Ecco i Barberis, una famiglia da (a)mare: la sostenibilità in mare, e non solo, come esperienza di vita

I Barberis sono in cinque – più il fido Pepper – e sono salpati a bordo di Shibumi: hanno mollato la vita sulla terraferma creando un laboratorio galleggiante che naviga per i mari

Testi di Maria Vittoria Malatesta Pierleoni
Maria Vittoria Malatesta Pierleoni

«Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare» recita un antico adagio, a significare che esiste spesso una grossa distanza tra dichiarazione di intenti e fatti concreti.

Nel caso della famiglia Barberis, però, il mare è il sogno di una vita che si è trasformato in realtà.

Stefano fisico nucleare, Sara designer e i loro tre figli Iago, Nina, Timo – rispettivamente di 11, 8 e 3 anni – in compagnia del fido labrador Pepper, hanno letteralmente “mollato tutto”, casa e lavoro, e sono partiti a bordo di un Mikado56 del 1982, Shibumi.

Il COVID-19 ha stravolto il progetto che li voleva in mare già a luglio 2020, ma non il piano originale.

Da qui la decisione di vendere la propria casa di Milano per raccogliere i fondi necessari a vivere viaggiando.

Trascorrere tutte le estati in barca a vela non bastava più, quindi il grande passo: un biglietto di sola andata per l’avventura, per un’esperienza nuova completamente a contatto con la natura, ad impatto zero con le risorse a disposizione: mare, vento e acqua.

Unita alla necessità di garantire il proseguo dell’istruzione dei figli che seguiranno la scolarizzazione parentale, Shibumi, che in giapponese significa bellezza poco appariscente, ospita così anche un “Floating lab” un laboratorio didattico a distanza.

È mamma Sara a raccontarci questa storia fatta di mare e sogni..

L’INTERVISTA

Come si passa dalla terraferma a creare un laboratorio galleggiante di sostenibilità con tutta la famiglia?
“Avevamo in mente di fare qualcosa che arricchisse questa esperienza e non fosse solo il viaggio di una famiglia.

La veste di scienziato a bordo di mio marito, fisico per l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, ha fatto sì che nascesse il Floating Lab e che fossero poi i bambini a gestirlo.

È la traduzione pratica del nostro stile di vita a bordo: sensibilizzazione ambientale, uso intelligente delle risorse, bilanci energetici, lotta allo spreco, rispetto dei mari e delle specie che lo abitano e ancora la raccolta dati e successiva divulgazione ai coetanei di terra nelle scuole”.

Come funziona?
“La barca è un contesto che si presta perfettamente a diventare un laboratorio.

Essendo isolata per sua natura dagli approvvigionamenti energetici terrestri, porta in modo intuitivo a ragionare sui concetti spesso troppo astratti di produzione e consumo di energia.

Tutte le domande che solitamente in una casa non si fanno, per noi sono di vitale importanza poiché utilizziamo il sole e il vento come fonte di energia primaria che ci serve anche per il funzionamento del dissalatore che ci fornisce l’acqua dolce.

Con un approccio scientifico, analizziamo i fabbisogni energetici, come reperirli e come utilizzarli consapevolmente.

I bambini poi lo raccontano in mini-video di Fisica tra le onde, serie di episodi nati dal progetto con l’istituto nazionale di fisica nucleare.

Inoltre, c’è anche il discorso di osservazione degli animali e dell’ambiente marino.

Speriamo che condividere tali esperienze sia utile anche ai loro compagni visto che i bambini saranno gli abitanti di domani della terra che ci ospita”.

Il vostro è un viaggiare sostenibile che vuole dimostrare come anche la vita di tutti i giorni può esserlo, dal vostro osservatorio quali sono i più grandi “guai” che stiamo combinando noi rimasti a terra?

