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Diventi Umbria – Avere vent’anni in Umbria

Diventi Umbria foto a teatro
2 min.

Diventi Umbria: i racconti di chi è cresciuto tra cantieri e prove di evacuazione diventano una mostra e un libro fotografico. Sogni e ricordi di una generazione nata tra le scosse: i giovani del post sisma del 1997

di Andrea Luccioli

Le loro storie sono finite in un progetto della Regione. Si chiama “ Diventi Umbria ”, è una mostra fotografica itinerante che dopo il Ciac di Foligno sta facendo tappa a Trevi, ma è anche un libro con gli scatti di Marco Giugliarelli e Farbizio Troccoli e le parole di Giovanni Dozzini.

C’è chi è nato tra una scossa e l’altra, chi ha studiato all’interno di un container, chi ha sostenuto più prove di evacuazione che esami. Alcuni di loro vogliono andarsene, altri hanno deciso di restare.

Sono tutti umbri, hanno poco più di vent’anni ed essendo nati nel 1997, sono i figli della ricostruzione. Ma sono soprattutto la testimonianza della contemporaneità delle città umbre dopo il sisma.

La narrazione delle nuove identità dei territori feriti, che hanno saputo reagire e che ora “vivono” nelle storie dei ragazzi intervistati. “Diventi Umbria” è una suggestione, a volte dolorosa, a volte capace di mostrare come i ragazzi nati in quei giorni abbiamo raccolto l’eredità della loro terra rinnovandone lo spirito di comunità.

Ma chi sono questi ragazzi?

Eccoli. C’è l’assisana Matilde, nata tra le due grandi scosse del 26 e 27 settembre. Un ospedale ballerino e il trasferimento a Marsciano in incubatrice. Da piccina andava a vedere i lavori alla Basilica di San Francesco, quella dove gli affreschi di Giotto sono venuti giù come briciole.

«D’estate, i ragazzi salgono fino alla Rocca e qualcuno si mette a suonare e cantare sotto le stelle. In quei momenti penso di non avere bisogno d’altro», dice.

Poi c’è Matteo, lui è dovuto nascere a Firenze perché l’ospedale di Foligno era inagibile, mentre a Ilaria, nata il 26 settembre, i parenti hanno raccontato soprattutto della mamma sconvolta dalle scosse mentre stava per darla alla luce.

«La nonna mi ha sempre detto che dopo quel terremoto nella vita non avrebbe avuto più paura di niente», spiega invece Beatrice.

Michelangelo da piccino andava a vedere i cantieri e di quei giorni racconta l’angoscia e la curiosità. Vorrebbe che Foligno ricordasse il terremoto con un simbolo, magari una crepa rimasta sui muri.

C’è poi Carlotta che vorrebbe andare via, Michele che sta a Roma e vorrebbe tornare. Marta è di Gualdo Tadino, dice di aver passato ore a sentirsi dire cosa fare in caso di una nuova scossa.

Ricorda quando ha sentito il suo primo terremoto e la fuga sotto il tavolo nella speranza che finisse in fretta. Anche Alessio è di Gualdo Tadino e fin da piccolo gli è stato narrato del senso di impotenza quando la terra trema.

Lo stesso che ha provato ogni volta che poi l’ha vissuta in prima persona. In “Diventi Umbria” c’è Michele che è di Nocera Umbra, le ferite della sua città sono quasi tutte rimarginate, ma lui non dimentica i racconti di quei giorni dei suoi parenti: «Le strade si aprivano, le macchine facevano su e giù, le case cadevano».

Michela è di Sellano, giocava nei cantieri della ricostruzione e dopo l’Università pensa di andarsene. Come Eduardo: «La montagna dà troppo poco per proteggerci per una vita intera, anche se questi posti mi sembrano bellissimi».

Lisanne è figlia di un geometra di Spello, la mamma è olandese. Venne intervistata dai giornali perché nel 1997 fu costretta a partorire a Spoleto per via dell’inagibilità dell’ospedale.

Lisanne, è andata a scuola nei container, tra lezioni e prove di evacuazione: «Fosse per me rimarrei sempre a Spello dove la vita scorre tranquilla e si mangia bene».

Anche se, come chiude Sofia, ventenne di Trevi, «la paura, quella del tutto non se ne potrà mai andare».

Info:

archiscomunicazione.it/portfolio/diventi-umbria

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