Di ritorno da Venezia: gli imperdibili in sala della 78esima Mostra d’arte cinematografica

Giungono notizie confortanti da Venezia, dove si è tenuta la 78esima edizione della Mostra d’arte cinematografica come sempre in scena nella prima parte di settembre al Lido. Lo stato di salute del mondo del cinema sembra promettere mesi molto densi, anche in virtù della pausa che le case di produzione e distribuzione si sono prese per ovvi motivi durante la pandemia.

di Luca Benni & Matteo Cesarini
Luca e Matteo

La stagione che si appresta ad iniziare sarà ancora caratterizzata da capienze ridotte e distanziamento ma, con l’introduzione dell’accesso vincolato al Green pass, la percezione è quella di un’esperienza in sala più serena e spensierata rispetto ai mesi passati. E quindi il cinema è pronto a ripartire con le prime uscite importanti, che giungono direttamente dai principali festival.

Come Il collezionista di carte (The card counter) per esempio, presentato dal regista Paul Schrader proprio a Venezia.

Il regista americano, storico collaboratore di Martin Scorsese (qui in veste di produttore) è un asso della scrittura cinematografica, avendo firmato proprio alcune delle sceneggiature più importanti di Scorsese come Taxi driver e Toro scatenato.

Questo suo ultimo lavoro continua un percorso iniziato negli anni della new Hollywood che ha saputo trasformarsi e adeguarsi ai tempi che cambiano, anche dal punto di vista stilistico (alcune atmosfere notturne tra luci al neon e synth profondi ci hanno fatto pensare al miglior Refn, quello di Drive in particolare) pur restando ancorato ai temi classici del suo cinema: il tormento del protagonista – uno straordinario Oscar Isaac – la solitudine e la ricerca di redenzione per un passato pieno di demoni e peccati. Un film impeccabile, da vedere possibilmente in VOST.

Altro ritorno importante al Lido è stato quello di Pedro Almodovar

Uno che alla Mostra si è visto e applaudito spesso e che due anni fa è stato premiato con il Leone d’oro alla carriera. Film di apertura il suo Madres paralelas, interpretato dalla sempre brava e incantevole Penelope Cruz, che attraverso il racconto di due madri single completamente diverse che il destino fa incontrare ci parla di antenati e discendenti, e dell’importanza di una memoria storica pubblica e privata ancora conflittuale.

Uno dei momenti più attesi (true story: c’erano degli accreditati da tutto il mondo venuti solo per vedere questo film) è stata l’anteprima mondiale di Dune.

Tratto dal romanzo scritto da Frank Herbert, il film, ambientato nell’anno 26.391, è incentrato su una guerra tra famiglie che vorrebbero avere il controllo di una droga molto potente, la Spezia. Il progetto di un remake di Dune è partito nel 2008 ma solo nel 2016, quando la Legendary Pictures ne ha acquisito i diritti e poi ingaggiato Denis Villeneuve, è finalmente decollato.

Siamo di fronte a un nuovo, ambizioso tentativo di trasporre su schermo l’epica fantascientifica nata dalla fantasia dello scrittore americano Frank Herbert (andate a recuperare il bellissimo documentario Jodorowsky’s Dune, tornato al cinema in questi giorni, sul progetto – mai realizzato – di Alejandro Jodorowsky di produrre il film).

Villeneuve, è un vero maestro del genere sci-fi (l’ottimo Arrival – già trasposizione di un racconto di Ted Chiang – e il seguito di Blade Runner, B.R. 2049, flop al botteghino ma osannato giustamente dalla critica), insieme al cast di livello stellare (sul red carpet c’erano pure alcuni beniamini dei giovanissimi come Timothée Chalamet e Zendaya), sono i due ingredienti principali della ricetta che si propone di restituire al cinema il classico della fantascienza anni 60, già trasposto su schermo nel 1984 da David Lynch, che a suo tempo ottenne pareri e risultati contrastanti, sia dalla critica che al botteghino ma che oggi ha assunto il ruolo di cult movie. Preparatevi quindi perché il viaggio su Arrakis è solo all’inizio, già la prima scena del film lo dichiara apertamente, Dune: part 1.

Interessante l’esordio alla regia di Maggie Gyllenhaal, sorella di Jake venuto al Lido per stare a fianco della sorella per la prima del film

Anche se il suo adattamento del romanzo di Elena Ferrante The Lost Daughter (in Italia uscito come La figlia oscura, del 2006) non convince propriamente fino in fondo. Sia per la Gyllenhaal che per la Premio Oscar Jane Campion (autrice di Lezioni di piano, al Lido col prolisso western The power of the dog) non sarà facile districarsi tra le numerose uscite in sala dei prossimi mesi.

Chi invece speriamo sia protagonista in sala è il “nostro” Paolo Sorrentino, attesissimo con il suo ultimo lavoro È stata la mano di Dio.

Il film più personale e intimo del regista napoletano, bellissimo e poetico come di consueto con il suo cinema, capace di divertire e far ridere nella parte iniziale e di emozionare e commuovere nella parte restante del film.

Una pellicola ambientata a Napoli intorno alla metà degli anni ottanta, fortemente autobiografica, che rievoca i due avvenimenti più importanti della vita di Sorrentino, allora diciassettenne: l’arrivo di Maradona al Napoli e un grave incidente che ha sconvolto e interrotto la sua felicità familiare. Immancabile, anche stavolta, ad accompagnarlo Toni Servillo.

L’uscita è fissata per la metà di dicembre sulla piattaforma di streaming Netflix, che figura tra i produttori, ma nelle settimane precedenti il film verrà rilasciato nelle sale cinematografiche per rendere giustizia a un’opera che merita di essere vista sul grande schermo.

INFO

www.cinemametropolis.it

 

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Luca Benni Matteo Cesarini

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