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Dino Battaglia – Un atto d’amore a mano libera

San Francesco disegnato da Dino Battaglia
2 min.

Pietro Alligo, curatore della mostra Dino BattagliaLa perfezione del grigio tra sacro e profano” ci racconta chi era il grande fumettista italiano e perché è considerato, a ragione, uno dei più grandi disegnatori a livello mondiale.

di Andrea Luccioli

Dino Battaglia / Speciale Tiferno Comics 2019

Un grande atto d’amore verso Dino Battaglia, uno dei più grandi autori del fumetto mondiale di sempre.

Fino al 3 novembre a Città di Castello, nelle sale di Palazzo Vitelli a Sant’ Egidio, va in scena un’eccezionale mostra su Battaglia in cui si ripercorre la carriera dell’uomo e si celebra “la mano” dell’artista. 

“La perfezione del grigio tra sacro e profano”

Questo il titolo dell’esposizione curata da Pietro Alligo che a The Mag ha raccontato chi era Dino Battaglia e cosa ha rappresentato per il mondo del fumetto. 

«Appena mi hanno comunicato che si sarebbe fatta la mostra su Dino Battaglia mi sono subito messo a lavoro e ho chiesto la planimetria di Palazzo Vitelli per capire, stanza per stanza, come dislocare le tavole secondo i periodi storici e lavorativi.

Per questo abbiamo deciso di iniziare questo percorso raccontando dei suoi esordi al Corriere dei piccoli». 

E poi?

«Passo dopo passo abbiamo voluto raccontare l’evoluzione straordinaria di Battaglia dal momento in cui non gli hanno più imposto la gabbia di un numero imposto di strisce e vignette in poi.

I suoi nuovi editori gli hanno permesso di liberare tutta la sua creatività ed è stato in quel momento che è esplosa la sua carriera.

Così Dino Battaglia ha iniziato a mostrare le sue straordinarie capacità visive disegnando la grande letteratura, da Poe a Maupassant, da Mellville a Lovercraft.

Ha permesso al lettore di immergersi nelle grandi storie della letteratura.

Una volta una persona mi disse che i disegni di Battaglia erano talmente straordinari che non era necessario leggere le pagine, ma osservare le sue tavole».

Quanto è stato importante Battaglia per il mondo del fumetto?

«Tantissimo, anche se avrebbe potuto ottenere sicuramente di più in termini di notorietà.

Non avere un personaggio seriale è stato per lui uno scoglio commerciale e divulgativo.

Pensiamo a Crepax con la sua Valentina o Pratt con Corto Maltese: loro hanno creato un personaggio che li ha addirittura superati per popolarità.

A Dino Battaglia tutto questo non interessava perché non voleva essere abituato alla serialità.

Lui era uno sperimentatore, disegnava quello che gli piaceva ed era un grande amante della letteratura: ha disegnato racconti, romanzi e tragedie.

È stato sempre grandissimo in ogni campo della narrazione».

Ci racconti il “suo” Battaglia.

“Quando uscì Totentaz nel 1974 cercai il suo indirizzo a Milano per andare a incontrarlo.

Ho passato in tutto un paio d’ore della mia vita con Battaglia.

La prima volta ho conosciuto sia lui che la moglie Laura nel loro appartamento e ho visto come lavorava: non realizzava delle grandi tavole, le sue erano piccole e cesellate.

La seconda volta che l’ho incontrato gli portai dei cartoncini bianchi.

Lui diceva sempre che era così pigro da non volere nemmeno uscire di casa a comprarli e per questo glieli presi io.

Anni dopo, proprio quei cartoncini, li ho ricomprati disegnati da lui”.

Perché è stato scelto questo titolo per la mostra? 

“Perché il suo grigio era perfetto.

Più di ogni altro disegnatore Battaglia ha lavorato fregandosene del fatto che quel grigio non avesse una grande riproducibilità in fase di stampa.

Sono sicuro che quel grigio per lui in realtà era pieno di colore: era perfetto appunto.

E poi abbiamo messo sacro e profano perché Battaglia ha disegnato la vita dei santi e subito dopo i racconti gotici di Poe e Lovercraft».

Questa mostra sembra un atto di grande amore.

«Assolutamente, è così.

Un atto di amore totale in cui noi restituiamo, in piccola parte, l’arte e la bellezza che Battaglia ci ha donato». 

INFO

www.tifernocomics.com
wikipedia.org/Dino_Battaglia

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