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EDICOLA 518 – La nostra Rivoluzione in quattro metri quadrati

edicola 518 vista dalle scale di sant'ercolano, Perugia
2 min.

Questa è la storia dell’Edicola 518, «quattro metri di spazio infinito» situati a ridosso della scalinata di Sant’Ercolano dove si vendono magazine e riviste culturali internazionali. Un’ edicola che di edicola ha ben poco, ma che ne conserva un elemento cruciale: l’essere un presidio per una comunità.

Testo di Andrea Luccioli - Foto di Matteo Valentini

Edicola 518 è un progetto nato dall’urgenza di due ragazzi, Antonio Brizioli e Paolo Marchettoni, di dare un valore ‘urbano’ al collettivo «Emergenze». Iniziativa poi corroborata dal bisogno silenzioso di rinascita di un quartiere. Questa storia ha inizio il primo giugno del 2016, quando è stata aperta l’edicola, ma nasce tempo prima lungo il sentiero tracciato dalla rivista «Emergenze», nel 2014.

«Il culmine di un lavoro collettivo sfociato nell’acquisto della struttura _ spiega Brizioli _ In realtà non abbiamo mai pensato di farne un’edicola vera e propria, doveva essere uno sportello del nostro lavoro culturale. Siamo partiti dal filo rosso con cui abbiamo legato le strade di Perugia, poi è arrivata la mostra “Emergenze ritratte” all’ex chiesa della Misericordia, spazio che per l’occasione abbiamo restituito alla cittadinanza.

È a questo punto che abbiamo capito che le persone avevano bisogno di riconoscersi in un posto». Così è arrivata l’edicola.

edicola 518, perugia

«L’esigenza di uno spazio ci ha portato a ragionare. Passando davanti all’edicola abbiamo visto la scritta vendesi, ci siamo informati: ce la potevamo permettere. Da lì è partita la sfida: fare qualcosa di buono e farlo con poco. Con un piccolo investimento abbiamo creato questi quattro metri quadrati di spazio infinito che sono diventati un progetto di riferimento a livello cittadino e non solo».

Una specie di azzardo culturale?

«Volevamo creare una vetrina per mettersi in contatto con noi, con Emergenze. Volevamo costruire qualcosa intorno alla carta, ma non abbiamo studiato il mercato dei giornali. Siamo partiti con le nostre idee cercando di vedere dove ci avrebbero portato».

E dove siete arrivati?

«A Perugia c’è una fortissima esigenza di contemporaneità e di confronto. Ora ci siamo noi e, ad esempio, i ragazzi del Postmodernissimo. Abbiamo creato spazi di contemporaneità partendo dalle nostre esperienze e ascoltando la città. Sono stato diversi anni a Milano, mi sono laureato in Lettere e Storia dell’arte e ho lavorato in un centro di arte contemporanea. Decidere di spendere questa mia attività a Perugia è stata una scelta estemporanea».

Cosa è successo?

«All’inizio Emergenze era una rubrica che usciva sul Corriere dell’Umbria ed è riuscita ad aprire un dibattito sulla contemporaneità. Abbiamo deciso di agire sull’esigenza: intercettare il bisogno di partecipazione. Per questo oltre all’edicola abbiamo organizzato eventi di cui la gente ancora parla».

Cosa c’è di diverso rispetto all’aria che tira a Milano?

«Secondo me oggi è più significativo e stimolante lavorare su una dimensione come quella di Perugia. Anche perché da realtà più grandi siamo comunque seguiti. Continuiamo ad andare fuori regione per presentare l’Edicola ed Emergenze. Offriamo una selezione di riviste e magazine internazionali che si possono trovare solo da noi. Abbiamo creato una rete, gli editori ci cercano».

La ricetta?

«Abbiamo fatto ricerca, messo insieme più distribuzioni fluidificando i canali che già esistevano e rapporti diretti con editori. Usiamo i social».

Il successo più grande finora?

«Aprire la mattina, vendere riviste, ma soprattutto rendersi conto di aver creato uno spazio di incontro per le persone».

Ma come sta Perugia?

«Spezzo mezza lancia a favore di questa città. Noi abbiamo abbattuto dei muri a testate, per carità. Ci sono stati problemi, diffidenza. Ma abbiamo continuato lungo la nostra strada e siamo riusciti a fare qualcosa di prezioso per il tessuto sociale del quartiere. Penso che la città debba essere grata a noi e noi a lei».

Incontro con Anna-Villarini, edicola 518 settembre 2016

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