“A bordo bisogna avere molta più attenzione e cura dei prodotti che si utilizzano e delle abitudini domestiche: tutti gli scarichi finiscono in mare, quindi, è vitale utilizzare prodotti ecologici e in barca tutto si accumula quindi dobbiamo pensare ai materiali che ci portiamo a bordo già a partire dalla spesa.

Lo slogan di mio figlio è: la cura dell’ambiente parte da una spesa intelligente!

Il mare è in uno stato di degrado più avanzato di quello che si pensi.

In tratti da Corfù alla Puglia abbiamo trovato tantissima plastica.

I ragazzi hanno stilato una lista di quali sono le cose che si trovano di più in spiaggia, classificando i rifiuti in macroplastiche, plastiche e microplastiche, quali sono le differenze e come riconoscerli”.

Il viaggio inizia quando lo pensi. Quali sono le più grandi difficoltà dell’essersi messi in discussione come persone e genitori scegliendo una barca come abitazione? E quali le opportunità? 

“Come genitori abbiamo le stesse difficoltà che credo avremmo anche sulla terraferma.

Ci siamo dovuti mettere in gioco più sotto un punto di vista personale.

La donna, l’uomo e il bambino che sei a terra in mare non lo sei più, vieni smontato e rimontato.

Per ora stiamo cambiando tutti e continuiamo ad incastraci bene, sicuramente è frutto del lavoro di ognuno: non puoi permetterti di essere egoista in mare.

Tra le opportunità sicuramente vedere il mondo, conoscere persone meravigliose ed aprirsi la mente.

Più che sulla terraferma, muoversi in barca e spostarsi senza necessariamente avere tutto scandito, fa sì che le giornate siano spinte dalla curiosità di sapere quello che succederà”.

In questo viaggio il Covid quanto ha pesato e quante difficoltà vi ha creato?

“Noi non siamo partiti per sfuggire al Covid.

La pandemia ha stravolto i piani che prepariamo da almeno 3 anni e ci ha impedito di poter andare a prendere la barca in Grecia in primavera 2020.

Siamo finalmente riusciti a salpare lo scorso 13 ottobre dalla Liguria però la navigazione invernale e le restrizioni per il contenimento del virus ci hanno rallentato tantissimo.

Siamo rimasti bloccati in un duro lockdown a Formentera più tempo del previsto, perdendoci l’appuntamento con gli Alisei che avremmo dovuto sfruttare per la traversata dell’Atlantico, ora per forza posticipata al prossimo inverno.

A settembre a mio marito scade l’aspettativa e il nostro desiderio è quello di trovare la possibilità di autosostenerci lavorando da remoto per continuare a viaggiare.

Siamo aperti a qualsiasi tipologia di esperienza e di proposte”.

Vi siete dati delle scadenze? Volete rimanere per mare sempre?

“La nostra meta non sono i Caraibi ma tornare idealmente a casa nostra e il viaggio è tutto quello che ci sta in mezzo.

Noi andiamo avanti per piccole tappe che non sono dettate dalla fretta di viaggiare ma dalla natura.

Quando Nina terminerà la scuola, che nel frattempo ha deciso di continuare sull’isola per approfondire la sua esperienza, riprenderemo la navigazione le tappe saranno Gibilterra, Canarie e poi da lì sceglieremo se fare la traversata dell’Oceano partendo dalle Canarie o scendere fino a Capo Verde”.

Riceverete sicuramente tanti messaggi, cosa vi chiedono e scrivono le persone?

“Ci chiedono come gestiamo la scuola de figli, quali sono i posti più belli che visitiamo e cosa facciamo.

Si va più nel profondo quando ci chiedono consigli per uscire dal confort zone ma non esiste una ricetta per cambiare, è una cosa che parte da dentro”.

Non ci resta che augurarvi buon vento!

INFO

www.shibumi.it

instagram/sailing_shibumi

facebook/sailingshibumi

youtube/ sailingshibumi

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Maria Vittoria Malatesta Pierleoni

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