logo

E’ morto Ulay, l’uomo che ha fatto piangere Marina Abramovic

Frank Uwe Laysiepen, in arte Ulay è morto a 76 a Lubiana, la città in cui viveva da tempo. Insieme a Marina Abramovic ha rappresentato una delle coppie di amanti più discusse della storia dell’arte contemporanea e non solo.

Ulay è stato l’uomo che ha fatto piangere la Abramovic quando lei immobile, seduta e di rosso vestita per 716 ore nella sala del MoMa a New York (era il 2010), ha incarnato una performance mistico-esistenziale in cui a piangere sono stati piuttosto i visitatori che le si sono seduti di fronte.

Poi l’arrivo di Ulay, il vecchio amore del passato che le prende mani e lei si scioglie in un pianto. Video web virale e cuori straziati in tutto il mondo.

Da non dimenticare anche la loro passeggiata lungo la muraglia cinese che si sarebbe dovuta concludere con il matrimonio e invece si risolse in una separazione

Ulay, oltre alla Abramovic, va ricordato per aver dedicato la sua vita alla performing art fin da quando scelse un progetto radicale sull’identità di genere.

Ha giocato con il suo doppio femminile, ha realizzato diversi lavori sul gender e si è truccato e vestito metà donna e metà uomo.

Ha sperimentato i limiti del corpo umano, della resistenza fisica. 

Una figura complessa.

Nato in Germania, ma apolide per vocazione. Ha vissuto in Olanda e poi negli ultimi anni della sua vita in Slovenia. 

Fedele al suo motto secondo cui «l’estetica senza etica è cosmetica», dopo la separazione da Marina è rimasto ai margini del mercato e del sistema internazionale dell’arte.

Dopo aver scoperto la malattia nel 2011 ha avviato il suo Project Cancer, un documentario in cui ha ripercorso le tappe fondamentali della sua vita attraverso luoghi e persone.

Published by

Rispondi