio di tutto. I tre ragazzi lo scorso anno fondano una startup con il capitale che riescono a raccogliere e inseriscono anche dei dipendenti per lo sviluppo del progetto. La fase esplorativa procede bene e dopo poco si comincia a fare sul serio: da un fondo di investimento tedesco qualche mese fa arrivano 150mila euro per proseguire lo sviluppo e arrivare alla completa realizzazione dell’applicazione.

“Oggi, oltre a noi tre fondatori di DeepGears, ci sono 12 persone impiegate.

Il nostro sistema inizierà in queste settimane ad essere utilizzato dai primi clienti.

Ci sono tre negozi che saranno i primi a utilizzare DeepGears e questo ci servirà anche per avere dei feedback – spiega Giulio -. In parallelo stiamo lavorando per raccogliere il capitale necessario per crescere ancora sul lato commerciale e scalare il nostro business”.



Ma come funziona DeepGears?

Perché è molto di più che un semplice manichino virtuale?

“Il nostro sistema è in grado di creare un avatar dell’utente che vuole provare i capi.

Vengono inseriti alcuni dati relativi all’altezza, al peso e via dicendo. Poi attraverso una fotocamera si chiede all’utente di registrare un video che serve per generare l’avatar finale – spiega Giulio -.

Ovviamente il sistema è programmato per eliminare il video subito dopo aver elaborato le informazioni. A noi e al cliente non resta nulla, nessun tipo di dato, solo il manichino accuratamente ricostruito”. E qui arriva il momento del matching.

“Dall’altro lato abbiamo il cliente, che può essere il titolare dell’esercizio commerciale o il produttore che vuole egli stesso creare un ecommerce sul proprio sito, che ci invia i dettagli del capo – continua Giulio -. Alcuni hanno già i modelli in 3D, ma vanno bene anche i cartamodelli o le foto, il nostro algoritmo è in grado di ricostruirli in 3D.

In questo modo si potrà avere un catalogo virtuale dove ogni taglia è ricostruita e pronta per essere ‘indossata’ dall’avatar”.

Molto più a facile a dirsi che a farsi. “La forza del nostro progetto è nell’algoritmo. Senza input manuali la vestizione automatica è molto difficile, ma il codice della nostra applicazione è in grado di arrivare ad un matching realistico, che è ciò che manca a tutte le piattaforme di ecommerce, grandi e piccoli, presenti sul web – spiega Giulio -.

È ovvio che quando hai a che fare con grandi realtà, il lavoro diventa molto complesso. Ad esempio, siamo in contatto con una piattaforma londinese che ci ha chiesto di inserire ben 2.000 capi, un lavoro importante”.

Qual è il capo di abbigliamento più difficile da ricostruire e matchare?

“I pantaloni sicuramente, sono davvero complessi e con numerose varianti da tenere in considerazioni sia nella creazione del modello 3D che nella vestizione virtuale, ma DeepGears riesce a fare anche questo!”, dice Giulio.

Il progetto DeepGears, come dicevamo all’inizio, ha un potenziale enorme, proviamo solo ad immaginare l’utilizzo che ne può fare un grande sito di ecommerce che ha l’esigenza di ridurre al minimo i resi.

Ma la sfida è anche ambientale. “Avere meno resi significa meno trasporti e questo vuol dire tutelare l’ambiente riducendo le emissioni – conclude Giulio -.

Una doppia sfida e a me le sfide piacciono. Mi hanno sempre appassionato le scalate, lo sguardo rivolto in alto, le sfide appunto.

Per questo mi ispiro a chi è partito da zero, come me, ed è arrivato in alto”.

INFO

https://deepgears.com/

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Andrea Luccioli

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